
Se vuoi davvero cambiare le cose, smetti di confondere i cori con la realtà. La piazza scalda il cuore, ma i fatti si muovono altrove, dove contano diritto, responsabilità, conseguenze. Qui serve una parola scomoda e adulta: discernimento.
Discernere vuol dire reggere due verità insieme. La prima: La sicurezza di uno Stato non è un vizio, è un dovere. La seconda: ogni civile ferito è una sconfitta di tutti. Politica matura è farle stare in piedi entrambe, senza sacrificare l’una all’altra. Non servono alibi, servono soluzioni.
La guerra asimmetrica tra Hamas e Israele non si cura a slogan. Gonfiare parole come genocidio, appiccicarle ovunque, non salva nessuno. Le parole pesano. Se le tratti come coriandoli diventano rumore, e nel rumore prosperano i professionisti dell’odio, quelli che il venerdì incendiano gli animi e il sabato spariscono, lasciando il conto a chi lavora.
Comodo poi ridurre tutto al solito copione: la destra come mostro totale, la sinistra come coscienza del mondo. No. Difendere alleanze, regole, sicurezza dei cittadini è l’alfabeto minimo dell’ordine civile. L’alternativa non è il paradiso dei buoni, è il cortile dei violenti dove comandano milizie e capibastone e la gente comune paga con paura e salari bassi.
C’è una regola semplice. Se dici pace e intanto tolleri caschi, spranghe, feticci di guerra, non stai costruendo pace. Stai sfogando rabbia. La rabbia sfonda porte, non apre strade. Le democrazie reggono con mani pulite, non con pugni chiusi.
La politica seria non fotografa il dolore, lo governa. La rotta è chiara. Ostaggi liberati. Milizie disarmate. Corridoi umanitari veri, protetti da chi può davvero proteggerli. Ricostruzione con garanzie, fondi vincolati a riforme, controllo sui flussi, niente passerelle. E una leadership palestinese che scelga la vita civile contro il culto della morte. Non è poesia, è lavoro duro e quotidiano. È l’unica via.
Infine, un promemoria di igiene pubblica. Le identità non sono travestimenti del weekend. Se difendi i deboli, difendili anche quando non fanno comodo. Se parli di diritti, onorali anche quando disturbano la tua narrazione. Se dici pace, separati dagli estremisti. Sempre. La coerenza non fa rumore, ma costruisce.
Sconfiggere il reazionarismo della sinistra non significa urlare più della destra. Significa levare ossigeno alle scorciatoie, ridare forza alle regole, proteggere i fragili senza consegnarli ai cinici. Meno liturgia del corteo, più architettura del possibile. Meno parola gonfia, più mano ferma. Così una democrazia resta in piedi quando la storia spinge. Così si smette di giocare alla rivoluzione del weekend e si ricomincia a fare sul serio.
Piero Terracina

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