E’ stucchevole lo psicodramma sui fischi a Prodi e su quelli precedenti ai segretari generali di CGIL, CISL, UIL, Epifani, Bonanni e Angeletti.
Tanto stucchevole da renderci orgogliosi della nostra differenza: ci sentiamo di sinistra, ma non di questa sinistra. E non dubitiamo che un’altra sinistra sia necessaria ed invocata da un numero sempre maggiore di Italiani che stanno prendendone coscienza.
Non aiuta al riguardo certa stampa, che ha fatto immediatamente eco alle denunce sui fischi “organizzati” e similari sciocchezze. La TV, al riguardo, è stata impietosa: i fischi che Prodi ha raccolto al Motoshow di Bologna erano abbondati. Una marea. Per cui, anche se fossero iniziati da una minoranza organizzata e prevenuta, nulla cambierebbe.
E Prodi, l’attuale maggioranza ed i loro trombettieri farebbero meglio a meditare sulla realtà che inesorabilmente registra alcuni aspetti.
Primo: è il punto più difficile da digerire. Non esiste il popolo buono che sta tutto con la sinistra nel nome del progresso che non può che essere a sinistra. Ci sono vari popoli. O, se preferite, ci sono pulsioni, sentimenti e risentimenti contrastanti e ugualmente legittimi nel popolo. Che non sta tutto con Prodi e con la sua maggioranza. Anzi!
Secondo: tra i disastri della finanziaria targata Prodi-Padoa Schioppa, la sinistra farebbe bene ad inserire anche quello di avere rivitalizzato e rilanciato un centro-destra altrimenti in crisi ed a corto di progetto e proposte.
Terzo: i fischi ai leaders sindacali e a Prodi vengono di pari passo con la caduta a precipizio in tutti i sondaggi, dell’indice di gradimento del governo, dei ministri e dei partiti della maggioranza che, se si votasse, sarebbero attorno al 42% dei voti.
Quarto: Proprio Prodi aveva detto,pochi giorni fa, che quando si fanno scelte impopolari significa che siamo nel giusto. E allora, perché questa reazione stizzita ed il solito puerile richiamo al complotto? I fischi non sono più una dimostrazione della giustezza delle scelte?
Quinto e più importante: la libertà di fischiare o c’è sempre oppure sono guai. Ed è del tutto inutile proseguire con gli esempi di una sinistra “tifosissima” dei fischi (rivolti ad altri).
S’ODE A DESTRA UN TRILLARE DI FISCHI….!
I fischi che Prodi ha raccolto al Motoshow di Bologna erano abbondati. Una marea. Per cui, anche se fossero iniziati da una minoranza organizzata e prevenuta, nulla cambierebbe.

refuso: il punto 2… dopo 30 anni di governi ininterrotto, IN TOSCANA….
Carissimo Nicola, leggo con attenzione il dibattito sui fischi e sull’appartenenza alla “sinistra”. Sull’impegno ed il disimpegno, su quale politica e perchè gli “altri” non fanno abbastanza nè bene.
permettimi di introdurre altri due elementi nella discussione:
1) quale sinistra e quale destra in questo paese ed in questa regione? L’attuale classe dirigente è espressione di un’unica cultura aureferenziata ed auto legittimata, in cui si cambia il colore della casacca ma si nega l’essenza della democrazia liberale: trasparenza, partecipazione, separazione dei poteri, cultura dello Stato e delle Istituzioni
2) dopo 30 anni di governo ininterrotto della tanto amata sinistra, senza alcuna alternativa credibile di una destra che non c’è, siamo in una condizione politico culturale che ha ben poco da invidiare alla Russia Sovietica: occupazione strategica di tutti i settori della vita civile, economica, culturale. Una cappa di piombo ed un indottrinamento contagioso e strisciante si insinua in ogni persona, nelle istituzioni e nella vita civile: perfino i coraggiosi hanno bisogno di definirsi di ” sinistra” precisando:”non di questa sinistra”.
Difficile chiarire alcune differenze di fondo.
Quale discrimine? Quali differenze concrete?Quali riferimenti per l’azione politica?
proviamo ad indicarne almeno tre:
1) l’Uomo come fine e non come mezzo dell’operare della politica
2)reale separazione dei poteri, eliminazione delle nomine politiche nelle istituzioni della vita civile ( banche, società, enti, parchi, fondazioni, mostre……)
3) rappresentanti politici scelti con le preferenze, eliminazione del quorum nei referendum, diminuzione delle assemblee ( circoscrizioni, comunità, ….)
ce n’è abbastanza per smettere di girare intorno ai problemi ed impegnarsi concretamente?
Affettuosamente Alberto Benincasa
Gentile Cariglia,
lei mi chiede dove ero quando i laici combattevano le loro battaglie. Posso risponderle che ormai, e senza retorica, ho buttato via la mia vita per combattere non in politica la stessa gente che lei ha combattuto. Ma questo non interessa. La sua domanda su cosa sono disposto a fare è giusta ma vorrebbe mettermi con le spalle al muro d’una concretezza senza calce e mattoni. Quello che posso fare è solo aiutare il mio cervello e quello degli altri a pensare, a vedere e criticare. E non è poco, perché se fosse poco non si spiegherebbe il vuoto di sensibilità politica, che è anche assenza di sensibilità estetica, quel vuoto in cui una sinistra filistea continua da decenni a spadroneggiare, a fare il buono e cattivo tempo a mani basse, a soddisfare la sua ingordigia e supponenza attraverso la falsificazione e l’alterazione del DNA emotivo prima che intellettivo di intere generazioni. Diciamo la verità, questa sinistra trombona e bigotta riesce non si sa come a far suonare i suoi campanellini anche nei cuori laici, e qua sta la sua irragionevole vittoria. A Firenze poi rilevo un procedere in ordine sparso, quasi l’intimidazione operata dalla sinistra fino a anni recenti avesse ancora effetto. Viviamo in questa città una condizione clandestina, quindi salottiera, gli stessi giornali non allineati sembrano vivacchiare alla ricerca di polemichette che hanno il tempo che trovano, senza entrare nella questione, ossia nelle forme concrete con cui si diffonde la sinistra clientelare. In questo la piccola imprenditoria non di sinistra, come studi professionali e altro, sono a loro volta coaptati e coinvolti, secondo i meccanismi che mezzo secolo di governi cattolici hanno ben insegnato. Va bene, le forze laiche hanno mancato l’elezione dei loro rappresentanti. Ma che significa? Non vorrà convincermi che l’Italia è governata solo dalla Camera e dal Senato o Firenze solo da Palazzo Vecchio? Ancora una volta il discorso è culturale, e anziché chiedermi cosa sono disposto a fare mi avrebbe fatto piacere una replica al merito delle mie affermazioni. Perché l’analisi di come in democrazia degli adolescenti sono politicamente circuiti è ancora tutta da definire. Così potrei rispondere che non sono disposto a fare nulla perché c’è ancora troppo da comprendere e pensare, per il ritardo intellettuale accumulato in decenni e decenni in cui i laici hanno vivacchiato in luoghi comuni libreschi, in un pensiero critico fatto di belle parole, di sdegni e ironia per personcine brave. Potrei anche rispondere che c’è bisogno di studio, non di letture, ma di tanto studio, di ritornare nelle aule d’università e nelle biblioteche, e poi di intuizione, di sensibilità e passione, quella che il cardinale Veltroni invocava disperatamente per i suoi proprio ieri a Roma. Prima di fare occorre l’istinto al fare, il tempo di un fare che non sia il protrarre l’esistente, e questo in tutta franchezza nell’Italia odierna è paurosamente assente, sostituito da una grande agitazione collettiva e individualista, in cui tutte le forze si elidono. Ma quando l’istinto al fare c’è, quando è il tempo del fare, allora la domanda non ha motivo d’essere posta. E poi se prima non si spengono i campanellini, il DNA emotivo che la sinistra è riuscita a piantare nei cuori dei laici, temo proprio che qualsiasi fare sarà un fare inutile. Cordialmente, Antonio Dani
Gent.mo Dani,
per contrastare quanto da lei efficacemente ricordato, noi abbiamo tentato presenze elettorali prima al Comune di Firenze, poi alla Regione Toscana. Abbiamo entrambe le volte mancato l’obbiettivo per poco, per la formidabile reazione di poteri palesi e occulti e per le intimidazioni e invasioni di campo di poteri che dovrebbero occuparsi di altro.
Non ci siamo persi di animo e presto, per iniziativa nostra, laici e socialisti della Toscana daranno vita ad un “patto” che ci auguriamo sia il primo passo per una unità più ampia.
Lei dove era quando lottavamo (anche commettendo errori) contro ciò che indica nella sua lettera? E, sopratutto, cosa è disposto a fare da oggi in poi?
Cari amici e amiche,
tutto giusto su Prodi ma entriamo nello specifico dei nostri problemi regionali. Su “ Pensa Libero ” mi sembra eluso il problema di fondo, ossia che forze di diversa derivazione ma con affinità ideologica e comune necessità strategica, dovrebbero consolidarsi e unificarsi nel concreto scontro politico e non nel fare i conti ragionando coi telegiornali negli occhi. Viviamo in una regione dove i cattocomunismi stanno letteralmente circuendo l’opinione pubblica con un bombardamento invasivo e ossessivo attraverso media, volontariato, associazionismo, iniziative di vario genere in ogni sede e a getto continuo, sul buonismo planetario, il diritto alla cittadinanza, l’accoglienza, il tutto inquadrato in una lettura ormai devozionale e codina della costituzione. In questi giorni al Mandela Forum si sta rinnovando la circonvenzione di intere generazioni in età scolare, dalle elementari alle superiori, giovani disarmati, facili prede dell’insulsa retorica martiniana, leggibile nel “bla bla bla” della presentazione ufficiale. Retorica tutta ascrivibile alla stessa bestialità intellettuale che fu di Gentile, ossia all’idealismo cattolico, ieri pescato nella trascendenza oggi nell’immanenza. Quanto avviene al Mandela Forum non è che un piccolo segnale dell’appiattimento politico e culturale a cui la Toscana è destinata nei decenni a venire. Intere generazioni, i pochi giovani della nostra terra saranno carne da cannone della chiacchiera dei sepolcri imbiancati, non sapranno come e perché difendersi quando l’equilibrio dello status internazionale sarà finito e gli attori riprenderanno brutalmente il loro ruolo. In “Pensa Libero”, così solerte a seguire le convulsioni della RnP, o le spiritosaggini d’un femminismo inacidito, o altre problematiche secondarie, non trovo una parola sullo scempio compiuto nei confronti di intere generazioni di giovani toscani, circuiti e indottrinati con gli stessi intenti subdoli degli antichi ping pong oratoriali, per i soli interessi di bottega regionale travestiti nei grandi ideali dell’umanità, talmente grandi da necessitare una sbornia collettiva. Vorrei capire se su questo sito parla e scrive gente ancora con la spina dorsale per denunciare e combattere tutto ciò o nostalgici social liberali che il venti settembre vanno a Porta Pia a santificare le fregole risorgimentali e poi al ristorante. Chiedo a Nicola Cariglia di esprimere il suo pensiero al riguardo. Antonio Dani
(a.dani@hotmail.it)
Primo : diciamo che “ popolo” starebbe ad indicare quel coacervo di interessi sociali ed individuali che la politica governativa dovrebbe riconoscere , tutelare ed in certa misura orientare e sviluppare.
Quando da quel complesso di interessi emergono timori ed insoddisfazioni ,la protesta “popolare” nasce spontanea,e non può essere solo definita “organizzata “ , o riferita a parti sociali specifiche, e classificata con distacco e dispregio tra le manifestazioni di intolleranza.
Secondo : il disappunto e l’ilarità fasulla del “prode” Presidente del Consiglio, che trova il coraggio di commentare ( per rivalutarsi ?!!?) prima di abbandonare il palco del motorshow “ ecco ,è quello là l’agitatore , è quello là il fascista “ ,sono immagini che indicano con evidenza la statura e morale e politica del personaggio .
Terzo: che la massa appecorata e volgare non sia in grado di comprendere e valutare , e debba essere assoggettata all’intellighenzia ,ai pochi od ai soli in grado di reggere le sorti del mondo è certo tipica espressione marxista ed oligarchica , che proprio nega – per definizione- ogni essenza democratica. Ed in questo il professor Prodi docet ! Ma resta espressione da combattere e cancellare da parte di chiunque legittimamente pretenda di (o quantomeno aspiri a ) usare in proprio le capacità cognitive e discernitive che sono naturale dote laica degli appartenenti alla razza umana.
Buongiorno, analisi lucida, precisa e reale. io
ho votato Prodi, ma questi non li votero’ piu’ ,mai piu’. O cambia la classe politica dirigente nel centrosinistra o il mio voto non lo vedranno piu’ , aggiungo io non sono organizzato da nessuno ma da uomo libero dico che i fischi sono oltre che legittimi anche meritati. Grazie
In proposito ho ricevuto l’email newsletter d’una girotondina del blog comunitas. Paragona i fischi e le grida di ‘buffone’ a Prodi al Motorshow di Bologna con il fatto che accadde a Milano quando Berlusconi usciva dal Tribunale e nelle scale il figlio di un magistrato gli gridò pure ‘buffone’.
Elle sostiene che Prodi di fronte agli insulti ha reagìto da gran signore, mentre il Berlusca chiamò la polizia.
A parte il fatto che Silvio si è beccato un cavalletto in testa ed ha perdonato chi glielo tirò, e non saprei come reagirebbe Prodi nella medesima situazione.
Il punto è che non si può ciurlare nel manico per difendere a oltranza il Mortadella bugiardone che dice prima delle elezioni ‘niente tasse. Lo dico e ripeto a chi non capisce o fa finta di non capire’ e poi nei primi sei mesi di governo ne rifila 67 agli italiani. Una cosa è l’ingiuria vis a vis lanciata dai beoti della sinistra, sobillati all’odio dai loro capi e giornalisti alla Santoro. Una cosa è la manifestazione spontanea di dissenso o propaganda organizzata.
Si ricordi la fanatica di civitas che davanti alla casa di Berlusconi scaricarono un camion di sterco, e non fu certo una cosa carina.
iniziamo con fischi in fiat: i lavoratori che
constatano che alla presidenza del senato
è stato portato un lieder sindacale ed alla
camera pure. cosa dovrebbero pensare di
questa maggioranza composta al governo di
101 proletari. quanti sindacalisti, con quante
ore di sciopero sulle spalle (con cinghia tirata dai lavoratori).
per i fischi di bologna invece è solo una
risposta ad una finanziaria che non è stata
compresa ma soltanto non apprezzata…dato
che doveva far piangere i ricchi etc. allegria
dunque. come finanziaria di sinistra c’è di che arrossire.
di
Chi nion ricorda i fischi all’ On. Fini alle facoltà universitarie allorquando questi vi fece visita! Allora ci sono “fischi e fischiastri” ! La verità purtroppo è che la sinistra di oggi diversamente da quella contestualizzata tempo fà è meno democratica e più distante dalla gente, ed opera ed amministra più ideologicamente, calpestando così i diritti ed omettendo di adempiere a quei doveri nei confronti degli amministrati inteso nel senso più istituzionale e trasversale possibile!
Voglio aggiungere una considerazione:
quando mai un politico ha fatto di una fischiata un dramma.
In un mio precedente intervento avevo contestato, e contesto ancora, gli insulti, ma che politici si scandalizzano ad un fischio come delle educande mi sembra troppo.
Il nostro articolista si colloca fieramente a Sinistra e rivendica un’altra Sinistra.
La rivendico anchio con Lui, una Sinistra vera ed un veramente diverso centrosinistra
Gino Di Maro