
Chiariamo subito: MNGA non è una parolaccia, ma l’acronimo di “Make Naples Green Again”. Un gioco di parole che suona familiare e che, unito al rosso vivo del cappellino trumpiano, segna l’avvio della campagna elettorale di Sangiuliano in Campania. La trovata non passa inosservata, anzi colpisce per l’originalità e per quella punta di ironia che lascia stupiti gli elettori abituati a un Sangiuliano misurato, più professore che gladiatore. Eppure eccolo lì, col berretto in testa, pronto a sfidare gli avversari e a prendersi la scena in una corsa regionale che promette scintille. L’ex ministro appare determinato, ma anche animato da una rabbia sottile per le vicende che lo hanno costretto alle dimissioni. Il destino, beffardo, gli mette di fronte proprio la protagonista del suo addio ministeriale, che ora siede dall’altra parte dello schieramento, pronta a rendergli la campagna tutto fuorché rilassata. E allora la domanda nasce spontanea: chi glielo ha fatto fare? Dopo aver fatto il ministro – e che ministro – perché rimettersi in gioco nella politica regionale dove la competizione è feroce e il margine d’errore minimo? A guardarla bene la mossa sembra quasi un atto di riscatto, una sfida personale dopo quel celebre episodio domestico che lo vide soccombere alle ire di una signora fin troppo passionale, con tanto di ferita e sangue versato. Una scena che i media non hanno certo dimenticato e che ora rischia di tornare a galla ad ogni comizio. Da giornalista esperto Sangiuliano sa bene che l’opposizione non gli lascerà parlare di programmi, ma lo trascinerà di nuovo in quella storia con toni polemici e malizie assortite. Del resto le campagne elettorali di oggi non conoscono cavalleria: nelle dispute non ci sono prigionieri e chi non alza la voce resta muto. I dibattiti sembrano più un’arena che un confronto di idee, e non è detto che l’ex ministro abbia il temperamento per calarsi nel ruolo del gladiatore mediatico. Eppure eccolo lì, sorridente, col berretto rosso e lo slogan che mescola ambientalismo e provocazione. Un’operazione di marketing politico più americana che napoletana, ma in tempi di social e slogan lampo tutto è comunicazione. Forse vuole dimostrare di essere ancora in campo, di poter dettare i tempi e non subirli. Resta però il dubbio che tra una battuta e un cappellino la sostanza politica rischi di perdersi. Sangiuliano, uomo di cultura e di parola, avrebbe potuto contribuire alla campagna come testimonial, raccontando risultati e visioni. Invece ha scelto di indossare il berretto rosso e scendere nell’arena. Un gesto simbolico, certo, ma anche un salto nel vuoto. Perché tra il “Make Naples Green Again” e il “Make Sangiuliano Great Again” il confine, ormai, è davvero sottile.
Angelo Santoro

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