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Scioperare di venerdì? Altro che tradizione operaia: è solo un weekend lungo

C’è chi la chiama “tradizione di lotta”, chi la giustifica con ricordi di fabbrica degli anni Settanta. Ma la verità è che non siamo più nell’Ottocento. I magazzini non si svuotano il venerdì, i camion non restano fermi nei piazzali perché i lavoratori si assentano: oggi la logistica gira 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e il “venerdì nero” dei sindacati non fa saltare nessun ciclo produttivo. Diciamolo chiaro: scioperare di venerdì, nel 2025, ha lo stesso effetto economico di una gita fuori porta.

di Luca Rampazzo | 9 Novembre 2025

C’è chi la chiama “tradizione di lotta”, chi la giustifica con ricordi di fabbrica degli anni Settanta. Ma la verità è che non siamo più nell’Ottocento. I magazzini non si svuotano il venerdì, i camion non restano fermi nei piazzali perché i lavoratori si assentano: oggi la logistica gira 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e il “venerdì nero” dei sindacati non fa saltare nessun ciclo produttivo.

Diciamolo chiaro: scioperare di venerdì, nel 2025, ha lo stesso effetto economico di una gita fuori porta.

Come si chiama, infatti, stare a casa dal venerdì alla domenica? Ah, sì: weekend lungo.

E non serve un master in relazioni industriali per capire che la scelta non ha nulla di eroico né di storico: è solo comoda. Se “tanti poi lavorano anche di sabato e domenica”, come ammette chi difende questa prassi, allora perché non si sciopera di sabato e domenica? Forse perché nel fine settimana c’è da andare al lago, allo stadio o al centro commerciale?

Sì, è vero, chi sciopera perde un giorno di paga. Ma guarda caso è molto più facile convincere i lavoratori a rinunciare a uno stipendio di venerdì o di lunedì, quando la prospettiva di un ponte lungo rende tutto più digeribile.

Altro che “giornata di lotta”. Quella che viene raccontata come una tradizione militante è, nella realtà, una tradizione pigra. E a furia di giustificarla, certi giornalisti finiscono per scrivere articoli che non sono nemmeno militanza: sono solo voglia di farsi del male.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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