Santoro e Travaglio avevano preparato meticolosamente le loro trappole. Ma hanno accettato la sfida di Berlusconi sul piano delle battute, della mimica, di tutto ciò che fa spettacolo ed hanno perso.

Tutta quella attesa per l’evento, da sola, cancellava l’immagine di “dead man walking” (uomo morto in marcia) che il cavaliere si stava portando dietro dopo una serie inarrestabile di infortuni e insuccessi di ogni tipo.
Ha ragione Giuliano Ferrara a distinguere tra lo showman ed il leader politico. Da questo punto di vista la performance berlusconiana è stata assai modesta. Su IMU, fisco e debito pubblico Berlusconi è apparso impacciato e confuso. Eppure il suo è stato un successo autentico e clamoroso. E, sia chiaro, un successo politico perché ha contribuito a diminuire il divario dei consensi che attualmente lo separa da Bersani.
Perché ormai una cosa dovrebbe essere chiara a tutti. Le elezioni non si vincono e non si perdono per la qualità della proposta politica. La politica spettacolo ha altri parametri, tutti orientati alla emotività, non al giudizio razionale e distaccato.
Gli antiberlusconiani, che speravano di vedere definitivamente “infilzato” il toro dal matador Santoro e dai suoi banderilleros, se la sono presa fortemente con il conduttore televisivo e con la sua spalla, Marco Travaglio. L’accusa è di non aver saputo mettere in difficoltà Berlusconi, di non averlo attaccato abbastanza. Che il male assoluto esca vincitore è talmente assurdo che qualcuno deve pure esserne responsabile!
E, invece, no. Non siamo d’accordo. Santoro e Travaglio avevano preparato meticolosamente le loro trappole: testimonianze e contributi registrati densi di suggestioni e imbarazzanti per l’uomo di Arcore. Il quale, infatti, si è contraddetto più volte ed ha barcollato addirittura correggendosi su affermazioni appena pronunciate.
Quale è stata, allora, la trovata vincente di Berlusconi? Affrontare la prova per ciò che era, cioè uno spettacolo.
Solo gli ingenui non hanno ancora capito che i talk show zeppi di politici, su tutti i canali televisivi, poco o niente hanno a vedere con la politica e, aggiungiamo, con l’informazione.
Così Berlusconi ha calato la sua rete ed i pesci (Santoro, Travaglio) ci sono andati dentro. Hanno accettato gli ammiccamenti dell’ospite, la sua sfida sul piano delle battute, della mimica, di tutto ciò che fa spettacolo ed hanno perso. Berlusconi, di converso, è risultato il vincitore. Il paradosso è che, pur non avendo tutto ciò niente a che fare con la politica, il successo lo avvantaggia politicamente.
E, purtroppo, è normale in un Paese nel quale si confonde lo spettacolo con l’informazione. E dove i programmi televisivi non sono impostati per aiutare a capire ma per orientare. Nella migliore delle ipotesi sono basati su contrapposizioni di tesi, come se due tesi contrapposte non potessero essere entrambe sbagliate.
Così capita che un uomo astuto come Berlusconi possa mettere nel sacco quelli che avrebbero dovuto infilzarlo e che si dimostrano meno abili di lui nel fare spettacolo. E che, pur trattandosi di spettacolo, tutto ciò possa avere conseguenze decisive nella contesa elettorale.

due tigri di carta contro un caimano…..e il Paese e i suoi problemi?
Caro Nicola, condivido in pieno lo spirito e le assonanze dell’articolo. Non è da tutti mantenere la calma in una fossa di leoni. Berlusconi è riuscito ad ammansire il leone Santoro.
Domenico Civitano