Che estate ragazzi! Né troppo spensierata né troppo pensierosa ma calda e piena. Napoli ringrazia per i rifiuti perduti, Alitalia per la vita ritrovata, l’Italia per la bella figura alle Olimpiadi, ai mondiali di ciclismo e a quelli di motociclismo, nella crisi mondiale delle Borse schivata grazie al vaccino trovato proprio in quello che in tanti indicavano come una negatività: l’antico vizio di prestar soldi solo a chi ce l’ha. Sullo sfondo ringrazia Berlusconi inorgoglito dai sondaggi fino a convincersi di non aver sbagliato niente e che ormai è venuta l’ora di un governo che decide davvero. Il dialogo? Non facciamone una malattia.
L’opposizione aiuta. Un Veltroni frastornato dai successi del centrodestra al governo, ancora groggy per la batosta elettorale, con un Pd ancora tutto da disegnare (o ridisegnare), già mollato da un Di Pietro furbastro che è andato ad occupare lo spazio che era della sinistra radicale e col fiato addosso di D’Alema e Bersani, ebbene Veltroni ha l’aria di quello che sbaglia tutto quello che pensa. Pensa di inseguire l’ex pm sul terreno dell’antiberlusconismo ed entra in contraddizione con se stesso e con un pezzo di partito, organizza una grande dimostrazione contro il governo e poi tentenna (giustamente) per una crisi di proporzioni bibliche che richiederebbe lo sforzo di tutte le forze sane del paese e meno proteste. Eppure Veltroni sa benissimo (ci stupiremmo del contrario) che l’unico momento in cui è riuscito a accreditare il Pd come forza sana e credibile del paese, riuscendo perfino a mettere in difficoltà Berlusconi, è stato quando è sceso in campo per dare una mano a sciogliere il nodo Alitalia. Il suo intervento è stato determinante per ammorbidire la Cgil e per far compiere a Colaninno & C. quel piccolo passo utile ad offrire ad Epifani una via d’uscita per giustificare il suo dietrofront e sbloccare la trattativa. Tutta l’Italia capì l’importanza di quel gesto e per qualche giorno nell’immaginario collettivo anche l’opposizione fu forza di governo. Anche Berlusconi lo capì talmente bene che ce la mise tutta per cancellare subito l’idea di una vittoria a due nella vertenza.
Veltroni avrebbe dovuto probabilmente fare molti passi in più su quella strada piuttosto che ricalcare le orme di Di Pietro. Non si capisce perché non l’abbia fatto e abbia preferito continuare questo esasperante duello a distanza che dura da 14 anni. Veltroni avrebbe potuto cominciare fin d’ora la marcia di avvicinamento al governo del paese accreditando la nuova immagine del Pd. Ha troppo fair play per competere con le visceralità del Di Pietro lanciatissimo a rispolverare tutto il discutibile bagaglio di Tangentopoli con qualche carico in più. Così ci sembra che abbia tutto da perdere.
Enrico Buffoni

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