
L’evento di Bernie Sanders al Salone del Libro di Torino, sabato 16 maggio nell’Auditorium del Lingotto, è stato senza dubbio uno dei momenti centrali e più travolgenti della manifestazione.
E forse è il segno che anche in Italia esiste una certa voglia di socialismo. O almeno una forte domanda di giustizia sociale, di uguaglianza, di conflitto democratico contro il potere dei ricchi.
L’incontro è andato sold out. L’Auditorium, inizialmente predisposto per 1.600 posti, ha dovuto aggiungere altre 300 sedie per provare a contenere la folla. E Sanders, nonostante i suoi 84 anni, riesce a parlare ai giovani, ai lavoratori, a chi non si rassegna all’idea che il mondo debba essere governato da pochi miliardari.
Durante la presentazione del suo libro “Contro l’oligarchia”, edito in Italia da Chiarelettere, Sanders ha sferrato un attacco durissimo al sistema economico e politico degli Stati Uniti. Non più soltanto una democrazia attraversata da pesanti diseguaglianze, ma ormai una vera oligarchia: un governo di miliardari, per i miliardari.
Ha fatto nomi e cognomi: Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos. Li ha accusati di un’avidità smisurata, denunciando una concentrazione di potere e ricchezza senza precedenti nella storia recente. I ricchi sono diventati ultraricchi, mentre milioni di persone lavorano, faticano, si impoveriscono e perdono fiducia nella democrazia.
Molto importante anche il passaggio sull’intelligenza artificiale e sui robot. Sanders non ha fatto un discorso nostalgico o antitecnologico. Ha detto una cosa moderna e giusta: se l’AI aumenta la produttività, quei benefici non possono finire soltanto nelle tasche degli azionisti e dei grandi proprietari delle piattaforme. Devono essere redistribuiti alla collettività. Devono servire a ridurre l’orario di lavoro a parità di salario, rafforzare il welfare, liberare tempo di vita.
Altrimenti la nuova rivoluzione tecnologica diventerà soltanto una gigantesca macchina per arricchire ancora di più chi è già ricchissimo.
Sanders ha poi ribadito un punto decisivo: contro la deriva autoritaria e oligarchica non basta indignarsi. Bisogna organizzarsi. La democrazia non è uno sport da spettatori. Le persone ordinarie devono unirsi e lottare. Divisi si perde. Uniti si può vincere.
Ha parlato anche di Trump e delle ragioni del suo ritorno. Pur criticando duramente l’establishment e gli errori storici del centrosinistra, Sanders ha lanciato un appello all’unità per battere la destra autoritaria.
Ma qui sta il punto: l’unità non può essere una parola vuota. Si costruisce dando alle persone una ragione per tornare a credere nella politica. E questa ragione non può essere il piccolo cabotaggio, il moderatismo senz’anima, il “meno peggio” permanente.
La ragione deve essere una promessa forte di giustizia sociale.
Per questo l’evento di Torino è stato importante. Ha mostrato che anche in Italia c’è fame di una sinistra che dica le cose come stanno: i ricchi sono diventati troppo ricchi, il lavoro troppo debole, la democrazia troppo esposta al potere del denaro.
Sanders ha infine richiamato l’importanza dei legami internazionali, dicendo che il popolo degli Stati Uniti auspica un rapporto forte e positivo con l’Europa per affrontare insieme le grandi sfide globali: la crisi climatica, le disuguaglianze, la difesa della democrazia.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha incontrato il senatore. Noi siamo contenti di questo incontro, convinti che il socialismo nella democrazia sia una prospettiva necessaria per una sinistra moderna.
Enrico Rossi

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