
Il Cremlino ignora il “regime di silenzio” proposto da Zelensky: 12 morti e 39 feriti sotto le bombe.
Mentre il Presidente ucraino dichiara il cessate il fuoco unilaterale per mettere alla prova Mosca, un raid missilistico devasta il cuore di Zaporizhzhia. Sale la tensione in vista delle celebrazioni del 9 maggio.
La speranza di un breve respiro per la popolazione civile è durata meno di un battito di ciglia. A poche ore dall’annuncio del Presidente Volodymyr Zelensky circa l’avvio di un regime di silenzio unilaterale, le forze russe hanno risposto con un brutale attacco missilistico su Zaporizhzhia. Il bilancio è drammatico: 12 vittime accertate e almeno 39 feriti, tra cui diversi bambini estratti dalle macerie di edifici residenziali sventrati.
Nella tarda serata di ieri, Zelensky aveva sorpreso la comunità internazionale dichiarando l’intenzione dell’Ucraina di interrompere ogni operatività bellica a partire dalle 00:00 del 6 maggio. «Riteniamo che la vita umana sia un valore incomparabilmente più grande della celebrazione di qualsiasi anniversario», aveva dichiarato il leader ucraino, riferendosi alla parata del 9 maggio a Mosca. L’obiettivo dichiarato era verificare se il Cremlino fosse realmente intenzionato a una distensione o se le recenti aperture russe fossero solo propaganda.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere, ma è arrivata sotto forma di esplosioni. I missili hanno colpito un quartiere densamente popolato, centrando infrastrutture civili e condomini. Secondo fonti locali riportate da RaiNews, le operazioni di soccorso sono ancora in corso e il numero dei feriti potrebbe aggravarsi nelle prossime ore. Molte persone si trovano in ospedale in condizioni critiche.
L’attacco getta un’ombra gelida sui tentativi di mediazione internazionale. Se da un lato il Presidente Putin aveva ipotizzato una tregua per il Giorno della Vittoria, i fatti sul campo smentiscono qualsiasi volontà di dialogo. Kiev ha già fatto sapere che la “mano tesa” non può essere ripagata con il sangue dei civili e che il 6 maggio mostrerà al mondo se la Russia ha ancora un briciolo di credibilità negoziale.Mentre i residenti di Zaporizhzhia scavano tra le macerie, il cessate il fuoco sembra già un ricordo sbiadito prima ancora di essere pienamente attuato.
Episodi come quello di Zaporizhzhia sono la prova che la parola “tregua” è stata svuotata di significato, trasformandosi in una trappola comunicativa che lascia sul campo solo ulteriori macerie e sfiducia.
Giuseppe Basilico

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