• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Saluzzo segreta nel nuovo romanzo di Gian Maria Aliberti

Presentato a Saluzzo lo scorso 23 novembre da mons. Bodo e da Giovanni Quaglia, venerdì 1° dicembre il romanzo di Aliberti sarà illustrato al Circolo “ ‘l Caprissi” di Cuneo, presieduto da Franco Civallero, ancora da Quaglia e dal presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo.

di Aldo A. Mola | 27 Novembre 2023

Saluzzo segreta nel nuovo romanzo di Gian Maria Aliberti

Quasi con presentimento dell’intreccio tra grande e piccola Storia, tra le cronache dei luoghi e il flusso del tempo, è da poco in libreria il nuovo romanzo storico di Giovanni Maria Aliberti Gerbotto di Casteldelfino, L’enigma del Palazzo (BB Europa edizioni, 2023), dichiaratamente scritto “da un’idea di Erica Pellegrino” e pubblicato con il concorso di tanti amici dell’Autore, da Marco Lamberti  al fotografo Davide Tolis ed al cartellonista Franco Giletta, cui si deve la copertina.

   Lo “scribacchino”, come con calibrata autoironia Gian Maria Aliberti si definisce nel nuovo romanzo, colpisce ancora. Nell’esordio fa ripescare dalle acque del Po, ai Murazzi di Torino, il corpo di Giovanni Quaglia, che, già consigliere regionale, presidente della Provincia di Cuneo e poi della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, da Grande e Pio Elemosiniere ha accettato di recitare la parte. Nelle pagine seguenti chiama a raccolta personaggi di fantasia e la folla degli amici di sempre come Giovanni Battista Ballarino, “il gioielliere del Re”, per dar corpo a un’arzigogolata favola dal finale probabilmente lieto, anche se di Quaglia nel corso del romanzo si perde memoria.

   L’Autore gioca a rimpiattino con il lettore. Poiché un ramo dell’indagine sulle cause della misteriosa “scomparsa” del Presidente per antonomasia riguarda il suo interessamento per un antico edificio saluzzese, Aliberti dirotta le indagini e quindi il racconto da Torino alla plaga per lui più familiare e congeniale: la Proincia Granda, già scenario di tante sue precedenti opere. E lì campeggia personaggi cari al suo stile narrativo di poligrafo rapido e accattivante. Ne è esempio lo scaltro maresciallo dei carabinieri Siviero, sempre pronto a carpire e a far proprie le intuizioni altrui, a cominciare da quelle dell’onnivoro brigadiere Seminara. Protagonista anche in questo romanzo, come già in L’asta del tartufo incentrato sull’onnipresente Federico Borgna, sindaco di Cuneo e presidente della Provincia, il “maresciallo”, icona della letteratura e della cinematografia postbellica, non esita e rivolgersi al “caro Gian Maria” appellandolo “imbrattacarte dalla penna facile”, imperversante non solo in quotidiani e settimanali nazionali ma soprattutto a beneficio dei fogli locali, e si merita una risposta che è capolavoro di ambiguità: “Ma se sai bene che non ho mai scritto di cronaca, in vita mia. Solo spettacolo. E per di più sai bene che non faccio più il giornalista. Ora sono un semplice professore di provincia. Insegno Cittadinanza [maiuscolo nel testo], diritto, alle superiori, forse non ricordi che ho fatto legge...”. Ove chi si laurea in giurisprudenza suona come colui che “fa le leggi”: un Numa Pompilio, magari completo di più o meno attendibile Ninfa Egeria.

   La memoria della giurisprudenza diviene buon pretesto per evocare nel romanzo avvocati saluzzesi (alcuni facilmente individuabili, altri proposti alla sagacia del lettore) e lo studio notarile in pieno centro nel quale il maresciallo Siviero irrompe con il sempre vorace brigadiere Seminara dopo essersi fatto annunciare dalla sirena a tutto volume: motivo di sgomento e di insoddisfatta curiosità in una cittadina che da secoli si affaccia su unica via, spartiacque tra “casco antiguo” e contado.

   Rovello inesausto di Gian Maria Aliberti, sorridente a cinquantun anni come ne avesse trenta di meno, a ben vedere è soprattutto la sua città di elezione, Saluzzo, “dove tutti sanno tutto di tutti e dove chiunque viene sottoposto a immediata radiografia sociale e psicologica, senza trascurare i commenti sulle possibili eredità imminenti o future, dato che ogni vincolo di parentela di ogni passante è noto, alla attenta cittadinanza”. Una città immobile e…immobiliare, pronta a riciclarsi nei secoli e ben nota per le esposizioni d’arte e antiquariato, nate come mostre di mobili grazie al celebre Amleto Bertoni, sarto, arredatore, artefice dell’artigianato aulico, meritevole di far da esca alla fantasia di Aliberti.

   Quel reticolo nasconde innumerevoli storie e altrettante leggende, una fantasmagoria di minute realtà avvolte in nuvole cangianti di indistricabili congetture, non sempre generose, anzi assai spesso intrise di pettegolezzi e malignità. È il recinto della “città vecchia”, uguale in tutt’Italia, nei romanzi di Leonardo Sciascia e nelle lievi geometrie di Italo Calvino, popolata di palazzi “antichi”: un intrico di volumi che si sono addossati nei secoli e con Saluzzo formano uno tra i tessuti urbani “da cartolina” più suggestivi non solo del “Vecchio Piemonte” ma del Bel Paese. Valga d’esempio il celebre quadro di Carlo Pittarra (1835-1891): celebrazione del fasto della “saluzzesità”.

   Come si legge in Saluzzo. Un’antica capitale,di autore anonimo ma con dotta prefazione di Gianni Rabbia, all’epoca presidente della Fondazione della locale Cassa di Risparmio (Roma, Newton Compton, 2001), alle soglie del Terzo millennio Saluzzo ha più o meno lo stesso numero di abitanti di quando cessò di essere la città i cui Signori battevano moneta e finì preda prima dei francesi e poi dei duchi di Savoia, che si affrettarono a sostituirvi le insegne e persino i santi. Non solo. Verso la collina Saluzzo ha ancor oggi la stessa linea di confine di fine Quattrocento: la stradina ciottolata di Santa Chiara che sale alla fontana della Drancia, dirimpetto al Castello, e prosegue, con altro respiro, verso San Bernardino, sepolcreto del conte-scienziato-mago Giuseppe Angelo Saluzzo di Monesiglio e dei suoi inarrivabili figli: Roberto, Annibale, Cesare e Diodata, la poetessa che in piena Restaurazione osò cantare Ipazia, la filosofa straziata dai “cristiani”.

Le bacche dell’albero misterioso

Con abile guizzo creativo il giornalista-scrittore, cittadino onorario di Casteldelfino, in quello spazio incantato avvia il lettore alla scoperta del “segreto” che origina il romanzo: perché mai una scombiccherata combriccola di saluzzesi senza special nomea avesse creato addirittura una società per procacciarsi il diruto palazzo che il mecenatesco Giovanni Quaglia voleva salvare dalla rovina, restaurare e donare alla cittadinanza, sempre bisognosa di spazi per libero confronto culturale.

   Ufficiale al merito della Repubblica, Eques di vari Ordini anche religioso-cavallereschi e insignito di una onorificenza vaticana su impulso di monsignor Cristiano Bodo, vescovo di Saluzzo (protagonista del suo romanzo Omicidio al Vescovado), riecheggiando venturose iniziazioni Gian Maria Aliberti narra le erculee novelle fatiche affrontate dal maresciallo Siviero e dal brigadiere Seminara alla ricerca del saluzzese Graal: “Superarono tre grandi stanze e due più piccole con il soffitto un poco spiovente poiché evidentemente assecondavano l’inclinazione del tetto. Giunti alla terza stanza di quel gruppo di piccoli vani, s’imbatterono in una stanza senza sbocco”. Per un istante si sentirono in gabbia. Era il fallimento della loro indagine? Se si fossero arresi forse avrebbero avuto “un posto da vigilantes alla Fiat” che (scrive Aliberti, che forse ne conobbe più di uno) “per un ex carabiniere si trova sempre”. Non cedettero: “quella partita andava giocata e vinta”. Al centro della parete si ergeva un vecchio schedario di legno, con una grande saracinesca”. Lo forzarono e scoprirono… Che cosa? Essa celava l’accesso al luogo incantato, ove vegetava la pianta fatata, dalle bacche estasianti.

   A quel punto, come non evocare il celeberrimo architetto di giardini Paolo Pejrone, presidente dell’Associazione di storia e arte di Revello, noto in tutta Europa, per saggiare quel frutto portentoso?

   Come sempre quando si narra di un “giallo”, lasciamo al lettore l’esplorazione della storia e richiamiamo l’analogia tra la Pianta (o Mappa) topografica della Città e l’arcana salvifica Pianta (trasfigurazione vegetale del Vitriol), agognata dai suoi cultori. Essa rimanda a quelle che circondano la Fontana della Giovinezza affrescata nel Castello della Manta, anzi la Fontana stessa, scaturigine di eterna giovinezza e celebrazione della vita, lungi dai toni lugubri, detestati dai Carmina degli antichi goliardi: rappresentazione non di una piccola gara tra “politici” d’antan (come qualcuno ora ipotizza) ma dell’eterno duello tra la bellezza della Vita e lo squallore della Morte.

   In un romanzo molto profano, Gian Maria Aliberti scioglie un inno alla Natura naturans, alla ri-generazione. Esorta a moltiplicare giardini e alberi e fiori anche nei “centri storici”, negli antichi borghi, ovunque possa germogliare la Vita. E, alla disperata, a collocare almeno provvisoriamente un Albero per ravvivare una piazza lastricata come l’abete valmairino al centro di quella di San Pietro a Roma, abbracciata dal Colonnato di Bernini e aperta all’Universo.

Aldo A. Mola

La copertina di L’enigma del Palazzo di Gian Maria Aliberti. Lo scorcio di Saluzzo è dominato dal profilo dell’autore e dal ritratto di Giovanni Quaglia. Classe 1972, onusto di insegne cavalleresche della Repubblica e vaticane, giornalista da vent’anni, laureato in legge, carabiniere (dopo il “servizio” lo si è per sempre), giornalista e docente a Cuneo, Aliberti ha collaborato a quotidiani e settimanali nazionali e a numerosi programmi televisivi. Da quelle esperienze ha tratto libri di ampio successo, quali Visti da vicino (pref. di Alain Elkan) e Il vippaio (pref. di Maurizio Costanzo). Tra i suoi romanzi L’Ordine del Vero (pref.diRobertoGiacobbo), La brava gente (pref. di Alessandro Meluzzi), La piena assassina (pref. del colonnelloMario Giuliacci), con protagonista il banchiere Beppe Ghisolfi.

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, europa, fallimento, giurisprudenza, italia, merito, natura, personaggi, repubblica, roma, romanzi, savoia

Info Aldo A. Mola

Nato a Cuneo nel 1943, Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d’oro di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria, e, dal 1992, contitolare della cattedra “Pierre-Théodore Verhaegen” dell’Université libre de Bruxelles.
È direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dell’Associazione di studi sul saluzzese e del Centro studi e ricerche “Urbano Rattazzi” di Alessandria. Interessante anche il suo ultimo saggio, Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922, da cui si scopre che la «marcia su Roma» dei fascisti in realtà non sarebbe mai avvenuta.
Editorialista del quotidiano Il Giornale del Piemonte e coordinatore editoriale de Il Parlamento italiano 1861-1992, Mola ha organizzato numerosi convegni di studi, specialmente per il Ministero della Difesa (Garibaldi, generale della libertà nel 1982, e la serie Forze Armate e Guerra di Liberazione). Direttore di collane di storia per vari editori, è, dal 1967, autore di saggi. Nel 2004 riceve il Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Monarchico, è presidente di quella Consulta dei Senatori del Regno che sostiene Amedeo di Savoia-Aosta nella disputa sulla successione, e da anni sollecita il rientro in Italia delle salme dei sovrani Vittorio Emanuele III, che è tumulata ad Alessandria d’Egitto nella Cattedrale di Santa Caterina, della moglie Elena, sepolta a Montpellier, e di Umberto II e Maria José, seppelliti ad Altacomba, in Alta Savoia.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti