I dividendi non distribuiti nell’anno della pandemia, oggi giacenti nei forzieri delle Banche mondiali, valgono circa 400 miliardi, di cui 77 in Europa. Per l’Italia si parla di 7,8 miliardi e di altri 4,4 per le Assicurazioni. Un bel gruzzolo che tradizionalmente pioveva dall’alto a rallegrare le primavere delle Assemblee degli azionisti, congelato questa volta in una sorta di lockdown dei pagamenti.
La “raccomandazione” frugale della BCE ha fin qui funzionato, e ha fatto da diga proprio nell’anno della massima liquidità e del venir meno delle rigide regole di stabilità. Insomma, un alt proprio mentre lo stesso grattacielo di Francoforte stampava euro a tutto spiano, e Bruxelles investiva 1750 miliardi anti Covid, violando per la prima volta il tabù della messa in comune di una parte piccola ma rivoluzionaria del debito. Da un lato: fate pure, dall’altro: niente prodigalità nei confronti dei risparmiatori.
Ora, sembra che la BCE, con qualche residua esitazione, sia disponibile allo sblocco. Andrea Enria, presidente del consiglio di sorveglianza, ha fatto capire che gli istituti di credito potranno procedere, aggiungendo però subito un bel “ma”: non ci sarebbe un liberi tutti, ma il semaforo della penitenza. Luce rossa per le Banche che non hanno fatto bene la loro parte, hanno perdite di bilancio e non hanno protetti i conti dall’assalto del Covid. Per tutti gli altri luce non verde ma gialla: non si potranno distribuire più del 15% degli utili.
Insomma, una mezza festa per gli azionisti delle Banche virtuose, una doccia fredda per i cassettisti, e problemi di budget per le Fondazioni bancarie, che sulle cedole bancarie costruiscono una parte importante dell’azione a favore del territorio.
La BCE fa capire insomma di essere contraria, ma non può ignorare le pressioni che le arrivano, sapendo bene che è in gioco uno dei principi cardine dell’economia di mercato. Non a caso il Presidente ABI Patuelli richiama in questi casi l’art. 47 della Costituzione sulla tutela del risparmio. Al tempo stesso, Francoforte non può non far presenti le preoccupazioni per il 2021. Dopo anni di faticoso rientro dei crediti in sofferenza, con lusinghieri risultati ottenuti anche in Italia insieme alle razionalizzazioni dimensionali e alle coraggiose riforme del credito cooperativo e delle Banche popolari, è alle viste un possibile ritorno esplosivo di queste mine vaganti. Oggi restano sotto il pelo dell’acqua, ma appena verranno meno tutti gli ammortizzatori messi in campo, torneranno a mettere a rischio la navigazione. E’ per questo che si sta ragionando su una bad bank europea. Il credit crunch è sempre in agguato. Per l’Italia si teme un rialzo dai 116 miliardi di fine 2019 ai 200 circa già quest’anno.
L’argomento dividendi è insomma al centro di contraddizioni e spinte diverse, ma almeno in parte va risolto. Lo chiedono i piccoli risparmiatori e in particolare quelli delle province più interessate dalla fusione Intesa-UBI. E l’argomento è vitale per le Fondazioni bancarie, che hanno distribuito annualmente quasi 350 milioni per il welfare e 250 per la cultura, erogazioni spesso decisive per dare luce a progetti importanti, che il pubblico non riesce a sostenere.
Secondo Francesco Profumo, presidente della Compagnia San Paolo e di ACRI, ogni euro erogato ha un effetto moltiplicatore di tre volte tanto.
Un blocco dei dividendi avrebbe impedito questo flusso se nei 30 anni di vita le Fondazioni, anche per merito di Giuseppe Guzzetti, non avessero avuto la lungimiranza di costituire fondi di stabilizzazione che oggi valgono almeno un miliardo. E sempre per fortuna hanno fatto resistenza a richieste politiche avventurose (oggi frenano sulle velleità partitiche in Atlantia, Alitalia eccetera), comportandosi in chiave privatistica. E non si dimentichi tra l’altro che è lo Stato stesso il maggior beneficiario del flusso in uscita dalle fondazioni, visto che incassa mezzo miliardo da una tassazione quintuplicatasi negli ultimi 5 anni.
Dunque, si dice dividendi e suona male, ma in realtà si parla di un grande impegno sociale e culturale, di cui la vita quotidiana delle nostre comunità è beneficiaria.
Beppe Facchetti

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