Se un giovane siciliano volesse cambiare, dovrebbe iniziare a mandare a quel paese la mamma che vive viziandolo, o se fosse una ragazza, mandare a quel paese la mamma che vive tarpandola.
Ha fatto il suo lavoro. Impeccabile. Puntuale. Gentile. Galante quanto bastava per fare capire che gli piacevi, ma mai oltre quella impalpabile allusione. Il mio ingegnere (autista, accompagnatore, cicerone) ha servito egregiamente. Abbiamo parlato della Sicilia e mi sono fatta raccontare. Gli ho anche detto che un amico su FB mi ha consigliato di non rifarmi a nordici come Goethe ma a qualche intellettuale più mediterraneo (Verga fra tutti).
Devo ammettere di essere pragmatica, ruvida ed essenziale (è vero, una che taglia come il rasoio di Occam). Poco incline a cogliere il senso di certi drammi. Ma ricordo la lettura liceale del giovane rosso malpelo: ne porto i segni, lo sconforto, il senso d’impotenza. È forse per questo che se un bambino o una donna mostra il livido di un ceffone non spenderei un nanosecondo a trovare una ragione, mi verrebbe solo voglia di restituirlo e poi riflettere (semmai riflettere). Così non capisco, non voglio capire, non m’interessa capire, le ragioni di uno sfruttatore, di un razzista, di un violento o, semplicemente, di un qualunquista che gioca a perdere tempo. Lo so che non è mediterraneo, poco cattolico, poco sofisticato. Ma per iniziare un percorso occorre partire con un solo passo e pochi, chiari punti cardinali.
La Sicilia è bella, bellissima: uomini affascinanti, donne conturbanti. Ma è complessa oltre ciò che serve: come una vecchia che non ha altro (da offrire) che le sue indecisioni, le sue lunghe attese, i suoi sui tentennamenti e pregiudizi. Mia madre è complessa perché ha troppi dubbi, perché non ha (giustamente) progetti, perché ha tanto visto ed ha tanto vissuto. Ok. Gli voglio bene. Ma è anche una rompipalle. Avessi seguito la metà dei suoi consigli sarei vergine, lavorando a maglia su divanetto, in attesa di sposarmi con il figlio rintronato della vicina.
Ho trent’anni, e come dicono gli inglesi: penso diritto: se le cose che non vanno, o si aggiustano o si cambiano.
Come potrei bearmi di una cultura che non offre un futuro a se stessa, non difende la propria gente dai soprusi e non salvaguarda i paesaggi e la natura. Così è l’Italia, ma in qualche luogo si va oltre (Sicilia, Campania, Calabria).
Se un giovane siciliano volesse cambiare, dovrebbe iniziare a mandare a quel paese la mamma che vive viziandolo, o se fosse una ragazza, mandare a quel paese la mamma che vive tarpandola (generalizzo, perdonatemi). Entrambi, dovrebbero imboccare la strada della loro indipendenza ovunque porti (dentro o fuori dalla Sicilia). Poi, non dovrebbero trovare giustificazioni ai propri errori ed a quegli degli altri. Pensare semplice. Pensare dritto. Escludendo dal proprio radar chi non rispetta le regole del vivere civile e per questo ostacola il loro camino. Semplicistico? Si. Rozzo? Si. Lungo? Si, lunghissimo: è cent’anni che alcuni siciliani già lo fanno, altrettanti anni ne serviranno.
Detto ciò, alcune scabrose parti della Sicilia rimarrebbero da esplorare. Non ho accettato l’invito a cena della mia controparte locale per accettare quello dell’ingegnere (autista, accompagnatore, cicerone). È l’ultima sera di lavoro, ci salutiamo. Trovo affascinante questa tendenza leonina del maschio siciliano a stare nascosto nelle frasche, gattone e placido, nella speranza di poterti brancare. M’immagino, poi, il gioco delle parti (avvinghiati ed ansimanti sui sedili posteriori dell’auto blu): lui lanciato nel maschilismo più antiquato ed io (ovviamente) mignotta perché avrei ceduto. Fantastico. Appassionante, scabroso, sensuale. Torbidissimo! Chissà quali “maleparole” (o sconci apprezzamenti) avrebbe usato l’ingegnere (autista, accompagnatore, cicerone) per rendere più tempestosa e travolgente la situazione tra la signorina (femmina-femmina) persa alle sue voglie, e lui, l’autista! La curiosità è donna, ma essendo (però) la sottoscritta quasi-fidanzata, tutto il sopra menzionato bel trambusto rimarrà (per ora, ahimé) tra le inesplorate curiosità dell’isola

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