Dunque, ci siamo. Matteo Renzi è il nuovo Sindaco di Firenze, ha superato di venti punti percentuali al ballottaggio il suo avversario Giovanni Galli, ed è diventato il sindaco più giovane della storia di questa città, oltre che il primo ad essere nato dopo l’alluvione. Per amore di chiarezza, ma soprattutto di onestà intellettuale, va detto che, comunque la si pensi a proposito di Renzi e del suo progetto per Firenze, il neosindaco ha fortemente voluto questo risultato, e lo ha legittimato prima vincendo le primarie, dalle quali hanno cercato in ogni modo di escluderlo, poi vincendo, sempre in vantaggio, le due tornate elettorali; quindi, tutto si può dire meno che Firenze abbia un sindaco che non è stato scelto dai fiorentini. Detto questo, è lecito interrogarsi sul seguente quesito: è quella di Renzi la vittoria del Pd fiorentino?! D’acchito, verrebbe da rispondere di sì, di fatto, invece, la realtà è meglio rappresentata da un “ni” alquanto stiracchiato che però fotografa con maggior chiarezza la situazione del primo partito fiorentino e toscano. Renzi proviene dalla Margherita, è un cattolico di centro che di fatto non ha mai sposato le tesi della sinistra pura e dura, che ha infatti escluso da principio dalla sua base elettorale, ma che ha anche preso le distanze da tutta la nomenklatura che negli ultimi decenni ha fatto la storia della amministrazione politica cittadina, con ciò rimarcando la propria differenza. In tutta la sua campagna elettorale, Renzi ha giocato sul filo teso – in certi momenti tesissimo – della discontinuità politica, ovvero sono del Pd ma non di questo Pd, sto a sinistra ma di fatto sconfesso quasi tutto di quanto è stato fatto negli ultimi dieci anni di governo cittadino, calando una carta che era in realtà una Matta, poteva far saltare il banco in bene o in male. E diciamo subito che il risultato sta a metà. Perché se Renzi ha pescato voti trasversali, evitando le Case del Popolo e frequentando molto invece la Rete ed i giovani, è anche vero che le basi del suo progetto per Firenze hanno già trovato un serio ostacolo nel neoeletto Presidente della Provincia, un Pd di provenienza diessina che ha già sconfessato tutta la prospettiva renziana in chiave di infrastrutture, viabilità, termovalorizzatore ed aeroporto, ovvero tutti i vettori di sviluppo cittadino di cui Firenze ha un bisogno estremo ma che le giunte di sinistra non hanno mai voluto realizzare. Ora, la particolare natura del territorio comunale fiorentino, ristretto ai meri limiti della città, fa sì che qualunque progetto preveda per forza di cose l’interazione con i sindaci dell’area metropolitana e dunque la mediazione della Provincia. Se fossimo elettori del Pd – e non lo siamo – avremmo certamente voglia di chiedere ai vertici locali del partito come si possa eleggere un Sindaco che prevede un piano di sviluppo, ed un Presidente della Provincia che lo blocca in toto, perché questa anomalia, fonte di uno strabismo politico che potrebbe risultare del tutto paralizzante, sembra in realtà riflettere l’anima bicefala di un partito nato da una fusione a freddo di pezzi nient’affatto amalgamati, e di sicuro non fa tanto ben sperare per l’effettiva realizzazione dei progetti di sviluppo urbano auspicati dal neo-Sindaco.
Sull’altro versante, abbiamo visto il Pdl proporre per l’ennesima volta in questa città un candidato non politico, espressione della cosiddetta “civicità”, parola d’ordine della campagna elettorale del centrodestra fiorentino, che in realtà ai più è sembrata un vuoto pieno di nulla perché, fatta salva la buonafede di Giovanni Galli e la sua integrità personale, non si è capito cosa dovesse esprimere questa sua candidatura se non una presenza di bandiera. La vittoria del Pdl a Prato, storica roccaforte rossa passata al centrodestra dopo 63 anni di dominio della sinistra, in realtà sconfessa le scelte fatte a Firenze dagli stessi coordinatori; a Prato ha vinto un candidato pratese, credibile, fortemente radicato sul territorio grazie alla propria attività d’impresa, a Firenze ha perso un candidato pisano, di nessuna esperienza politica ed amministrativa, e poco credibile come possibile Sindaco della rinascita tanto auspicata. Dunque, se fossimo elettori del Pdl – e non lo siamo – chiederemmo duramente conto ai coordinatori del partito del perché si continuano ad ignorare le risorse che pure ci sono, ovvero persone che da anni lavorano sul territorio, si impegnano in prima persona, portano voti e consensi che altrimenti non ci sarebbero, per candidare ogni volta emeriti Carneadi di nessuna presa sull’elettorato, se è vero che il 40% dei voti preso da Galli sarebbe arrivato comunque sia da chi non vuole votare a sinistra, sia da coloro che hanno inteso dare un voto di protesta contro l’efferata tramvia. Sarebbe interessante capire le ragioni di un ormai palese disprezzo nei confronti di Firenze e dei fiorentini che pare guidare le scelte del Pdl, mentre, a quanto pare, Prato ha meritato un trattamento diverso. A dire il vero, noi un’idea ce l’abbiamo, ma sarebbe più gratificante sentire quella degli elettori: perché alla fine, i veri danneggiati sono stati loro, avendo per l’ennesima volta partecipato ad una competizione senza gli strumenti per farlo e per provare quantomeno a competere alla pari. Cosa che, aggiungiamo, sarebbe anche un bene per Firenze, per una volta non costretta a scegliere il meno peggio, ma forse messa in condizioni di dire davvero “vinca il migliore”. Ma i giochi ormai sono fatti, ne riparleremo tra altri cinque anni, nel frattempo speriamo in bene. Di più, non possiamo fare.
ChiBo

Lancio due ipotesi. La prima,vecchia per me,è che il Verdini non voglia far emergere una persona che ,con il successo personale ,possa fargli ” ombra”(sul ponte di comando ). Il ” non politico ” appare il soggetto migliore,in questo senso . E ricordate che anche Valentino,in primis ,rimarcava questa propria caratteristica, più che gli impegni da prendere in caso di vittoria…
La seconda è che certi “collaboraori “di Berlusconi preferiscano sopravvivere nella marea dei compromessi locali ( che a questo punto li vincolano abbastanza …è un comitato d’affari ,dalla legge elettorale toscana ai grandi appalti ,evidentemente vantaggioso) piuttosto che impegnarsi nella faticosa opera di “buon governo”.
Non c’è che da sperare davvero nel giovane Renzi ,perchè sappia portare una ventata di novità ,e di buon senso ,nella nostra povera città…