I lettori di questo sito sanno bene che da tempo, anzi, da tempi non sospetti, abbiamo scritto e sostenuto ripetutamente la necessità di istituire elezioni primarie obbligatorie come strumento democratico indispensabile per riaprire agli elettori la porta della partecipazione alla vita politica dalla quale sono stati totalmente esclusi, e contemporaneamente per ricostruire il rapporto interrotto fra i cittadini ed i partiti che hanno abdicato alla loro funzione di cinghia di trasmissione fra società civile ed istituzioni, avendo di fatto istituito un’oligarchia partitocratica che pare vivere di vita propria, peraltro fuori da ogni controllo. Torniamo a parlare di questo argomento perché nei giorni scorsi, a Roma, a margine del convegno di Democratica, la fondazione di Walter Veltroni, è stato annunciato dallo stesso che la settimana prossima presenterà un Ddl sulle elezioni primarie obbligatorie; in attesa di conoscere nel dettaglio la forma ed i contenuti della proposta di Veltroni, e dunque di capire quanto possa essere incisiva ed eventualmente condivisibile, crediamo comunque si debba ragionevolmente e persino doverosamente riconoscere che quella delle primarie, se applicate correttamente, sia l’unica strada percorribile per una riforma radicale di un sistema bipolare fasullo che fin qui ha prodotto soltanto una radicalizzazione di posizioni opposte ed una innaturale concentrazione di potere nelle mani dei partiti che ormai somigliano in tutto e per tutto – per modalità di gestione, per dinamiche interne, per tetragona chiusura ad ogni stimolo esterno – a vere e proprie lobbies condotte da pochi azionisti di maggioranza.
L’evidente liquidità dell’attuale situazione politica rende praticamente impossibile fare previsioni realistiche o quantomeno convincenti sullo scenario che si aprirà dopo Berlusconi che, per via giudiziaria o per via responsabile, prima o poi dovrà pur fare un passo indietro. L’inconsistenza del Pdl, formazione leaderistica che non sopravviverà al suo capo, l’incognita sulle effettiva tenuta della Lega, la debolezza estrema dell’opposizione, la frantumazione delle varie anime della sinistra, incapaci di unirsi con un unico leader ed un unico progetto, possibilmente credibile, la fatuità del Terzo Polo, appena nato – dice – e già segnato dalla rapidissima evaporazione di Fli, non ci forniscono, ad oggi, nessun concreto appiglio per formulare un’ipotesi sul futuro prossimo venturo della vita politica del nostro paese, ma a maggior ragione questa impossibilità di previsione a medio a lungo termine ci impone di ripartire dal basso per essere pronti ad una riforma del sistema bipolare che inizi dalle primarie obbligatorie, vada di pari passo con una nuova legge elettorale e prosegua con un totale ricambio non solo generazionale, ma soprattutto meritocratico e qualitativo, della intera classe dirigente di questo paese che ha fallito clamorosamente ogni obbiettivo volto al bene comune e dunque deve andarsene finalmente a casa.
Ribadiamo, tanto per rinfrescare la memoria, la proposta di noi di Pensalibero in merito alle primarie: chiediamo elezioni primarie obbligatorie, e non più solo opzionali, per tutti i partiti e per tutti i turni elettorali, siano essi comunali, regionali, nazionali. Gli enormi rimborsi elettorali percepiti dai partiti per ogni livello di consultazione, finanzino per legge le primarie come esercizio democratico e come garanzia di quel diritto di ogni cittadino a partecipare alla vita politica del nostro paese ed a candidarsi alle elezioni sancito chiaramente dalla nostra Costituzione. Siamo contrari, e non è una novità, a qualunque forma di quota, per genere od età, si voglia proporre, perché siamo fermamente convinti che laddove partecipazione e pari opportunità siano realmente garantite, si affermino il merito e la capacità senza che ci sia bisogno di imporli con ghetti travestiti da novità. Alle possibili obiezioni, che già a suo tempo ci furono fatte, sulla obbligatorietà di un processo democratico che pare una apparente contraddizione con i principi liberali in cui crediamo, rispondiamo che regolamentare – come peraltro accade in democrazie molto più avanzate della nostra – il funzionamento di un sistema non significa esercitare un abuso ma semplicemente rendere chiaro ai cittadini con quali mezzi e procedure essi possano legittimamente e liberamente scegliere – perché questo significa eleggere – i loro rappresentanti ma anche, qualora lo desiderassero, proporsi in prima persona al giudizio degli elettori. Aggiungiamo che i partiti che volessero sottrarsi alle primarie, dovrebbero coerentemente rinunciare ai rimborsi elettorali che, provenendo dalle nostre tasche, pare giusto debbano, almeno in piccola parte, tornare a noi sottoforma di strumenti democratici atti a garantire quella sovranità popolare di cui siamo stati del tutto privati.
E’ vero che oggi nessuno può realisticamente dirsi in grado di prevedere quale piega e quale forma prenderà la politica italiana post Berlusconi, ma è altrettanto vero che possiamo fin da ora impegnarci e batterci con continuità per mettere le premesse di una ricostruzione necessaria e non più rinviabile di un intero sistema politico, elettorale e di selezione della classe dirigente. Senza questa ricostruzione possiamo chiudere i battenti, e di questa previsione, sì, possiamo essere fin d’ora facili profeti.
Chiara Boriosi

Istituzionalizzare le primarie avrebbe lo stesso effetto che aveva il voto di preferenza che si è voluto abolire . Anche le primarie avrebbero bisogno di : elenchi non prefissati dalle segreterie di partito , e con divieto di posizioni preordinate e privilegiate . E con segretezza della scelta .
In altra forma ,una riscoperta dell’acqua calda . Unico vantaggio ,nella situazione attuale , consentirebbe di non esplicitare lo “scusateci ,abbiamo sbagliato” , e permetterebbe di presentare il tutto come un “passo avanti”. Ma io resto del parere che solo un sano blocco percentuale consentirebbe di superare il bipolarismo fasullo , e la nascita di “partiti” alla Fini .