In Italia tutti solidarizzano con l’Ucraina, vittima innocente della brutale aggressione russa, ma la maggioranza non vuole inviare armi agli ucraini. Praticamente e’ come se un giovane mingherlino davanti al portone di un condominio si opponesse ad un energumeno che vuole entrare e svaligiare gli appartamenti ed i condomini alla finestra lo incoraggiano ma non gli danno un bastone per difendersi. Come si spiega questa posizione illogica?
Forse la risposta e’ nella confusione creata da quell’uragano di opinioni che ci propinano ogni giorno le televisioni.
Il modello degli “approfondimenti” e talk-show e’ quello della Domenica Sportiva. Prima di You Tube gli appassionati di calcio per vedere gli highlights delle partite aspettavano la domenica sera per guardare la DS. Ma per vedere 10/15 minuti di immagini delle 10 partite i telespettatori si dovevano sorbire due ore di discussioni e polemiche tra i vari esperti ed ospiti invitati alla trasmissione. Praticamente si privilegiavano le parole, le chiacchere alle immagini.
La guerra in Ucraina con i suoi orrori, le stragi, le citta’ coventrizzate, le fossi comuni, l’esodo all’estero di sei milioni di donne e bambini, esecuzioni di civili per rappresaglia, gli stupri di massa, l’eroismo dei combattenti militari e civili, la stoicita’ della popolazione viene raccontata e documentata quotidianamente su televisioni estere con immagini ed interviste a protagonisti e vittime. Questi racconti quotidiani sulla lotta di sopravvivenza del popolo ucraino non possono non suscitare sentimenti di ammirazione, di empatia, di solidarieta’ verso gli aggrediti e di condanna per l’invasore.
In Italia non ci accontentiamo di questo, i nostri giornalisti “investigativi” vogliono capire “cosa c’e’ dietro la notizia” cercano di “vedere la luna e non il dito che la indica”. Non importa se le dita ci sono state ficcate negli occhi.
Tutti sono invitati a partecipare a questi grandi dibattiti televisivi: politici, accademici, diplomatici e generali a riposo, giornalisti, esponenti della cultura, arte, finanza economia, societa’ civile anche se molti di loro dell’Ucraina conoscono solo il fatto che e’ famosa per l’alta percentuale di belle donne. L’effetto di questa Babele, inconsciamente, riflette talvolta la tattica russa nel rispondere agli orrori di guerra che gli sono attribuiti. Negare l’evidenza, fornire verita’ alternative inventate ed alla fine giustificarsi col fatto che loro non hanno sganciato le bombe atomiche sul Giappone.
Spesso tra i partecipanti ai dibattiti televisivi appare uno che dovrebbe essere bandito, per decenza, dagli studi televisivi.
Si tratta del giornalista americano Friedman che ha trovato l’America in Italia. Lui l’Ucraina la conosce bene per averci lavorato seppure in modo ignominioso. Pensalibero si occupo’ del giornalista con un articolo intitolato Il caso Friedman il 24 gennaio del 2021. Nell’articolo si spiega come il giornalista scrisse un dossier per denigrare con false accuse Yulia Tymoshenko, rivale politica del presidente filorusso dell’epoca Viktor Yanukovic. Ovviamente oggi per cancellare questo peccato si professa come un implacabile anti Putin.
Forse il ministro Lavrov ha notato che la nostra TV e’ aperta a tutti, anche a chi sostiene che la terra e’ piatta, ed ha dichiarato nella sua “intervista” che un ebreo Hitler aveva sterminato sei milioni di ebrei.
La guerra continuera’ per molto tempo perche’ le due soluzioni possibili per terminarla subito e cioe’ il ritiro dei russi o lo smembramento dell’Ucraina sono inaccettabili ad una delle parti.
Ma le guerre non sono mai eterne e si arrivera’ alla pace, ma i suoi termini saranno determinati, come ha detto Lavrov ed anche Monsieur La Palisse, dalle posizioni occupate sul campo di battaglia.
State certi che quando arrivera’ quel momento i nostri esperti televisivi diranno: l’avevo detto io che la pace e’ meglio della guerra…
Itala Popov

lo può fare, è stato invitato dal ministro degli esteri della repubblica di Arcore
Questo povero Putin, costretto a sganciare bombe…lui che non farebbe male ad una Mosca (volutamente maiuscolo). Ma chi glielo fa fare?