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Sala piange, la stampa tace

Due soli quotidiani nazionali hanno dato ampio risalto alla vicenda: Il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano. Eppure ieri sera in Consiglio Comunale, Sala ha pianto (metaforicamente) come se chiunque, da Topolino a Playboy, gli avessero dedicato la prima pagina. Eppure la vicenda della partecipazione di Sala a una società con il patron di Engineering Galli non era una cosa da poco.

di Luca Rampazzo | 14 Luglio 2026

Due soli quotidiani nazionali hanno dato ampio risalto alla vicenda: Il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano. Eppure ieri sera in Consiglio Comunale, Sala ha pianto (metaforicamente) come se chiunque, da Topolino a Playboy, gli avessero dedicato la prima pagina. Eppure la vicenda della partecipazione di Sala a una società con il patron di Engineering Galli non era una cosa da poco.

La vicenda riguarda Finalter S.p.A., società di consulenza costituita nel 2015 e partecipata per il 20% da Giuseppe Sala e per l’80% da una società riconducibile alla famiglia di Pietro Galli, storico collaboratore del sindaco ai tempi di Expo 2015. Con l’elezione a sindaco, Sala ha conferito la propria quota in un trust (denominato “Inter”), sostenendo di essersi così completamente spogliato della gestione dell’investimento e di non essere stato a conoscenza delle successive operazioni societarie. L’attenzione della Procura si è concentrata sui rapporti economici tra Finalter ed Engineering, società nella quale Galli ha ricoperto incarichi, per verificare la natura e la regolarità di alcune consulenze. Sala ha ribadito di non aver mai partecipato alla gestione di Finalter dopo il conferimento della quota nel trust, mentre gli inquirenti stanno verificando la documentazione relativa ai rapporti commerciali della società.

Ecco, a valle di tutto questo, il Sindaco, bontà sua, ha deciso di presentarsi in Consiglio Comunale e fare quello che gli viene meglio. La vittima.

Vittima di un oscuro complotto, politicamente motivato, in cui la notizia sarebbe potuta esistere solo perché i giornali volevano mettere in prima pagina la sua “fotina” (cit.). Ora, dobbiamo capirci: se ad avere un trust con Galli fossi stato io, in effetti, non sarebbe importato nulla a nessuno. In parte perché io in foto vengo molto peggio di lui, in parte perché se io voglio comprare servizi da Engineering lo devo fare coi soldi miei e non posso usare i soldi dei Milanesi. Ma lui non accetta critiche sulla sua onestà. Lui non ne ha mai fatte su nessuno. Figurarsi. Dopotutto mica ha impugnato l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi. Ce lo siamo immaginati tutti.

Ma soprattutto, come accade SEMPRE, dall’urbanistica in poi, quando qualcuno lo becca in situazioni discutibili, lui si inalbera e poi, già che c’è, dà ragione a chi dubitava eliminando le cause delle critiche. Nella vicenda urbanistica ha cambiato i regolamenti. In questa vicenda ha dato mandato al trustee di restituire le quote. E a lui, che gli volete dire? Lui ha fatto tutto giusto. Ma mica si ferma qua. Lui è un Giusto. Quindi si libera della quota. Non lo so, forse ho una idea io dell’innocenza, ma se penso di non aver fatto nulla non cedo alle pressioni. Lui sì. Peraltro non si capisce cosa dovrebbe ricavarne.

Ma lui è fatto così, se qualcuno dubita della sua capacità di camminare sulle acque, lui si inalbera, potesta, poi prosciuga i Navigli. Ha senso? No. Ma è così scenico e teatrale che come fai a prendertela con lui?

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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