I commenti dei lettori sotto il nostro pezzo della settimana scorsa ci inducono, quasi ci costringono, peraltro legittimamente, a proporre qualche modesta riflessione sul quesito che avevamo posto, ovvero: come si esce da questo soffocante cul de sac bipolare che ci sta ormai affossando. Premesso che la nostra personale, e dunque criticabile, analisi della situazione resta quella che avevamo esposto nell’articolo precedente, proviamo a ragionare in termini non più di lettura dei fatti ma di proposta, partendo da una considerazione che, considerata l’intera nostra storia repubblicana, ci appare come una priorità imprescindibile del nostro ragionare: la natura del concetto di delega, che via via è divenuto sempre più ampio, tanto da farsi rinuncia. Il rapporto tra cittadini e partiti ha sempre appoggiato sulla delega, fondata sul presupposto che gli elettori scelgano democraticamente i loro rappresentanti ed affidino loro il compito della gestione della cosa pubblica a tutti i livelli, ma un rapporto di tale natura, per risultare fertile e funzionante, necessita di due condizioni indispensabili: che gli elettori siano in grado di controllare l’operato dei politici e che, in caso non ne siano soddisfatti, siano dotati degli strumenti democratici per apportare le opportune modifiche atte a migliorare, o comunque tentare di cambiare, uno stato di cose percepito o giudicato non rispondente alle proprie aspettative. Lo svolgersi della nostra recente storia repubblicana, peraltro condizionata pesantemente – è bene ricordarlo sempre – dal fatto che l’Italia ignorava totalmente l’istituto della democrazia fino a quando non fu introdotto dopo la fine della guerra e la scrittura della Carta Costituzionale, ha portato invece i cittadini a considerare sempre più la politica come altro da sé, ovvero come un elemento che sulla carta si è chiamati a determinare grazie al voto, ma che nella pratica esula dalla nostra visuale di persone, dal nostro orizzonte fatto di quotidianità, e ci appare alla stessa distanza della luna rispetto al nostro pianeta. Un altro mondo. La crescente affermazione della partitocrazia, ha trasformato una teorica democrazia in una sostanziale oligarchia, tesa a dotarsi con ogni mezzo di strumenti atti a garantire ad libitum la conservazione del potere di una casta di Bramini che si è resa intoccabile da noi cittadini – a meno che non si voglia ipotizzare una rivoluzione – con leggi sempre più illiberali che hanno prima ristretto fino all’inverosimile e poi annullato definitivamente la nostra possibilità di intervenire tentando di modificare questo processo di esclusione totale consumato ai nostri danni. Dovremmo dunque intanto chiederci se siamo disposti a garantire ancora con il nostro voto, a chiunque esso vada, il perpetuarsi di un sistema di delega che ormai appare in bianco, senza controllo, limiti e condizioni di alcun genere, ma parallelamente dovremmo anche interrogarci sulle nostre responsabilità, che non sono poche né lievi: di fatto, siamo del tutto corresponsabili di questo stato di cose, avendo permesso ai partiti di scipparci ogni giorno di qualche diritto, di erodere sistematicamente il nostro margine di azione, di chiederci ed ottenere deleghe sempre più ampie senza che ci fosse, a parte qualche rara, lodevole e minoritaria eccezione, qualcuno disposto a chiedersi che diamine stesse accadendo nel nostro sistema democratico. La nostra endemica impreparazione civile, dovuta certo al nostro passato ed accuratamente coltivata dai partiti che tanto si sono applicati alla spartizione consociativa del potere tanto si sono ben guardati dal favorire una crescita culturale e morale che portasse tutti noi alla piena consapevolezza del ruolo di cittadini responsabili e partecipi dell’istituto democratico, è sfociata in velleitarismi di volta in volta populisti, giacobini, pseudo-riformatori – con in mezzo la tragica esperienza del terrorismo – senza che mai ci fosse un solido fondamento culturale e politico a garanzia di una costruzione destinata a crescere e durare, e non invece ad afflosciarsi ogni volta nello stesso pantano conservatore che ci sta ormai soffocando definitivamente. Dunque, oggi dovremmo avere la forza, ma prima ancora l’onestà intellettuale, di ripensare completamente il nostro ruolo di cittadini e di rinnegare questo intossicante sistema della delega in bianco, che nella fasulla stagione bipolare ha toccato il culmine e ci ha ridotti a fare i notai dei partiti, andando a votare solo per ratificare legalmente le loro scelte. Questo paese può risollevarsi solo se si ha il coraggio di ripartire dal basso, di ripartire da noi, di riaprire una nuova stagione di passione e partecipazione civile che, scevra da ogni retorica muffita ed ideologizzata, ci veda invece in prima fila a rivendicare il nostro diritto alla partecipazione democratica. Oggi siamo dotati di strumenti formidabili di comunicazione che ci permettono di confrontarci, dialogare, proporre, organizzare, e, se lo volessimo, di unirci in gruppi assai consistenti di movimenti di opinione in grado di esercitare una notevole, forte pressione su chi si è posto sopra di noi. Usiamoli dunque, questi strumenti, le vie del Web sono immense e sono tutte aperte davanti a noi: usciamo dalle nostre piccolezze di individui, apriamoci al confronto con gli altri, riprendiamoci un potere che prima di tutto poggi sulla consapevolezza di una azione necessaria a tirarci fuori dal ghetto dove ci hanno relegati. In altre parole: svegliamoci e cominciamo a farci sentire, abbandoniamo le vecchie bandierine partitiche, usciamo dagli steccati ideologici abbattuti dagli eventi e condannati dalla Storia, troviamo una nuova ragione di unione e di azione nella nostra volontà di riprenderci questo paese e di ricostruirlo un pezzo per volta. Noi siamo qua, pronti a lavorare insieme senza pregiudizi e per amore, sì, per amore, di questo nostro saccheggiato paese che pure meriterebbe tanto di più, a cominciare da una nuova generazione di cittadini responsabili, che si tramuti poi in una nuova generazione di politici rispettabili.
Chiara Boriosi

potremmo riprendere le proposte della Rosa nel Pugno (Fiuggi 2005) e vedere su cosa siamo in accordo? come la pensiamo su stipendi dei parlamentari, e stipendi pubblici in generale? e sul rimborso elettorale ai partiti? e su qualche modo per rompere la complicità fra corrotti e corruttori? e sulle varie forme di buoni-bebè?
e intanto potremmo vederci tutti a ricordare il nostro xx settembre, tanto per dare alcuni vagiti di rivoluzione liberale (vedasi anche l’articolo di Gallo, che condivido e spero anche voi) ?
saremo almeno 101?
Tuesday, September 18, 2007
XX SETTEMBRE: I Centouno in Piazza dell’Unità per la rivoluzione liberale
La ricorrenza del XX settembre è per il Gruppo dei Centouno non una stanca e ripetitiva celebrazione ma l’occasione per ricordare a tutti quanto sia necessaria in Italia una autentica rivoluzione liberale.
Solo così infatti sarà possibile porre rimedio al distacco, che ormai sta diventando legittima ribellione, dei cittadini rispetto a chi li rappresenta.
Noi vogliamo uno stato autenticamente liberale: affinché siano i cittadini, e non le oligarchie economiche e di partito, a scegliere i loro rappresentanti; affinché ognuno sia libero di osservare i comandamenti della propria religione, ma obbligato soltanto al rispetto delle leggi, secondo la sempre attuale lezione cavouriana “libera Chiesa in libero Stato”; affinché l’uguaglianza delle opportunità garantisca ai capaci e volenterosi di emergere, per merito e non per privilegio.
Il Gruppo dei Centouno prende parte anche quest’anno al ricordo del XX settembre sottolineando l’attualità della data, che ancora una volta potrà essere occasione di rinnovata concordia di intenti e di obiettivi tra i laici.
Una delegazione del gruppo dei Centouno parteciperà giovedì mattina alle ore 12,00 all’omaggio al monumento ai Caduti in Piazza dell’Unità d’Italia insieme agli altri promotori dell’iniziativa.
Il Gruppo dei Centouno
Firenze, 18 settembre 2007
Apprezzo quanto è stato detto, però cominciamo, muoviamoci finalmente!
Cari amici, ho postato questo pezzo anche su Facebook e mi stanno arrivando tante risposte di persone che dicono: noi ci siamo. Bene, questo mi spinge, ci spinge tutti noi di Pensalibero, ad andare oltre e cominciare da qualche punto fermo. Prometto che con il prossimo aggiornamento vi daremo novità.
Trovo l’articolo lucido, carico di una giusta indignazione. Condivido l’idea di ricorrere al web per creare nuovi legami, condividere analisi, creare le condizioni per un movimento popolare. E’ necessario, però, individuare alcuni punti di lavoro, idee che si trasformano in slogan e azione. All’interno della prospettiva di rianimare un’area politica Lib Lab, unica che può farci uscire dal pantano. Come facciamo?
Tutto quel che scrivi é nobile, sentito, vero…ma si scontra con la realtà….come si puo’ credere nell’uomo, agli ideali, se si assiste per motivi di presunto tornaconto economico allo show di Gheddafi a Roma?!?
Come puoi farmi credere che non sia tutto un bluff, tutta una fregatura?!?
Arrivi a un punto, cara Chiara, nel quale dubiti persino di te stesso.
Persino il Vendola….tutti, nel bene o nel male, si agitano, ma alla fine mi sembra tutta una farsa!
Dirai che Gheddafi, Vendola, i cavalli e cammelli non c’entrano con il tuo pezzo, ma in fondo, in questo mondo completamente ipocrita e fasullo…..perché no?!?
Se si pensa che l’art 67 della nostra Costituzione recita “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” ,e che i rappresentanti c .d. genericamente “onorevoli” dovrebbero essere eletti ( cioè a dire “scelti”) a” suffragio universale e diretto”, siamo in grado di capire che razza di imbroglio conservativo sia stato messo in piedi ,prima in Toscana e poi nel Paese .Alla faccia di chi avrebbe ,secondo l’art 49 ,” diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Imbroglio gestito da tutti quei bei tomi che non sanno altro che parlare di convergenze ed accordi ( tra di loro),rinnovandi un giorno si e l’altro pure.
Come dire “…salviamo la Costituzione !”
A parte queste “stonature” ,o che in un sistema “plebiscitario” come il nostro attuale ci sarebbe bisogno di tanti “caudatari” del Capo ? Tre o quattro guardaspalle e dame di compagnia bastano ed avanzano !