Considerazioni sulla tavola rotonda promossa da Pensalibero in difesa della Libreria Edison (e di una certa Firenze).

mi faceva piacere commentare l’incontro del 16 ottobre scorso, a San Lorenzo, riguardante la chiusura della libreria Edison, perché gli interventi dei relatori sono stati illuminanti per alcune considerazioni che qui espongo e mi scuso fino da ora se non saprò esprimermi in modo più appropriato di quanto riuscirò a fare, consapevole di trattare un argomento suscettibile di innumerevoli richiami storici e letterari a quali non saprei ricorrere.
Gli stessi dipendenti dell’Edison, costretti ad affrontare un futuro incerto, si sono dimostrati preoccupati di salvare, oltre al loro posto di lavoro, anche o soprattutto i valori culturali che la libreria ha saputo comunicare.
Ma abbiamo constatato ancora una volta che il sostegno alla cultura non è e non può essere un dovere dell’imprenditoria, per sua natura prioritariamente orientata a seguire la logica del profitto: il suo supporto alla diffusione della cultura è prevalentemente la conseguenza di un interesse economico.
Invece meno evidente è apparso che il sostegno della cultura, al di là degli interessi economici che possono contraddistinguerlo, è unicamente e inevitabilmente dovere e priorità di chi fa politica e amministra gli enti pubblici; sbagliano gli amministratori che credono di dover soggiacere a logiche di mercato, quando il beneficio sociale diffuso ottenibile dalla cultura è maggiore di quello economico di singole realtà imprenditoriali, per quanto forti e importanti possano essere.
Dalle parole di chi è intervenuto si è potuto constatare che la cultura è benessere e che benessere non è necessariamente solo “condizione economica confortevole”, anche se tutti siamo consapevoli che entro certi limiti l’autosufficienza non può prescindere da un adeguato supporto economico.
Cultura è un modo connaturato ed evoluto di essere, pensare, agire e quindi alla fine anche di fare economia, ribaltando così il rapporto tra economia-cultura attualmente in atto.
A Firenze l’altra sera, dopo aver ascoltato e assimilato parola per parola gli interventi dei relatori, ho percepito, in un’unica sintesi, la vera importanza e la superiorità dell’etica della cultura: c’è stata come una scintilla che ha innescato una sfida al nuovo secolo dei consumi, già in crisi a livello planetario.
Libri e lettura sono valori etici sentiti da tutti come più importanti delle motivazioni economiche e dei rilevanti aspetti finanziari che alimentano i comparti culturali.
E in tutto questo le parole di Pierfrancesco Listri sono state emblematiche sempre, ma soprattutto quando ha ricordato a tutti noi come la “piccola” Firenze sia la detentrice di una considerevole parte del patrimonio artistico del pianeta ed abbia saputo anche recentemente, nei pochi anni in cui è stata Capitale d’Italia, cambiare il modo di pensare e il destino della nostra nazione.
Perché allora non lanciare proprio da Firenze il segnale del riscatto della cultura, patrimonio di tutti, come alternativa al consumismo “globale” del terzo millennio?
Ringrazio oltre che per la paziente attenzione, anche per la serata passata in compagnia Vostra e dei Dipendenti della libreria Edison.

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