Sta per aprirsi il sipario sulla 76a edizione del Festival di Sanremo: per la sua longevità oltre che per i successi ottenuti nel corso degli anni derivanti dalla capacità di rinnovarsi è un evento-cult che oltrepassa anche il campo musicale perché è divenuto sempre più spettacolare. Merita, quindi fare un raffronto con il primo periodo attraverso un excursus dal 1951 al 1966.
L’Italia si stava risollevando dalle macerie della guerra. Erano anni duri: inflazione, bassi salari, disoccupazione, ma si guardava con speranza al futuro. E il Festival era un segnale di fiducia.
Le prime edizioni furono pionieristiche. Non c’era ancora la televisione(la Tv nacque nel 1954 ma fino al ‘55-’56 era poco diffusa specie nei piccoli centri) e Sanremo si ascoltava per radio. La mancanza del video, naturalmente non consentiva di dare spazio alla spettacolarità e le trasmissioni condotte da un grande intrattenitore come Nunzio Filogamo (celebre il suo saluto agli amici vicini e lontani) erano necessariamente sobrie. Ma già il successo era decretato. Cantanti come Nilla Pizzi, Carla Boni, Gino Latilla, Natalino Otto Flo Sandon’s divennero subito mitici (Claudio Villa avrebbe debuttato nel 1955).
Nella prima edizione (1951) a cui parteciparono 20 canzoni trionfò Nilla Pizzi con Grazie dei fior . La cantante bissò il successo l’anno successivo con Vola colomba. Al secondo posto Papaveri e papere con un singolare testo evocativo, surreale. Il Festival era già decollato: per l’edizione del 1952 furono proposte 380 canzoni: la giuria ne scelse 20.
L’immediata popolarità era attestata anche dal fatto che la gente cantava per strada le canzoni che avevano avuto più successo. Le cantavano gli uomini mentre lavoravano e le casalinghe in cucina.
Erano motivi orecchiabili, si imparavano dopo averli ascoltati poche volte. Inoltre, colpivano subito la fantasia e divenivano dei modi di dire, delle metafore, Pensiamo a Vola colomba, Aprite le finestre, Papaveri e papere, L’Edera, La vita è un paradiso di bugie, espressioni usate anche nel parlare comune, fuori dal contesto musicale .
Dal 1953 le canzoni vennero eseguite da due interpreti. Vinse Viale d’autunno cantata da Carla Boni e Flo Sandon’s. Divenne assai popolare Vecchio scarpone una sorta di marcetta militare carica di nostalgia. Nel 1954 al primo posto si piazzò Tutte le mamme cantata da Giorgio Consolini e Gino Latilla. Vari successi fecero breccia a lungo nell’immaginario collettivo come Canzone da due soldi, Aveva un bavero( color zafferano e la marsina color ciclamino), E la barca tornò sola.
Il 1955fu l’anno del debutto del festival in televisione. Vincitori, Claudio Villa e Tullio Pane con Buongiorno tristezza. Da notare che la manifestazione canora fin dall’inizio si svolgeva In tre serate ma per qualche tempo solo l’ultima fu trasmessa integralmente attorno alle ore 21. Nelle altre due la televisione si collegava dopo le 22.
Nel 1956 il Festival fu riservato a cantanti debuttanti. Vinse Franca Raimondi con Aprite le finestre, una canzone che divenne simbolo della speranza . Celebre il primo verso della seconda strofa (Aprite le finestre al nuovo sole), Il 1957 segnò un nuovo successo di Claudio Villa che insieme a Nunzio Gallo cantò Corde della mia chitarra. Da notare un brano divenuto cult: Casetta in Canada con un testo decisamente fuori dall’ordinario dove si parla di un certo Pinco Panco il quale incendiava sistematicamente tutte le graziose casette che il protagonista Martino si costruiva.
L’edizione del 1958 sancì il trionfo di Domenico Modugno e Jonny Dorelli. Nel blu dipinto di blu (Volare) aprì un’epoca nuova.( tra l’altro, Modugno fu il primo autore a interpretare la propria canzone).Volare divenne la canzone simbolo di un’Italia che sentiva giunto il momento del “decollo” dopo gli anni duri del dopoguerra. E l’anno dopo sempre Modugno-Dorelli tornarono al successo con Piove meglio conosciuta per il ritornello Ciao ciao bambina. Un momento di malinconia dopo l’ottimismo di Volare.
La formula di un brano cantato da due interpreti, adottata dal 1953, (unica accezione il 1956), consentiva di dare versioni differenti. Ad esempio, al prorompente ed emozionante Modugno fece riscontro il misurato, raffinato Dorelli che apparteneva al filone dei cantanti “confidenziali”. Dorelli ha partecipato a ben nove edizioni del Festival e una volta ne è stato il presentatore.
Questa varietà di toni fu adottata con successo anche da Renato Rascel con Romantica la sua interpretazione, più tradizionalista, che si era affiancata da quella di Tony Dallara considerato uno dei maggiori esponenti dei c,d, urlatori.
Per la vittoria di Romanticadopo il biennio di Modugno si parlò allora, di restaurazione melodica Eppure, sebbene in modo diverso anch’essa era innovativa per questa duplice versione che ne evidenziava la duttilità (da ricordare anche il peculiare timbro della la cover incisa da Dalida che ebbe successo in Francia).
Il 1961 vide l’esordio al Festival di Adriano Celentano con uno dei suoi storici successi : 24mila baci che si classifico secondo (in coppia con Little Tony un duo decisamente rock) . Ma a prevalere fu la melodica Al di là cantata da Luciano Tajoli uno dei grandi protagonisti della canzone italiana e da Betty Curtis che aveva un’impostazione canora innovativa. Quella edizione vide anche il debutto di Mina, Milva, Giorgio Gaber.
Nel 1962 vittoria di Addio,addio ! condotta al successo da due “pesi massimi” come Claudio Villa e Domenico Modugno. L’anno successivo fu invece la volta di Uno per tutte cantata da Tony Renis ed Emilio Pericoli ma si ricorda anche il successo discografico di Giovane giovane con Pino Donaggio – Cocky Mazzetti.
E arriviamo al famoso festival del 1964 noto per l’esclusione dalla finale diUna lacrima sul viso, una delle più famose canzoni di tutti i tempi perché Bobby Solo, a causa di una raucedine non poté cantare dal vivo; Gli fu concesso di esibirsi in playback ma fuori concorso.
Vinse Gigliola Cinquetti (in coppia con Patricia Carli ) con Non ho l’età. Gigliola Cinquetti che aveva allora 16 anni fu anche la prima italiana a vincere l’Eurofestival.
Bobby Solo ebbe la sua rivincita l’anno successivo conSe piangi, se ridi cantata in coppia con il gruppo statunitense The Minstrels. In quella stessa edizione, che si caratterizzò come la precedente per la presenza di famosi cantanti stranieri i Mistrels e Wilma Goich ebbero grande successo con Le colline sono in fiore mentre Pino Donaggio e Jody Miller lanciarono Io che non vivo, un evergreen internazionale.
Nel 1966 tornò alla vittoria, per la quarta volta Domenico Modugno con Dio, come ti amo in coppia con Gigliola Cinquetti ma il maggior successo arrise alla seconda classificata Nessuno mi può giudicare che segnò l’esordio di Caterina Caselli in abbinamento con la inconfondibile voce di Gene Pitney che è stata definita alta, tenorile, metallica. Fece invece sensazione l’esclusione dalla finale di Celentano con Il ragazzo della via Gluck, un brano destinato a divenire mitico con cover in molte lingue. Oramai con l’avvento dei cantanti stranieri e dei cantautori il Festival conobbe un’ altra evoluzione…
Ho già detto che la gente intonava i ritornelli o le intere canzoni. D’altronde, nei primi
anni ’50 i registratori erano praticamente inesistenti e i giradischi erano appannaggio dei ceti medio alti. Le canzoni le trasmetteva la radio ma anche qui con parsimonia. Quindi se volevamo sentire una canzone era più facile canticchiarla.
Da notare che anche nei decenni successivi, fino all’avvento di internet, se non acquistato il disco o la cassetta o se non le avevi registrate a suo tempo, non riuscivi più a trovare brani degli anni passati anche perché i negozi vintage erano davvero rari. E stato in questi ultimi venti anni che abbiamo recuperato motivi degli anni giovanili spesso ormai dimenticati. Poi ,con il web, tutto è cambiato. Non c’è più bisogno di far appello alla memoria o di andare alla ricerca di LP o di CD come in una sorta di “caccia al tesoro” . Basta un clic e …hic et nunc ! Ma non sono sicuro che sia davvero un vantaggio.
Gabriele Parenti

Lascia un commento