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Se un tiranno fa la guerra, per chi la fa?

Ho ascoltato un’intervista video del simpatico Di Battista ad un signore di nome Stefano Tiozzo che vive in Russia. Secondo quest’ultimo molti russi sono stanchi di inflazione alle stelle e di penuria di carburante, e vorrebbero che Putin si svegliasse, che desse una sterzata a questa guerra. Il punto è che non è chiaro perché i russi dovrebbero pensare che Putin ci vada con la mano leggera. Lo pensano perché evidentemente credono nella narrazione di una Russia in pericolo e sotto attacco. Abbiamo visto come l’Occidente abbia approfittato di questa guerra per mandare divisioni di soldati sul campo di battaglia.

di Fabrizio Amadori | 6 Agosto 2026
Stefano Tiozzo, recentemente intervistato da Alessandro Di Battista

Ho ascoltato un’intervista video del simpatico Di Battista ad un signore di nome Stefano Tiozzo che vive in Russia. Secondo quest’ultimo molti russi sono stanchi di inflazione alle stelle e di penuria di carburante, e vorrebbero che Putin si svegliasse, che desse una sterzata a questa guerra. Il punto è che non è chiaro perché i russi dovrebbero pensare che Putin ci vada con la mano leggera. Lo pensano perché evidentemente credono nella narrazione di una Russia in pericolo e sotto attacco. Abbiamo visto come l’Occidente abbia approfittato di questa guerra per mandare divisioni di soldati sul campo di battaglia. In realtà, di divisioni straniere se ne sono viste, ma solo della Nord Corea (a proposito, ma è mai possibile che di tutti gli amici di Putin – Iran, Nord Corea, Venezuela di Maduro, Bielorussia, Trump se potesse fare quello che vuole, etc – il migliore abbia la rogna?). Ovviamente, i russi possono credere quello che vogliono, anche che Putin sia un signore onesto, possessore di un’unica casa e di due auto come sostiene da sempre la propaganda del Cremlino, ma se invece venissero a sapere che è uno degli uomini più ricchi del mondo depredando ogni giorno che dio manda in terra un paese che gli ha dato fiducia, come reagirebbero? Come reagirebbero insomma se venissero a sapere che è un corrotto, uno dei peggiori della Russia (certamente il più ricco)? Putin è un grandissimo comunicatore per via dello staff specializzato che lo circonda, e si vedono i risultati. Ma la realtà che lui riproduce non è quella vera. Ovviamente, sino a quando sei un russo delle campagne, ci sta che puoi credere al pifferario di turno. Stupisce che persone come i due che parlano nel video (a partire da Di Battista), che non saranno delle cime (come non lo sono io naturalmente), ma che possono guardare le cose con maggiore distacco, continuino a sembrare, e ad essere, gli ‘utili idioti’ di un tiranno in Occidente. Solo il fatto che nel video si associ, da parte del simpatico ex grillino, una Russia invasa (Napoleone e Hitler) ad una Russia che invade sulla base di ragioni che sono abbastanza chiare se si capisce chi sia Putin, cioè un tiranno (infatti, vorrei capire quando mai la guerra di un tiranno abbia avuto delle buone ragioni che non fossero quelle del mantenimento-consolidamento del potere proprio e della elite attorno), solo il fatto che si associ una Russia invasa con una che invade, dicevo, mostra la confusione dei loro discorsi. Conclusione? Putin sa perfettamente perché ha invaso l’Ucraina, e cioè perché aveva paura che l’entrata nella Ue di Kiev facesse misurare i benefici dell’Occidente al popolo russo, che sotto di lui è rimasto povero (escludendo il tiranno del Cremlino e la sua cricca, naturalmente: e anche questo divario sarebbe stato destinato a saltare sempre più all’occhio in tale confronto tra russi e ucraini diventati più ricchi nella Ue). Sa che gli analisti di tutto il mondo, per lo meno quello liberaldemocratico, ne sono consapevoli. Sa che egli può spingersi sino ad un certo punto contro l’Ucraina, dopodiché delle due l’una: o mobilitazione generale, e allora lui rischia grosso, altrimenti l’avrebbe già ordinata, o uso dell’atomica, e allora il rischio risulterebbe ancora maggiore, perché rappresenterebbe la fine dei rapporti internazionali della Federazione con lui al comando. E dato che Putin ci tiene molto a comandare, ecco che ha un problema. 

Del resto, ripeto, se un tiranno fa la guerra, per chi la fa? Per un popolo che tiene incatenato? Per una fantomatica patria a cui non crede lui per primo violentandola tutti i giorni con la sua avidità, i suoi soprusi e la sua corruzione? Eppure molti credono ancora che Putin faccia il bene del suo popolo. Anche perché se non lo credessero, tutta la loro narrazione antioccidentale si squaglierebbe come neve al sole. Eppure tutto parte da lì, dalle intenzione reali di Putin, e il fatto che tutti ‘gli utili idioti’ italiani del tiranno russo non approfondiscano mai questo punto, la dice lunga o sul loro acume o sulla loro buona fede. O su entrambi. 

Fabrizio Amadori 

Pubblicato in : Primo piano

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

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