Se….quando il libero arbitrio si scontra con la fatalità.
Se le regole fossero rispettate, se i biglietti venduti fossero quelli consentiti, se le uscite di sicurezza fossero adeguate, se i locali avessero orari diversi per impedire l’abuso di alcool, se il bbestia fosse arrivato prima, se cantasse canzoni d’amore e non di obbrobrio, se i bambini non uscissero a notte inoltrata, se i genitori imparassero a dire no senza autoritarismo ma con autorevolezza…
Chissà se non avremmo vissuto questo dramma. Ma anche il fatalismo e le fatalità non sono da sottovalutare.
Il governo blocca le grandi opere per non far lucrare le imprese indegne. Che il ministro delle infrastrutture ne trovi degne ma le trovi.
Il Toninelli bradipo va piano, va sano ma non va lontano. Facile non fare le cose per paura di non farle bene. Chi governa e ha accettato ruoli importanti di prestigio e di altissima competenza, deve fare, non gingillarsi e baloccarsi in attesa dell’ispirazione dal cielo. Dato che con i suoi occhioni azzurri dietro le lenti che li mostrano più grandi, sembra in perenne estasi in attesa del miracolo. Come sostiene qualcuno si sta inaugurando, per lui, la figura del ministro di sostegno. Un navigator, idea vincente di Giggino ‘o guappo. Ora, è vero che tutti i governi sono per antonomasia nell’occhio del ciclone ma questo è di una superficialità sesquipedale.
E io, che non capisco nulla di affari politici di alto livello, mi fido del mio istinto e della mia percezione, che col senno di poi diventa realtà, e ravviso nell’azione della più alta carica dello Stato, il peccato originale. Sì certo abbiamo la Costituzione più bella del mondo. Vogliamo le riforme ma non le facciamo. Ci trastulliamo nella scelta di una adeguata legge elettorale. Ci scanniamo fra destra e sinistra su questioni spesso di lana caprina. E poi paghiamo regolarmente lo scotto. Certo, noi cittadini, attraverso questa democrazia parlamentare, pseudo democrazia partecipativa, non partecipiamo per nulla in positivo ma una volta individuati i nostri rappresentanti si aspetta, comunque, di di metterli alla prova. E se la prova non viene superata son cavoli amari. Per noi. E più sono ignoranti e incompetenti, più le soluzioni appaiono remote. O irraggiungibili. E con tempi biblici.
E mentre ci gingilliamo con il 2,4 e il 2,04, dopo che Moscovici ci comunica che gli sforzi dell’Italia non sono sufficienti. Insomma l’affaticamento e l’impegno, il lavoro h 24 del governo italiano che si rimbocca continuamente le maniche, come non mancano di ricordarci ossessivamente ministri et similia, non sono abbastanza, ci dice l’Europa. In uno stillicidio francamente insopportabile, in attesa di un 7+. Un governo lecito concettualmente e costituzionalmente ma che non rappresenta affatto la maggioranza reale dei cittadini.
Mentre ci distraiamo per un momento , senza ricordare che siamo vicini alle nostre feste tradizionali, qualcuno prende una pistola e spara all’impazzata. Oh, ma è un naturalizzato nonchè radicalizzato. Delinquente incallito e ricercato. Non ce ne facciamo una ragione. Questi vanno messi fuori uso. No no, per carità mai la condanna a morte, solo relegati su un’isola protetti da capanne con palla al piede e nutriti a pane e acqua, magari con un filo d’olio. Sì, insomma, la fettunta o salunta, appetitoso piatto tipico della Toscana che per prima ha abolito la pena di morte, il 30 aprile 1859. Sempre in conformità con i diritti umani, naturalmente. Proprio come lo sono loro.
Intanto Antonio Megalizzi 28 anni da Rovereto giornalista, inoperabile e in coma prima farmacologico e poi irreversibile. Ma speriamo sempre in un miracolo. Poi la notizia fatale, e piangiamo il simbolo di tutti i nostri ragazzi che riescono faticosamente a farsi largo nella vita. E di quelli che non ce la fanno. Avrà ad honorem, dall’Ordine del Trentino, la tessera di pubblicista che stava per ottenere. Infatti lavorava per passione ma senza retribuzione, per costruirsi un futuro. Precario , come tanti.
In attesa di commuoversi per le prossime vittime di attentati. Ormai accettati quasi come normali e ineluttabili. Siamo senza difesa.
E Cherif Chekatt 29 anni francese radicalizzato mostro, gira in lungo e in largo questa vecchia Europa vituperata al’interno e all’esterno. Protetto naturalmente dai suoi sodali. Alla fine la caccia finisce, per fine killer, che non ha mai lasciato il suo quartiere. Così pare. Il che, naturamente non permetterà di avere alcuna informazione. Qualcuno pensa addirittura al gomblotto e ad azioni distrattive e devianti da una situazione tentennante di un Paese guidato da un premier trepidante e pericolante. Non noi, naturalmente.
Che, possiamo dire ancora una volta, ci sentiamo impotenti.
Carla Ceretelli

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