
La figura del giornalista/canaglia (sistematico propalatore di mistificazioni, dossieraggi, teorie del complotto, veline dei Pm, autentiche falsità, finti scandali ecc.) nasce e si diffonde a partire da Mani pulite e trova la sua grande prateria nel trentennio berlusconiano.
Tuttavia gli stronzi moralisti “un tanto al chilo” c’erano anche prima.
Qualcuno ricorda nomi come Barbato, Sandra Bonsanti, Davanzo..?
Ecco, erano pessimi e insopportabili anche questi.
Ma, rispetto alla sguaiataggine, la protervia, l’arroganza, la volgarità e la totale assenza di scrupoli di quelli odierni, paiono roba piuttosto all’acqua di rose.
Però il vero giornalista/canaglia zero ovvero il capostipite assoluto della feccia che ammorba il dibattito pubblico italiano da quasi 6 lustri è lui: Michele Santoro.
Che esordisce con Samarcanda nel 1987, ovvero 5 anni prima di tangentopoli, ma traccerà il solco che porta a quella stagione infame e che proseguirà nei decenni successivi.
La sua parabola crepuscolare, peraltro, rivelerà (con il suo putinismo sfegatato e il suo terzomondismo antisemita) l’infima bassezza morale del personaggio persino a diversi dei suoi adoratori nei ruggenti anni del cavalier regnante.
Oggi siamo, da tempo, in piena metastasi. Che ha prodotto degli improponibili cialtroni di 4^ categoria eretti a idoli oracolari. Soprattutto grazie a un sistema dei media che li promuove come tali in una trama in cui lo pseudo scandalismo giova, comunque, all’audience e fa premio, ovviamente, all’amichettismo imperante. Oltre, naturalmente, a una politica regredita all’assemblea studentesca permanente e i suoi miti identitari che, pure quando li si scopre con le mani immerse nelle feci, “non si toccano!”.
La miseranda vicenda di Ranucci (ma anche le altre varie figure di merda riscosse da quel circuito segnatamente dopo la vittoria del no al referendum, su tutte il “caso Minetti”) non credo che cambierà granché.
Morto un cialtrone se ne fa un altro.
Sta di fatto, comunque, che mai come questa estate il re si è visto nudo. E non è stato un bel vedere per nessuno.
Stefano Pillitteri

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