La guerra degli avvisi di garanzia scoppiata tra PD e 5 Stelle è una pagina mortificante che misura lo sfinimento della nostra democrazia. Fiaccata e messa in crisi dall’eclissi della politica e dallo svuotamento del ruolo dei partiti.
Se così non fosse, non potrebbe mai finire al centro di una contesa elettorale il conteggio incrociato degli avvisi inviati dalle procure. Certi atti -dovrebbe essere pacifico- non si “contano” per farne un’arma impropria, ma si leggono come documenti a tutela di un cittadino sottoposto a indagini.
Ciò significa che la pretesa di dedurre da un avviso di garanzia la necessità di conseguenze forzose e in via automatica sul piano delle istituzioni è un nonsenso, una forzatura iniqua che stravolge il sistema. Eppure si continua a vederne e a sentirne di tutti i colori: basta anche l’esposto di un oppositore per mettere sulla graticola il sindaco di una città come Parma,attraverso-addirittura- un regolamento di conti interno al movimento.
E il PD, toccato da casi oggettivamente più gravi, si rianima, si agita e cerca il pareggio, per tornare a sventolare le insegne assai ammaccate della propria superiorità morale.
Un derby di questa natura, avvilente per tutti, dovrebbe provocare in ciascuno dei protagonisti un riesame profondo delle contraddizioni insite nel proprio atto di nascita.
La conversione al garantismo che in questi giorni Renzi proclama è troppo legata alla cronaca per essere credibile. Il PD è erede di una storia che si spianò la strada verso il potere con gli eccessi a senso unico della stagione di Mani Pulite. L’alleanza con il giustizialismo trionfante consentì ai comunisti italiani di non fare i conti con la propria storia.
Quei nodi possono essere riscattati solo con scelte coraggiose sul terreno della riforma della giustizia e del giusto processo. Altro che scaramucce (pur giustificate) sulle ferie dei magistrati!
O, peggio ancora, tempi più lunghi per fare i processi con la modifica della prescrizione.
Vorremmo sbagliare, ma non pare che una riforma vera della giustizia sia tra le priorità del Capo del governo.
Quanto ai grillini, stanno sperimentando come certe impostazioni demagogiche e iperpopuliste, che li hanno aiutati a crescere nei consensi, siano un vincolo e una zavorra insostenibile di fronte all’esame di maturità che le prossime elezioni amministrative rappresentano per quel movimento.
La vicenda di Parma dimostra che c’è una lunga strada da percorrere e l’esito non appare scontato.
C’è da augurarsi che gli attuali traumi innestino nel partito di Grillo, una riflessione sostanziale: comunque la si pensi, non serve a nessuno, tanto meno al Paese, che milioni di voti e la spinta al cambiamento che essi vorrebbero esprimere, si isteriliscano nel culto del mito bello e impossibile delle proprie origini.

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