La fantasia al potere, questa volta non è lo storico slogan del ’68, ma una versione rivisitata del sindaco di Milano Beppe Sala che, dal palco di Radio Popolare si fa avanti per scardinare quel che resta del renzismo. Alcuni hanno definito l’iniziativa di sabato uno “sfogatoio”, altri ci vedono il futuro di un partito che è passato dal 40 per cento delle europee al 18 delle ultime nazionali.
E allora Sala propone un gruppo di dieci saggi, ovviamente lui è tra questi. Dieci personalità di rilievo per creare un’alternativa a Renzi. Qua, di sinistra è rimasta solo la concezione dell’avanguardia leninista. E mentre la Lega spopola nelle piazze e tra la gente, il Partito democratico propone una sorta di conclave a porte chiuse in attesa della fumata bianca che porterà il nome di un ipotetico successore. Che sia uno o pochi il risultato non cambierà molto, perché comunque sarà una scelta oligarchica del potere che poco ha a che fare con il senso di democratia. E se Giulio Cesare traghettò Roma dalla Repubblica al Principato, con l’accentramento del potere nelle mani di uno solo con buona pace del Senato e del popolo, anche se il buon Sala dice di non voler nulla per sé detta la linea di un partito di cui neppure vuole la tessera.
Sala se la prende anche con gli scout: Milano non ha bisogno di loro. Chissà cosa ne pensa la sua vicesindaco Scavuzzo. Attacca per il mancato accordo con il Movimento Cinque Stelle e critica Milano perché troppo modesta. Peccato che Milano si mostri più per le sue week e i suoi appuntamenti che per servizi e avanguardia sociale e urbana. Tant’è che si pensa talmente in grande che poi ci si dimentica di interi quartieri e strati sociali. Sala e il PD avranno vinto nella cerchia dei Bastioni, ma il risultato appena fuori dalle mura romane parla tutta un’altra lingua, basti pensare ai Comuni dell’hinterland dove la sinistra ormai tiene appena il lumino. Eppure, lui è anche sindaco della Città metropolitana.
A Roma, Zingaretti rilancia con forza la sua proposta politica di vaste alleanze che gli ha permesso di diventare governatore del Lazio. Anche se non ha la maggioranza in Consiglio.
L’opa sul Pd è ufficialmente partita, mentre è ancora in corso la trattativa sul Governo e si fa sempre più pressante la possibilità di nuove elezioni in autunno. Sembra proprio che non siano state comprese le ragioni di una grave sconfitta, non solo viene a mancare una seria analisi politica, ma non si va al di là della concezione di un partito che sogna un ritorno all’antico e non sa guardare allo scenario completamente mutato di questi ultimi anni.
Roberto Caputo

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