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Sarajevo 28 Giugno 1914: il delitto (casuale) che sconvolse tutto il mondo

di Giacomo Properzj | 29 Giugno 2014

Gavrilo Princip aveva già rinunciato a compiere l’attentato per il ritardo con cui il corteo imperiale si era mosso. Se avesse, come voleva, avuto già in mano una focaccia cosparsa di strutto non avrebbe avuto tempo per estrarre la pistola
Esattamente cento anni fa il 28 Giugno del 1914 intorno alle ore 2 del pomeriggio lo studente liceale serbo Gavrilo Princip entrato in un negozio di commestibili per comperarsi qualcosa da mangiare udì un tramestio all’esterno e affacciandosi vide a non più di 5 metri di distanza la coppia arciducale composta dallo stesso arciduca Francesco Ferdinando e dalla sua consorte morganatica Sofia di Hohenberg. L’autista, peraltro il conte Harrach, si affannava a girare il volante avendo leggermente superato la curva prevista dal nuovo percorso da lui non conosciuto. E la macchina in quel momento era praticamente ferma. Gavrilo Princip estrasse di tasca la sua Browning 7,65 ed esplose sulla coppia asburgica due soli colpi. Furono sufficienti: pochi minuti dopo, all’arrivo a palazzo del governo dove a grande velocità erano stati trasportati, le due illustri vittime erano già morte.
La grandezza di quello che i greci chiamavano Phato è qua confermata in tutti i suoi aspetti più dettagliati: Gavrilo Princip aveva già rinunciato a compiere l’attentato per il ritardo con cui il corteo imperiale si era mosso. Se avesse, come voleva, avuto già in mano una focaccia cosparsa di strutto non avrebbe avuto tempo per estrarre la pistola, d’altronde, per prudenza dopo l’attentato della mattina, il percorso del corteo era stato accorciato e il conte Harrach si era solo un poco imbrogliato nel girare a tempo la sua vecchia automobile che aveva messo a disposizione delle autorità. I due colpi che uccisero i gran duchi furono letali ma del tutto casuali: il gran duca Ferdinando fu colpito al collo e gli fu troncata l’arteria, un piccolo scarto di pochi centimetri avrebbe potuto salvargli la vita, lo stesso la duchessa colpita al ventre, recisa l’arteria e distrutto il fegato (risultò essere incinta di pochi mesi).
L’imperatore Francesco Giuseppe aveva 84 anni, ebbe la notizia intorno alle 3. I suoi sentimenti per il nipote non sembra fossero di grande affetto e anzi erano molto negativi per la sposa morganatica che si era impegnata, in caso di maternità, a non pretendere per i figli l’eredità al trono. L’imperatore si fece immediatamente portare a Schonbrunn e si richiuse nei suoi appartamenti. Non accettò il parere del ministro degli esteri conte Berchtold e del capo di stato maggiore Conrad che volevano agire subito spazzando la Serbia con le truppe, che avevano già in zona in ragione delle manovre militari, e occupando Belgrado. Chiese all’imperial procuratore generale di fare un’inchiesta formale, cercò di calmare gli animi da una prima violenta reazione: fu probabilmente un errore. La guerra che di li sarebbe scoppiata avrebbe avuto un carattere regionale e si sarebbe conclusa forse in pochi giorni. Le cancellerie dei grandi stati non avrebbero potuto intervenire se non a fatti conclusi.
Invece quei due colpi di pistola dello studente Princip, fotografato in mezzo ai poliziotti con quella sua faccia da missino, determinarono il via di un processo, non solo militare, che avrebbe cambiato la storia del mondo e, di conseguenza, la storia di ciascuno di noi per quello che siamo stati e per quello che siamo. Il susseguirsi degli avvenimenti e degli episodi l’uno dopo l’altro senza che la ragione o il buon senso intervenissero mai, non solo nelle prime ore ma poi ancora per anni e anni, quantomeno fino allo sbarco in Normandia, ci dà l’idea dell’ineluttabile che si può percorrere sul filo della logica solo a posteriori cioè nella storia dalla quale, se si vuole o se si riesce, si può trarre qualche insegnamento. Insegnamenti probabilmente vani, se ci si guarda intorno nella vorticosa e pressoché incomprensibile storia del mondo, ma che possono essere corretti dalla volontà di progresso secondo l’antica e non tramontata Idea.
A cento anni di distanza da quei fatti minimi ma detonatori di cambiamenti che sembrano enormi, il paesaggio politico non appare esser cambiato così profondamente come lo è quello scientifico, tecnologico o militare. L’unico elemento che ha modificato profondamente la vicenda politica mondiale è il ridimensionamento dell’Europa ormai continente piccolo e non più egemone. Il tentativo di unificarla, dopo molti anni, non appare ancora avere successo e il degrado culturale profondo, non solo italiano, fa sì che il dibattito su questa strada non avanzi. Il paragone con la Grecia dei primi secoli non è sbagliato anche dal punto di vista, rispetto all’Impero Americano, del “Graecia capta captoles ferunt”. Difficile e pericoloso dire che tutto ritorna ma, ragionando con l’egoismo delle generazioni, la nostra è stata una delle poche in Europa a non udire lo stridore delle mitragliatrici. È già un vantaggio.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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