Sta diventando il governo dei record quello di Prodi. Dopo essersi segnalato come il più pletorico della nostra storia, ora è anche quello di cui viene auspicata la caduta, ad opera dei suoi stessi sostenitori, a nemmeno un mese dalla nascita.
Il fondo di Eugenio Scalfari su Repubblica ha lasciato il segno è non può essere liquidato come espressione estemporanea del malumore di un grande vecchio.
C’è molto di più, e non tuona a ciel sereno!
Scalfari (come molti altri supporters del centro-sinistra che sono ai vertici del sistema finanziario, bancario e mediatico italiano) ha realizzato subito che la barca non può reggere: troppo striminzito il risultato per tenere a bada quelle che Prodi ha definito componenti “folcloristiche” della maggioranza e che stanno minacciando la credibilità del governo sul piano interno e internazionale.
E se prima si era preventivato un cambio di cavallo a metà legislatura, per fare largo ai giovani (Veltroni e Rutelli) come auspicato dall’editore di Repubblica, Carlo De Benedetti, ora la situazione richiede un uomo più esperto, il cui carisma possa fare breccia anche dentro la Casa delle Libertà: Massimo D’Alema, per un governo di larghe intese.
A favore di questa ipotesi sono anche i vertici di Confindustria (la fredda accoglienza al discorso di Prodi durante l’ultima assemblea ne è una prova). E, nella Casa delle Libertà tutti coloro che non vedono l’ora di disfarsi di Berlusconi: Casini, Fini e la palude democristiana di Forza Italia.
Ma anche lo schieramento di coloro che si oppongono, per motivi diversi, a questo progetto è ampio. A cominciare dagli stessi Prodi e Berlusconi, i quali hanno ben chiaro che la caduta dell’uno implica quella dell’altro. Non a caso fu proprio Berlusconi, a poche ore dal risultato elettorale a lanciare l’ipotesi di un governo di larghe intese. Bruciò tutti sul tempo e bruciò deliberatamente la proposta che avrebbe provocato altrimenti l’accantonamento dei “duellanti” a favore di un ricambio in entrambi gli schieramenti. Ed è Prodi, ad ogni piè sospinto ad evocare il pericolo Berlusconi, in modo da compattare la propria maggioranza.
Mentre sull’altro fronte, D’Alema è da sempre sgradito ai poteri raccolti attorno al Corriere della Sera ed al suo direttore, Mieli ed anche all’editore di Repubblica, De Benedetti che vorrebbe si accantonare Prodi, ma passando il testimone direttamente al duo Veltroni-Rutelli.
In una situazione politicamente tesa, senza una maggioranza al Senato, e con le verifiche in corso sulle schede annullate, non è solo il governo ad aver saltato la luna di Miele. Anche il Parlamento vive già le tipiche angosce di metà legislatura.
SCALFARI ATTACCA PRODI E PENSA A D’ALEMA
Se prima si era preventivato un cambio di cavallo a metà legislatura, per fare largo ai “giovani” (Veltroni e Rutelli) come auspicato dall’editore di Repubblica, Carlo De Benedetti, ora la situazione richiede un uomo più esperto, per un governo di larghe intese.

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