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Se i socialisti e i liberali fossero stati meno snob e pieni di sé avrebbero potuto combinare qualcosa di buono. Insieme.

di Carla Ceretelli | 15 Aprile 2019
Vittime delle loro inconcludenze e con  zinzinino di puzza sotto il naso non hanno mai saputo conquidere granché.
E’ forse impossibile   elaborare  un proprio concetto di stato sociale in senso  liberale?  O ci si deve sempre riferire  a schemi preconfezionati? Lo dico con grande tristezza.
Repubblicani, Socialisti, Liberali, insieme ad altre forze politiche, ambiscono  una cadrega e,  per averla, si fanno il loro partitino finendo per portare acqua ai mulini della malandata sinistra perdente o  di una  destra esagerata e iperbolica, a cui  stanno  lasciando, abbandonandolo,  il  Belpaese. Ma ci sarebbe da trovare  un leader carismatico che li mettesse d’accordo. Mica facile. Eppure chi cerca trova.  Un personaggio con una giusta autostima ma anche apertura mentale e tolleranza. E anche con un po’ di rispetto per il cosiddetto bene comune. Esisterà nell’orbe terraqueo?
Da giovane ancora imberbe, avevo scelto la via del liberalismo, perchè ero convinta, e lo sono ancora,  che l’uomo ha bisogno di libertà di pensiero e azione  per  esprimersi e dare il meglio di sé.  Affrancandosi da uno statalismo sasperato.
Ho sempre avuto una grande fiducia nell’uomo e nelle sue capacità.  Perchè esistono dimostrazioni evidenti e inconfutabili di ciò che  è stato capace di costruire, in senso culturale, umanistico,  intellettuale  e tecnico scientifico. E ciò  che è passato è un usato sicuro, mentre il futuro,  chissà. Certo ha compiuto anche nefandezze. Dunque occorre saper scegliere emulando il positivo,  storificando e metabolizzando il negativo   e non usandolo   come   icona  da tirar fuori demagogicamente alla bisogna.
Il mio babbo, socialista doc,  mi rimproverava sostenendo che il partito liberale era il partito dei signori. E noi,  signori non eravamo. Il babbo era una persona molto aperta e intelligente, ma non riusciva a perdonare il duce per averlo tenuto in naja per sette anni, beccandolo con la dichiarazione  guerra, proprio all’inizio del servizio militare. Era stato prigioniero degli Inglesi e ripeteva, spesso, che non ci stava poi tanto male perché faceva  un po’ il cuoco e  un po’  il furiere, credo si dica in gergo militare. Perchè sapeva leggere e far di conto.
Per tanto tempo ho avuto idea che i due principi non potessero  comprendersi e collocarsi, se non  intrinsecamente almeno in modo benevolo e disponibile.  Come la maggior parte degli esponenti duri e puri. Da una parte e dall’altra.  Ma col passare del tempo ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che sarebbe stato possibile fonderli, lasciando al macero ideologie e dogmatismi.
E intanto mi becco insulti, spero benevoli ma un tantino supponenti,  da amici socialisti e liberali che non accettano questo  mio personale new deal. “Il socialismo liberale fu teorizzato da Rosselli negli anni trenta e non ebbe successo. Tutto è tranne novità. E poi basta con l’autocertificazione  della rispettabilità”.
Non credo sia importante se è stato teorizzato da qualcuno in passato, fallendo, tanto meno se non è una novità, e poi un secolo fa.  La mia scarsa conoscenza della storia mi premia, in questo caso, perchè queste idee sono frutto di elaborazione e riflessione personale. Se poi l’ha detto qualcun altro non mi tange.  Anche se ubi maior… Tutto, per citare Einaudi,  deve avvenire in contingenza.  E,  dopo un secolo qualcosina è cambiato.
Dunque quel tanto di statalismo necessario per la sopravvivenza di base garantendo a tutti pane e lavoro. E, importante visione abbastanza sottovalutata con welfare insufficiente, una  particolare attenzione a chi non può, davvero,  lavorare ed essere produttivo.
 
Nella realtà attuale   c’è bisogno di pensare alla povertà imminente, al sostegno  di  vecchi e  bambini,  inabili,  disabili e  disoccupati,  secondo un principio di solidarietà. Di stampo socialista, o meglio, sociale. Ma  in contemporanea, non certo in alternativa,  è indispensabile la ripresa economica, la crescita,  attraverso incentivi a chi intraprende.  E magari, non delocalizza. Anche con la compartecipazione attiva dei dipendenti e una ncessaria revisione fiscale che è  come l’araba fenice. Restano da individuare  le modalità. E qui casca l’asino, è qui che occorre non scontrarsi ma incontrarsi fra i principi socialisti e quelli liberali.
 
“Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa” diceva il vecchio Albert.
E poi, con ampio respiro, riservare ai giovani virgulti  aria di libertà, concedendo loro un’ampia  possibilità di emanciparsi, di estrinsecarsi in vocazioni e talenti. Secondo un giusto e auspicabile criterio di meritocrazia. Alleggerendo le briglie burocratiche, nonché le  soffocanti oppressioni fiscali che tarpano le ali anche a chi ha volontà e coraggio di intraprendere.
Sì, certo, qualcuno dirà che la corruzione incombe e che  la burocrazia serve anche a controllare gli ignavi.  O a facilitarne il compito? Ma senza una equilibrata  gestione dello stato, non troppo incombente e invasiva,  non si compiccia nulla di buono.
E lo stiamo vivendo oggi, al governo. Dove  si sentono voci e echi che rimbombano.. “chi non fa non falla e nessuno si comporta male. Dunque tutto fermo, così nessuno ruba”.
Nota a margine
 “L’uomo che è uno solo, è costretto ad essere a volta a volta e nel tempo stesso, liberale e socialista; o più l’uno o più l’ altro, a seconda del prevalere dell’uno o dell’altro principio. La diversità tra le due parti è di temperamento; i liberali più attenti ai meriti ed agli sforzi della persona sono propensi a tenersi stretti nell’ ammontare dei sussidi, laddove i socialisti, meglio misericordiosi verso gli incolpevoli, sono pronti a maggiori larghezze. Né il contrasto è dannoso, perché giova alla scoperta del punto critico, per il quale si opera il trapasso dal bene al male sociale.” Luigi Einaudi “Le prediche inutili”.
Rileggere queste righe mi ha fatto venire i brividi, perchè rappresenta il mio pensiero da sempre, ancor prima di leggere Einaudi.
La ricerca costante di un equilibrio politico,  di per sé instabile,  in un sistema che  tende a una metamorfosi ininterrotta,     può dar vita a  una società più giusta, mentre gli eccessi, integralisti e intolleranti da una parte o dall’altra  possono  produrre solo danni.
La scelta tra più soluzioni possibili non necessariamente deve cadere su quella che è la più liberale di tutte, ma su quella che risulta più adeguata al caso concreto (parafrasando Einaudi).
Carla Ceretelli
Pubblicato in : EditorialeTag: anni, danni, diversità, futuro, giovani, governo, lavoro, Liberali, luigi einaudi, socialismo, socialisti, sostegno, sussidi

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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