C’è qualcosa di francamente ridicolo nella pseudo battaglia per la libertà di informazione che sta conducendo Santoro ad esclusivo beneficio del suo conto in banca, e l’unico aspetto positivo di questa vicenda sta nel constatare che comincia ad affacciarsi qualche sano – benché tardivo – dubbio nella testa dei suoi più accaniti sostenitori, che ora iniziano a porsi qualche domanda più che lecita sulla effettiva bontà della aspirazione al martirio mediatico che ha contraddistinto larga parte della carriera di questo giornalista che, desiderando da sempre accreditarsi come scomodo, ha in realtà badato solo ad alimentare un culto personale affatto comprovato dagli eventi.
Lo diciamo subito, tanto per essere chiari: Santoro non ci piace e non da ora. Non ci piace la sua vena da piccolo Robespierre, non ci piacciono le sue trasmissioni senza contraddittorio, non ci piace la mancanza di obbiettività che inficia ogni suo tentativo di inchiesta sui problemi del nostro paese ma soprattutto sullo svolgersi della vita politica – non ci piace quella sua spocchia da “Io possiedo la verità assoluta” con cui si approccia a chiunque, come se tutti gli fossimo inferiori per il solo fatto di non chiamarci Michele Santoro e di non godere, quindi, delle sue illimitate possibilità intellettuali, ovviamente precluse a noi esseri umani di serie B. Fatta questa premessa, ci pare che il cerino, questa volta, gli sia rimasto in mano, sarà perché il giochetto del martire che si allontana di spalle alla telecamera cantando Bella ciao gli è riuscito una volta e non può pretendere di fare il bis, sarà che questo paese, strangolato da una crisi economica che pare aggravarsi di ora in ora, è forse meno disponibile a credere all’eroe che se ne va solingo ed inflessibile con sette milioni di euro di denaro pubblico in tasca, sarà pure un segno dei tempi, talmente bui da non permettere più neanche eleganti cazzeggi sul limite del paradosso, ma Santoro è finito nel classico cul de sac per la voglia di strafare che gli ha preso la mano. Il pistolotto da lui pronunciato nell’ultima puntata di Annozero ci è sembrato francamente imbarazzante per lui che, forse eccessivamente preso dal sacro furore delle sue certezze, si è rivolto direttamente al suo partito di riferimento, ovvero il Pd, accusandolo di non considerarlo una risorsa – ora, che la Rai sia esclusivo terreno del potere politico lo sanno anche i bambini, ma che Santoro accrediti la sovranità dei partiti sul servizio pubblico, della cui libertà, a parole, vorrebbe farsi paladino, ci pare un divertente eppure eclatante segno della sua poca coerenza. Così come ci pare straordinariamente ironico che proprio il Robespierre de noantri si sia infuriato per la trasmissione L’ultima parola, condotta da Gianluigi Paragone sulla sua stessa rete di appartenenza, ovvero Raidue, che ha osato trattare del suo caso e giudicarlo – o bella, il maestro dei processi in contumacia e senza possibilità di contradditorio si è urtato di essere stato sottoposto allo stesso trattamento di cui è maestro, ed ha telefonato infuriato al Dg Masi minacciando di annullare la trattativa per la buonuscita e di ritornare in onda con Annozero. Hanno la pelle delicata, questi giustizialisti in servizio permanente effettivo, non c’è che dire, ma in realtà tutto, o molto, si riduce ad una mera questione di immagine che Santoro avverte di aver messo in serio pericolo, e questa volta ha davvero fatto tutto da solo. I particolari della sua trattativa con la Rai che, da fonti giornalistiche per ora non smentite, apprendiamo essersi attestata su “uno «scivolo» di 2 milioni e mezzo di euro più un contratto di collaborazione per sette puntate di docufiction da 1 milione di euro l’una, così da sfiorare i 10 milioni di euro di incasso garantito per lui e la sua futura società di produzione tv” sono usciti sui media, circolano in Rete, accendono dibattiti fra coloro che arrivano a fine mese con estrema fatica e non sono più disposti ad accreditare Santoro della patente di paladino dei deboli e martire della libertà di espressione. E così il nostro eroe, pur avendo le spalle economicamente ben coperte, si vede in bilico sul piedistallo, pronto a cadere come le statue di Saddam o di Stalin, il che non si addice affatto ad un personaggio che ha costruito la sua fortuna, e soprattutto la sua fama mediatica, sulla sua presunta sfida alle lobbies che controllano l’informazione e che invece potrebbe far la fine che tocca ai dittatori, ovvero cadere in mille pezzi e scivolare nell’oblio. Se è vero che è felice quel paese che non ha bisogno di eroi, ci pare che di Santoro si possa serenamente fare a meno, ci dispiace solo che il canone che siamo costretti a versare alla Rai per un servizio pubblico completamente in mano alla politica debba coprire d’oro le velleità di un piccolo Robespierre e lasciarci, come sempre, in braghe di tela.
ChiBo

Strano lei Cartoni, qui scrive che il merito va premiato, poi sulla pagina relativa alla magistratura si trova daccordo con chi vuole abbassare loro lo stipendio, non sarà mica invidioso dei magistrati? Perche guardi, se c’è un lavoro che si ottiene con una difficola enorme è proprio il concorso per divenire magistrati.
Quanto al sottoscritto, parlo in genere direttamente senza sotterfugi, l’invidia dei 22 anni è inesistente nella mia mente, visto che verso i 40 mi trovo assai meglio, certo sui loro salari l’invidia potrei anche averla, e allora?
Lei che ama tanto i merletti della lingua latina, mi diventa spesso come il Calderoli nazionale, evidentemente in Italia vi scegliete bene i rappresentanti.
Beh ,credo che comunque il merito vada premiato . E Santorto è bravo ad infinocchiare (giusto il termine) i teledipendenti alle prese con le proprie piccole e grandi insoddisfazioni . Come bravi sono i ragazzotti muscolosi che rincorrono la palla (alla faccia degli invidiosi). O gli attori cinematografici o teatrali ,o televisivi .
Ed il talento e la bravura vanno riconosciuti e pagati .
Ma non in modo indiscriminato ed al di sopra di ogni misura (penso al confronto con chi è bravo a fare il proprio dovere sul posto di lavoro) .
E’ questo l’inghippo : si è perso ogni senso della misura .Est modus in rebus ,dicevano un tempo . Ma nel nostro Paese si è voluto abolire anche il latino ,riammesso poi solo come espressione di virtuosismo. E ne paghiamo le conseguenze…
Quanto infine alle “facce di bronzo” ,l’essere un Paese di artisti credo distorca un poco la questione .
Cara Chiara, questo “pezzo” me lo hai letteralmente levato di bocca…
Ma dovresti continuare, perché la lista é lunga, troppo lunga….e di questi personaggi ne é pieno il mondo.
Ma vedi, questo fa parte di un puzzle del quale siamo tutti responsabili, perché accettiamo da decenni ingiustizie simili, senza far nulla perché tutto questo finisca! Anzi noi stessi “fabbrichiamo” questi idoli.
Se questo “sistema” permette ad un tipo come Santoro di ricevere tranquillamente 10 milioni di euro, lui fa benissimo a prenderli, la colpa é di chi lo ha fatto divenire un “mito”.
Non ti scandalizza il fatto che dei ragazzotti sui 22 anni tutti muscoli siano comprati e venduti per milioni e milioni di euro solo per correre dietro ad una palla?!? Fosse per me, tutto questo finirebbe prestissimo, nessun salario potrebbe arrivare neanche lontanamente al milione di euro, per quei ragazzotti belli da vedere ma assoultamente inutili nel rincorrere il pallone, uno stipendio che non potrebbe superare i 3000 euro al mese (solo per i piu’ bravi), e con questa regola, via via per tutti gli altri!
Santoro, bene, che se ne vada pure dalla Rai come tantissimi comuni mortali se ne vanno perché cacciati o licenziati dal loro posto di lavoro, ma nessun premio che sia superiore a quello della gente comune.
Per tutti gli attori che fanno vite al di sopra della gente normale, recitandola solo nei film per i quali sono pagati milioni di euro, un “premio” di 5000 euro a film sarebbe piu’ che sufficiente, e cosi via per parlamentari, ministri, direttori di azienda e per tutti gli altri.