La Rosa nel Pugno sta passando un periodo di crisi che sembra non arrestarsi facilmente.
Roberto Villetti ha infatti abbandonato la presidenza del gruppo parlamentare radical-socialista e pare proprio che questo possa essere il ritorno a due partiti distinti: Sdi e Radicali.
La motivazione principale della decisione di Villetti (condivisa da diversi esponenti Sdi fra cui Ottaviano Del Turco) è l’eccessivo verticismo dei radicali.
Come non dargli torto del resto ! Nel partito di Pannella e Bonino nulla si muove se non arrivano le direttive dal vertice. Da sempre e per tutte le varie campagne politiche e referendarie è stato così.
Il gesto di Villetti rischia tuttavia di far naufragare l’unico progetto laico e liberalsocialista presente nelle istituzioni. Inviterei pertanto alla prudenza.
La Rosa nel Pugno del resto ha avuto il grande merito di risvegliare uno Sdi appiattito sulle posizioni di Ds e Margherita e a risvegliarne la natura laica propria del socialismo europeo, e dall’altra ha permesso ai radicali di “modernizzarsi” e di diventare finalmente forza di governo. Inoltre ha permesso di rendere evidenti i difetti di entrambi questi partiti.
A questo punto è, a mio avviso, arrivato il momento di un salto di qualità e non di chiudere quest’esperienza.
A tal proposito Nicola Cariglia, presidente del Gruppo dei Centouno, ha proposto in un suo recente articolo pubblicato sul sito archiviostorico.pensalibero.it, l’uscita dal governo della Rosa nel Pugno e la conseguente costruzione di un Polo Laico e Liberalsocialista assieme a tutti coloro i quali hanno aderito al Gruppo dei Centouno.
Ciò personalmente non mi vede del tutto concorde nel senso che, uscendo dal Governo, la Rosa nel Pugno rischia di perdere quel po’ di visibilità conquistata in questi mesi e soprattutto verrebbe tacciata di infedeltà nei confronti della coalizione che sino a ieri ha sostenuto.
L’unico modo per uscire dall’attuale crisi radical-socialista (e indirettamente di tutta l’area laica) dovrebbe e potrebbe essere lo scioglimento di Sdi e Radicali (anche dei rispettivi siti internet ed organi di stampa e informazione) e la conseguente costruzione di un soggetto unitario più ampio aparto a tutta l’area laica, liberalsocialista, repubblicana e soprattutto ai ” liberal ” di entrambi i Poli. Ecco che allora proprio da essa potrebbe nascere il vero Partito dei Riformisti: a sinistra e liberalsocialista.
Altra misura che potrebbe essere adottata per svecchiare l’area laica e renderla polo d’attrazione di tutta la sinistra riformista, potrebbe essere l’inserimento nel suo statuto di una norma che preveda che almeno il 50 % del gruppo dirigente di tale soggetto debba essere formato da giovani di età inferiroe ai quarant’anni.
La società cambia e non possiamo più pensare di essere rappresentati da Boselli, De Michelis, Pannella, Bonino, Villetti, La Malfa…
In tale area peraltro vi sono già molti giovani che si stanno facendo avanti ed ai quali la strada va assolutamente spianata. Penso alla giovane radicale Valeria Manieri, a Claudio Tirinnanzi dei Centouno, al liberalsocialista Filippo Modica e molti altri. Tutti nomi magari semi-sconosciuti se volete, ma tutte persone valenti, determinate e soprattutto aliene da logiche vecchie e superate.
Oggi insomma è più che mai necessario un grande partito di sinistra riformista e riformatrice ed esso non può certo essere il tanto sbandierato Partito Democratico diessin-margheritino (con caspuglietti di completamento).
Il nostro Partito dei Riformisti, tutto da costruire, può attingere linfa solo ed unicamente dalle radici sue proprie: socialiste, liberali, radicali e repubblicane.
SDI e Radicali si sciolgano a favore di un soggetto unitario più ampio
di Luca Bagatin

“La società cambia e non possiamo più pensare di essere rappresentati da Boselli, De Michelis, Pannella, Bonino, Villetti, La Malfa…”
Bene,per quanto mi riguarda l’intendimento é pienamente condivisibile. Quindi partiamo da qui , dato che sinceramente si indica il nucleo operativo centrale dell’intera questione ,per riuscire a parlare di rinnovamento. A questo problema ,quale la soluzione ? Semplicemente si crede che indicare alcuni nominativi al di fuori dalla nomenklatura possa darla?
Dato che l’attività politica è sostanzialmente espressione e gestione di potere ,almeno oggigiorno, chi può credere che la nomenklatura esistente ,legittimata o meno ,storica o recente ma realizzatasi, esercente od in sonno , sia disposta sic et simpliciter ad un rinnovamento, a farsi cortesemente da parte,consentendo alternative personali e soggettive in base ad esigenze obiettive e logicamente giustificate ? O non si vede che anche nell’attività ludica più reclamizzata e trascinante ( il calcio ,oggi giustamente agli onori della cronaca ) , un giovane promettente e capace non si può affermare se non soggiace a regole non scritte ma pesantemente rispettabili , di ossequio ai “maestri” ,ai “manovratori”, ai “padroni del vapore”? Il primo consiglio che viene dato nell’ambiente ai nuovi che entrano è “umiltà ,sacrificio,obbedienza”,con la giustificazione che il calcio é uno sport di gruppo…….sostanzialmente imparare ,rispettare, osservare e tacere.
Volere o volare “cosa nostra” è lo schema guida per ogni tipo di organizzazione , e se le regole vengono lasciate nella disponibilità completa della nomenklatura,il problema del rinnovamento è destinato a “morir fanciullo “ . A mio parere non basta una nuova regola (tipo il 50% suggerito) ,ma occorre elaborare in primis tutta una serie completa di regole ,che ridisegni finalità generali del gruppo ( oggi si difende semplicemente l’esistente), metodi elettivi interni , metodi di elaborazione dei progetti e programmi ,sistemi di circolazione delle idee. Riportiamo attenzione ai fini generali ( il valore guida non può essere conquistare una poltrona ,mettere a sedere “uno dei nostri”), ed avremo risolto buona parte delle difficoltà ,soprattutto interne. Tutto da discutere ,tutto da inventare. Prima del problema delle persone.
“Il nostro Partito dei Riformisti, tutto da costruire, può attingere linfa solo ed unicamente dalle radici sue proprie: socialiste, liberali, radicali e repubblicane.” Questo l’appello,l’incitamento; che mi sta certo bene. Ma devo avanzare un piccolo distinguo ,presentare all’attenzione un piccolo “ma” : nella mia mente non riesco a trovare alcuna comunanza ,se non nella iniziale, tra le parole “riformista” e “radicale”. Sarà un mio difetto ,una carenza nella mia logica? Forse ,ma aspetto qualcuno che mi dimostri dove sbaglio…..
smettetela con queste provinciali divisioni. Arrichite la RnP con le vostre idee invece di vivisezinare il progetto liberalsocialista. Il lupo perde il pelo ma non il vizio…purtroppo!