Se davvero Luca Cordero di Montezemolo dovesse scendere in campo, il mosaico della “santa alleanza” contro Berlusconi acquisirebbe, forse, la tessera decisiva: quella capace di portare il valore aggiunto necessario a sconfiggere il premier.
Il motivo è molto semplice: nonostante sia uno degli uomini più potenti di Italia, contiguo ai poteri economici e politici fino dagli anni ’70 quando era nelle grazie di Gianni Agnelli e da lui sospinto ai vertici di imprese prestigiose (per tutte la Ferrari), Montezemolo può essere percepito, senza esserlo, come la novità di cui c’è sin troppo bisogno in Italia.
Per questo potrebbe persino spostare voti dal centrodestra al centrosinistra. E, in ogni caso, sarebbe sufficiente a risollevare il morale a PD e Centristi di Casini e Fini, che, da quando fallì la spallata con il voto di fiducia del 14 dicembre scorso, percepiscono il cul de sac nel quale si trovano: correndo da soli contro il Cavaliere non hanno speranza, correndo assieme sarebbe destinati a perdere voti, sulla sinistra i primi, sulla destra i secondi.
Con Montezemolo, invece, i conti potrebbero tornare.
Ma solo aritmeticamente, perché politicamente.sarebbe un disastro. Una “santa alleanza” da Vendola a Casini guidata dall’ex presidente di Confindustria significherebbe un nuovo commissariamento della politica (almeno della parte che si riconoscerebbe in lui). Una resa, che Montezemolo è in grado di pretendere perché con i leaders attuali lo schieramento antiberlusconiano sarebbe sconfitto, non potendosi presentare unito.
Andrebbe così in soffitta l’unica ipotesi sul tappeto di dare vita ad una alternativa non solo di potere ma anche politica a Berlusconi da parte del centrosinistra. Questa ipotesi è rappresentata dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi: per la sua giovane età e per l’approccio diverso ai problemi, lontano dal sentore di muffa della immobile classe dirigente del PD.
I consensi che Montezemolo ha subito riscosso con la sua “tentazione” di fare ingresso in politica la dicono lunga. E se Renzi non lancia subito il suo guanto di sfida, proponendo primarie di cui sia egli stesso uno dei protagonisti, difficilmente potrà raccogliere in seguito una nuova opportunità.
Se coltiva ancora questa ambizione, non può stare a guardare!
P.

Ma Renzi è un agnello sacrificale? Allora comincerebbe a piacermi, ma solo allora.