Non lo so e non mi interessa se Di Maio è sincero o ha fatto il furbo con le scuse a Simone Uggetti, sindaco di Lodi massacrato cinque anni fa con una delle tante indegne campagne giustizialiste dei soliti noti e poi risultato completamente innocente.
So che anche a prescindere dalla sentenza di assoluzione in appello, quella di Simone Uggetti è una delle tante indegne vicende di malagiustizia, nelle quali magistratura, stampa, politica fanno quadrato per dare il peggio di se, riuscendovi con pieno successo. Tutti avrebbero dovuto capire che si trattava di puro linciaggio. Uggetti è stato incarcerato, fatto sfilare prigioniero nella piazza centrale della città di cui era Sindaco, Lodi, affollata dal mercato, brutalizzato da una martellante campagna denigratoria, con una accusa che da sola doveva solo fare ridere. Lo si accusava, infatti, di avere truccato una gara per l’affidamento di una piscina ad una società sportiva compartecipata dal Comune per un valore annuo di 4000 euro. Attenzione, lo riscrivo in lettere, non si abbia a sbagliare contando gli zeri: quattromila euro all’anno.
Non mi interessano le scuse di Di Maio perché non ravviso niente, pur nel clamore destato da questa assoluzione, che possa fare pensare ad un ravvedimento. Perché anche al sistema mediatico giudiziario colpevole di mille atrocità dobbiamo chiedere un ravvedimento. Non si tratta di vendetta. Si tratta di attenuare, anche di poco, anzi pochissimo, lo sbilanciamento tutto a vantaggio dell’intreccio mediatico-giudiziario che caratterizza l’amministrazione della giustizia in Italia. Dove gli imputati, colpevoli ancora prima del processo, vengono stritolati da un ingranaggio infernale che rende difficilissimo esercitare persino il sacrosanto diritto alla difesa.
Rileggendo oggi i toni esagerati usati dai magistrati che chiesero e disposero l’arresto di Uggetti, dei giornali che, appiattiti come al solito, fecero eco senza porsi il minimo dubbio, dei politici che si avventarono come sciacalli sulla vittima sacrificale, colpisce il fatto che quasi tutta la stampa glissi su questo aspetto. E ci fa piacere tutta questa delicatezza. C’è da capire perché, invece, dei disgraziati indagati, prima ancora di diventare imputati, vengano diffusi i fatti personali unitamente a quelli di parenti, amici e, se possibile, anche amanti.
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