Una domanda tiene in apprensione i vertici del PD e soprattutto la cerchia di dirigenti vicini al segretario Walter Veltroni: se si fosse saputo in giro che il divario tra il leader PD e Berlusconi è sempre stato, per tutta la campagna elettorale, del 9% quale è poi risultato dalle urne, il disastro elettorale quanto sarebbe stato più grande?
La stampa, non necessariamente solo quella amica, ha aiutato a diffondere la sensazione di una rimonta avallata da sondaggisti incauti o compiacenti. E così la bufala del voto utile ha in parte fatto effetto a danno dei partiti più piccoli: tutti, da destra a sinistra.
Ora, la domanda che non consente sonni tranquilli proietta ombre sinistre sull’appuntamento elettorale del prossimo anno. Nel 2009 si voterà per il rinnovo del parlamento europeo. Il sistema è rigorosamente proporzionale, c’è la preferenza, nessuna conseguenza per il governo nazionale; insomma, il terreno da sempre favorevole alle libere uscite elettorali a favore dei piccoli partiti.
Se si considera che il 13 e 14 aprile, nelle province e nei comuni ove si è votato anche per il rinnovo delle amministrazioni, Sinistra Arcobaleno e PS hanno moltiplicato per tre e perfino per quattro i voti raccolti nel medesimo giorno alle politiche, i timori sono più che fondati.
Il rischio, detto brutalmente, è che il PD possa scendere addirittura sotto il 30%. E allora, addio non solo alla segreteria Veltroni ma, addirittura, alla tenuta del nuovo partito.
SE SI FOSSE SAPUTO CHE IL DISTACCO ERA DI NOVE PUNTI…
Grazie alla bufala della “rimonta” PD e PDL hanno massacrato i piccoli partiti. Ma ora il PD ha paura. L’anno prossimo alle europee molti voti torneranno indietro e il nuovo partito poyrebbe scendere sotto il 30 per cento.

Tra un anno circa si voterà per le Amministrative(Comunali),quindi con le preferenze,per le Europee(sempre con le preferenze) e non vedo all’orizzonte,in tempi così ristretti alcuna riforma elelttorale.Ed allora? Per quanto riguarda la Toscana,alle Europee ,fortemente penalizzata dal trovarsi insieme a Roma ed al Lazio per i nostri candidati,per le Amministrative la vedo dura per il PD riconfermare le percentuali attuali.C’è una rabbia,dettata anche dalla voglia di “sopravvivenza” dei Partiti minori ,addirittura “sanguigna”.E’ in gioco la loro vita o la morte .Come sostiene lLagorio in qualche caso “il certificato di morte”.Chi mi conosce sa che ho sostenuto un distacco fino in fondo da 7 a 9 punti.Certe sensazioni si hanno quando si vive tra la gente,ed i “gazebo” checchè se ne dica hanno rappresentato un termometro eccezionale.Ci saranno tanti di quei ballottaggi che nessuno se lo immagina.Oggi la gente ha a cuore due-tre problemi prioritari ed a questi vuole risposte chiare ed ieludibili,chi li sa interpretare meglio vince.D’ora in poi sarà così ,non c’è da farsi illusioni.
La prossima mossa di Veltroni potrebbe essere quella di andare in pensione. È un prodotto dell’infausta nidiata di Berlinguer, vive di luoghi comuni sulle tecniche massmediali, patetica addiritura la sua convinzione da tesi di laurea di Yale o di Lagos che basti dire all’elettorato “vincero” per conquistarne il voto. Quando apre bocca sembra di leggere l’Espresso, la sua preparazione è basata sull’informazione culturale e ciò basti. L’idea d’una sinistra-centro fa pena, l’Italia avrebbe bisogno d’una sinistra vera e non di scalate familistico clientelari alle migliaia di nicchie parassitarie di quella che con molta spocchia è chiamata cultura. Con Veltroni la caricatura politica del PD non ha spazio alcuno. Certo per i soliti meccanismi alle prossime tornate elettorali ci sarà una rimonta che l’effimero giornalistico gonfierà a dismisura. La realtà è che Berlusconi e Bossi fanno il tifo per Veltroni e gongolano.
M.S.
Il problema, vero, del PD, è proprio quello enunciato nell’articolo. Altro che riconquista del Nord. Il tentativo operato dagli elettori di sinistra di fermare Berlusconi ha certamente gratificato il partito di Veltroni di un numero consistente di suffragi che altrimenti non avrebbe preso. E’ del tutto credibile che, oggi, il consenso reale del partito sia al di sotto del 30 per cento. Se le cose stanno davvero così la prossima mossa di Veltroni sarà quella di cercare di dar vita ad una legge elettorale che convogli ancora di più i consensi sui due partiti maggiori. In modo tale da rendere “permanenti” i voti che ora sono solo “in prestito”. Ne vedremo delle belle.