
Il conflitto in Medio Oriente non è solo una tragedia lontana; è una minaccia diretta al nostro diritto alla salute. La paralisi delle rotte commerciali sta mettendo a rischio la catena di approvvigionamento di farmaci salvavita e tecnologie diagnostiche essenziali.
Una pillola, quattro dipendenze
La nostra salute è appesa a un filo. Prendiamo la metformina, il farmaco più venduto al mondo,fondamentale per i cittadini con diabete: ogni singola pillola dipende da una filiera fragile, che parte dal gas del Golfo Persico, passa per terminali in zone di guerra e arriva fino al polietilene del blister, lavorato in impianti sotto controllo militare.
Lo stesso rischio riguarda:
Diagnostica: Senza l’elio liquido, che transita attraverso hub del Golfo, le risonanze magnetiche rischiano il blocco.
Farmaci oncologici e biologici: La loro distribuzione dipende da una “catena del freddo” estremamente sensibile alle crisi logistiche.
Antibiotici: La carenza di precursori chimici minaccia la continuità delle terapie essenziali.
La politica deve agire
Mentre il dibattito pubblico è distratto, il diritto alla cura si sgretola. Non serve solo osservare: servono monitoraggio delle scorte, diversificazione dei fornitori e una strategia che metta la vita dei pazienti davanti alle logiche di profitto.
La salute non è una merce di scambio. Difendere il diritto alla cura significa, oggi più che mai, esigere stabilità. Come ci ha ricordato don Primo Mazzolari:
”La pace è l’unica battaglia che vale la pena di combattere.”
Non c’è sanità senza pace. Le istituzioni passino dalle parole all’azione, perché la cura di un malato, a partire dai cittadini con diabete, non può attendere la fine di una guerra che ci tocca, ogni mattina, in ogni singola pillola.
Damiano Iulio
attivista per i diritti delle persone con diabete

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