Se il Governo Berlusconi, appena insediato,avesse cominciato a battere la grancassa sulla necessità di allungare l’età pensionabile, l’Italia intera avrebbe gridato allo scandalo all’arroganza dei rappresentanti dei “ceti forti” che vogliono risanare il bilancio sulle spalle dei lavoratori.
Invece, porre mano alle pensioni e alla sanità è il ritornello quotidiano del governo di centro-sinistra, fra i silenzi imbarazzati ed i tiepidi mugugni di rifondazione ,comunisti italiani e verdi.
Da notare che il colpo viene vibrato non alle pensioni di anzianità ma a quelle di vecchiaia ovvero ai lavoratori più deboli ,quelli che non hanno i fatidici trentacinque anni ma lasceranno il lavoro con importi ben poco superiori alla minima ,anzi in molti casi addirittura inferiori (ci sono donne che avendo lavorato “solo” venticinque anni andranno in pensione con due-tre cento euro ,a causa del cumulo con il reddito del coniuge).
Sono anche i lavoratori che hanno meno forza rivendicativa e contrattuale e questo il Governo di sinistra lo sa bene.
Se l’avesse fatto Berlusconi avremmo sentenziato “sempre legnante ai più deboli”. Ma ora che Fassino si erge a profeta dei sacrifici gli alleati di governo mettono la testa sotto la sabbia e danno un calcio alla coerenza politica..Poi, per far credere di essere ancora di sinistra assumeranno pose terzomondiali e parteciperanno a rievocazioni storiche del ’68.
Gabriele Parenti

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