Se lo Stato non paga i propri debiti con i Comuni, impossibile per i sindaci migliorare le proprie città
Dopo lo stop ai tagli, insomma, i primi cittadini si aspettano ora che vengano garantite ai Comuni risorse adeguate per assicurare i servizi ai cittadini, le cosiddette spese correnti e ripetitive derivanti dai trasferimenti dello Stato e dalle tasse e dai tributi locali, ed il rilancio degli investimenti per realizzare le opere attese da tempo dai cittadini.
Tasse locali ai valori massimi per moltissimi comuni italiani, lo Stato non “paga” però i propri debiti con gli enti locali virtuosi e per i primi cittadini governare le città diventa una impresa ai limiti della fantascienza. La rigidità del rispetto Patto di Stabilità interna imposto ai comuni dal governo per evitare che all’esecutivo vengano aperte procedure di infrazione dalla Commissione Europea, una crisi pesante che attanaglia in particolare il settore dell’edilizia e quindi pochissimi oneri d’urbanizzazione entrano nelle esangui casse municipali ed ecco che i bilanci degli 8500 comuni italiani mettono in seria difficoltà sindaci e assessori a realizzare i propri programmi di di miglioramenti dei servizi, della qualità della vita, della manutenzione del territorio e dello sviluppo delle città votato direttamente dei cittadini alle urne con la scelta del proprio primo cittadino. Una situazione a dir poco esplosiva che da anni abbiamo evidenziato sulle colonne di Pensalibero e che oggi assumono la certezza dei dati pubblicati dall’Istituto nazionale di ricerca statistica. “I dati Istat sulla diminuzione delle entrate nei Comuni nel 2013 e nel 2014 non ci sorprendono. Ma confermano un paradosso, che già l’Ifel (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale) aveva sottolineato lo scorso anno: mentre i Comuni sono stati costretti – non per propria scelta o responsabilità – ad alzare il livello della tassazione locale, a tutto ciò non è corrisposto un aumento delle entrate. I Comuni continuano a passare per ‘tassatori’, ma in realtà non godono dei proventi di quelle tasse, che in parte vengono assorbite dal recupero dei tagli e in parte vanno allo Stato”. Lo afferma il delegato del’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) alla Finanza locale, il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli.
Altro dato che Castelli sottolinea è quello relativo al pesante calo del 38,9% delle spese in conto capitale (in termini più semplici i soldi derivanti dalle vecchie concessioni edilizie e finanziamenti a fondo perduto da destinare alle spese di investimento sul patrimonio comunale, ndr) , sebbene in questo caso si siano poste le condizioni per un’inversione di tendenza: “I dati del 2013 e del 2014 – spiega Castelli – testimoniano come le regole del Patto di stabilità, nonostante il forte impegno profuso dai Comuni per il rilancio degli investimenti, rappresentassero un forte limite per le amministrazioni”. Su questo, però, “l’Anci si è prodigata tanto da ottenere, a partire da quest’anno, il superamento dei vincoli assurdi di quel Patto: i risultati ancora non ci soddisfano, anche perché l’azione per il rilancio degli investimenti è stata nuovamente frenata da fattori esterni, su tutti il nuovo codice degli appalti. Ma confidiamo – prosegue l’esponente dell’Anci – che se si procederà sulla strada già intrapresa potremo nuovamente far guadagnare il segno ‘più’ alla spesa in conto capitale, che è la spesa ‘buona’ non solo per i Comuni e per le città, ma anche per le imprese”.
Tornando infine sul tema delle risorse, Castelli conclude: “E’ arrivato il momento di invertire questa tendenza, è necessario ora che si recuperino risorse a favore dei Comuni, a partire dal pagamento dei debiti dello Stato nei confronti degli enti locali. Dopo lo stop ai tagli, insomma, ci aspettiamo ora che vengano garantite ai Comuni risorse adeguate per assicurare i servizi ai cittadini (le cosiddette spese correnti e ripetitive derivanti dai trasferimenti dello Stato e dalle tasse e dai tributi locali, ndr) ed il rilancio degli investimenti. Su questo, confidiamo di poter ricevere segnali importanti da Governo e Parlamento già a partire dall’approvazione del decreto Enti locali”.

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