
Non era difficile considerare che la Cina non potesse essere lasciata fuori dal gioco sia per quanto riguarda la pace in Ucraina e sia per la crisi commerciale che i dazi trumpiani stanno provocando.
Oggi leggiamo che, avendo l’Europa perso ancora una volta l’occasione di essere protagonista chiamandola in causa, è la Cina stessa che si propone facendo sapere la propria disponibilità a partecipare ad una coalizione che sotto l’egida dell’ONU abbia lo scopo di garantire sul terreno la sicurezza e la pace in Ucraina.
La disponibilità della Cina ad inviare soldati cambia il quadro dei negoziati in corso e rappresenta una risposta forte alla riluttanza sia di Zelensky che di Putin ad accettare veramente un processo di pace.
Si legge anche che Pechino si interroga se i dazi che Trump vuole imporre all’Europa non possano riaprire le porte al rilancio della via della seta e quindi a più intensi rapporti commerciali tra Cina e vecchio continente.
Si tratta di due proposte importanti che l’Europa non deve far cadere e sulle quali i capi di governo europeo e la stessa Commissione devono impegnarsi per aprire un confronto serio nell’interesse della pace e dello sviluppo economico, dimostrando di essere autonomi e di avere una propria politica e una propria capacità diplomatica.
Invece -ormai è chiaro a tutti- il tanto strombazzato riarmo ue della Von der Leyen è soprattutto un bluff, non certo una difesa comune europea, ma una coperta politica sotto la quale l’unica cosa che conta realmente è l’avallo alla decisione della Germania di fare una montagna di debiti per spendere in armamenti, costruirsi un potentissimo esercito e trasformare la propria economia in un’economia di guerra.
Una notizia che, senza insistere su analogie storiche, per tanti aspetti dovrebbe preoccupare. In effetti, il riarmo tedesco danneggia le economie nazionali dei vari paesi europei finendo per aumentare i debiti, quindi l’inflazione e quindi inevitabilmente i tagli allo Stato sociale.
A guadagnarci e a fare enormi profitti saranno solo le multinazionali degli armamenti, da sempre la sciagura delle umane genti.
Intanto però Papa Francesco viene dimesso dall’ospedale e, per quanto possa essere debilitato, il Vaticano dice che “troverà i modi per continuare a guidare la Chiesa”.
E’ confortante sapere che un Papa dichiaratamente favorevole al disarmo possa continuare a svolgere il suo alto magistero.
Infine, si deve constatare la tristezza di quel pollaio italiano che ormai è il governo: Salvini che telefona al vicepresidente americano Vance per gareggiare in sottomissione agli USA con Meloni che intanto aspetta un incontro con Trump mentre Tajani si arrabbia facendo osservare che sarebbe lui il ministro degli esteri in carica.
Enrico Rossi

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