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Una segregazione senza fine

di Giovanna Nuvoli | 6 Novembre 2017

Imparai presto che la segregazione era una «necessità» perché le ragazze con più di nove anni (considerata l’età della maturità) sono «fonti di fitnah», «tentazioni che incitano la lussuria degli uomini» conducendo infine all’adulterio (Zina).

La segregazione era umiliante. La semplice presenza di simboli che dicevano che non potevi usare l’entrata principale o che non potevi usare questa o quella fontanella implicava che eri subumano… Ogni volta che rispettavo uno di questi simboli mi sentivo come se avessi accettato la mia inumanità. Mi sentivo oltraggiata e lo odiavo.

Chi scrive è Maryam Namazie* in un articolo uscito il 19 ottobre 2017 sulla segregazione di genere (http://freethinker.co.uk); il 20 ottobre Maryam partecipa a Roma, nella Casa delle donne, al Convegno internazionale Libertà delle donne nel XXI secolo. Pensieri e pratiche oltre i fondamentalismi, e riprende quell’articolo che si apre su un preciso ricordo:

Quando, nel 1980, dopo la presa del potere in Iran da parte di un regime islamico, Hezbollah venne nella mia scuola e divise le ragazze dai ragazzi, ricordo che mi chiesi cosa ci fosse di così sbagliato in me da dover essere separata dai miei amici maschi. All’epoca avevo solo 12 anni.

Esulta Maryam quando una Corte d’Appello stabilisce che la segregazione di genere attuata nella scuola Al-Hijrah di  Birmingham – e riguardante aule, corridoi, aree di gioco, gite e club scolastici – era discriminatoria. La sentenza arriva su richiesta dell’Office for Standards in Education (Ofsted), secondo cui la scuola Al-Hijrah a Birmingham, in Inghilterra centrale, non prepara i suoi allievi per una vita in una Gran Bretagna moderna: come quella scuola, nel Paese, ce ne sono altre 20.

Perché è necessario che siano separati? Maryam lo spiega con chiarezza:

Imparai presto che la segregazione era una «necessità» perché le ragazze con più di nove anni (considerata l’età della maturità) sono «fonti di fitnah», «tentazioni che incitano la lussuria degli uomini» conducendo infine all’adulterio (Zina). E questa segregazione di genere «protegge» la società dal «decadimento morale» e dall’«anarchia sessuale».Meglio essere segregate, mi dissero, piuttosto che lapidate a morte per adulterio.

La spiegazione di questa “necessità” la ribadisce Sayyid Maududi** nel suo libro Purdah and the Status of Women in Islam:

Agli occhi della legge, l’adulterio è solo quello che implica unione fisica, ma dal punto di vista morale ogni cattiva inclinazione verso un membro del sesso opposto al di fuori del matrimonio è adulterio. Quindi godere della bellezza di un’altra donna attraverso gli occhi, della dolcezza della sua voce attraverso le orecchie, trarre piacere dalla lingua conversando con lei, e tornare con i propri piedi più e più volte sulla sua strada, sono tutti preliminari di adulterio, anzi, sono adulterio essi stessi.

L’Islam è un mondo complesso: come hanno osservato è come articolato in cerchi concentrici. Al centro l’interpretazione più rigida del Corano (non la più fedele); all’esterno quella parte di islamici che tentano (e credono in) una apertura a valori comuni alla specie umana, al di là delle religioni. Ma sono ancora una minoranza.
E preoccupa l’aumento della segregazione di genere in scuole e università (restando negli UK, ricordo la Rabia School di Luton, la Madani di Leicester, la London School of Economics, la Queen Mary University di Londra). Ma accanto alle scuole islamiche, ci sono anche le scuole ebree ortodosse… e altre ancora. Un rigurgito di fondamentalismi che crea angoscia e non può non generare ribellione.
E dovranno essere le donne a combattere in prima linea: per il rispetto della vita nella sua pienezza, contro la cecità e la paura di sedicenti ministri di religione di cui, anche noi, in Italia, abbiamo non lontana memoria.

 

* Maryam Namazie ,attivista iraniana residente in Inghilterra, portavoce del Consiglio degli ex musulmani britannici, di Fitnah-Movimento per la liberazione delle donne e della campagna One Law for All contro la diffusione della sharia nel Regno Unito

**Sayyid Maududi, fondatore di Jama’at-i Islami (i salafiti dell’Asia meridionale che gestiscono alcune moschee, scuole e tribunali della sharia in Gran Bretagna)

Giuliana Nuvoli   (lavocemetropolitana.it)

 

CULTURA/2

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, gran bretagna, iran, italia, mondo, movimento, punto di vista, regime, religione, roma, scuola

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