
C’è un’immagine che dovrebbe inquietare chiunque creda ancora nei valori dell’Occidente. Non quella delle bombe, ma quella di uno Stato democratico progressivamente isolato sul piano politico, diplomatico, economico e culturale. Uno Stato verso il quale sembrano essere ammesse forme di ostilità che, se rivolte a qualunque altra democrazia, provocherebbero un’immediata condanna.
Israele rischia di diventare il nuovo ghetto dell’Occidente.
Il riferimento a Varsavia non è un paragone storico tra eventi diversi. È il richiamo a un meccanismo che la storia ci ha già mostrato: prima si costruisce il colpevole assoluto, poi arrivano il boicottaggio, la delegittimazione e l’isolamento. Infine tutto questo diventa normale.
Dopo il massacro del 7 ottobre il mondo avrebbe dovuto ribadire con forza il diritto di Israele a difendere la propria popolazione. Invece, con il passare dei mesi, l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sulla condanna dello Stato ebraico, mentre Hamas, gli ostaggi ancora nelle sue mani e il ruolo dell’Iran sono progressivamente usciti dal centro del dibattito.
Eppure Hamas, Hezbollah e gli Houthi non sono realtà indipendenti. Sono i principali strumenti attraverso cui il regime dei Pasdaran iraniani proietta la propria influenza in Medio Oriente e cerca di logorare Israele e gli equilibri regionali.
Ma sarebbe un errore pensare che questa vicenda riguardi soltanto il Medio Oriente.
L’Europa è un continente sempre più vecchio, con una natalità ai minimi storici e una crescente difficoltà nel difendere i propri confini, le proprie regole e la propria identità culturale. Parallelamente cresce l’influenza di movimenti estremisti che sfruttano proprio le debolezze delle democrazie occidentali. La storia insegna che gli equilibri tra i popoli cambiano anche attraverso la demografia, la forza culturale e la capacità di una civiltà di credere in sé stessa.
Il problema non è la fede religiosa di milioni di persone che vivono onestamente e rispettano le leggi europee. Il problema è l’estremismo islamista, che trova spazio quando gli Stati rinunciano a far rispettare le proprie regole e quando il senso di colpa occidentale sostituisce il buon senso.
Nel frattempo, nelle piazze, nelle università e perfino nelle istituzioni si moltiplicano campagne che non distinguono più tra il governo israeliano e il diritto stesso di Israele a esistere. È una deriva che dovrebbe preoccupare chiunque conosca la storia europea.
Il ghetto non nasce quando vengono costruiti i muri. Nasce quando un popolo viene giudicato con criteri diversi da quelli applicati a tutti gli altri e trasformato nel responsabile di ogni conflitto.
Oggi quel popolo è Israele. E ignorare ciò che sta accadendo significa rischiare di non riconoscere gli stessi meccanismi che, in passato, hanno già prodotto le pagine più buie della storia europea.
Non so quanto mi resterà da vivere , ma non venite a dirmi che non vi avevo avvisato…
Piero Terracina

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