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Rinfacciare gli “avvisi” non è politica: PD e 5 Stelle in un vicolo cieco

Un derby di questa natura, avvilente per tutti, dovrebbe provocare in ciascuno dei protagonisti un riesame profondo delle contraddizioni insite nel proprio atto di nascita.

di Alberto Magnolfi | 14 Maggio 2016

La guerra degli avvisi di garanzia scoppiata tra PD e 5 Stelle è una pagina mortificante che misura lo sfinimento della nostra democrazia. Fiaccata e messa in crisi dall’eclissi della politica e dallo svuotamento del ruolo dei partiti.

Se così non fosse, non potrebbe mai finire al centro di una contesa elettorale il conteggio incrociato degli avvisi inviati dalle procure. Certi atti -dovrebbe essere pacifico- non si “contano” per farne un’arma impropria, ma si leggono  come documenti a tutela di un cittadino sottoposto a indagini.

Ciò significa che  la pretesa di dedurre da un avviso di garanzia la necessità di conseguenze forzose e in via automatica sul piano delle istituzioni è un nonsenso, una forzatura iniqua che stravolge il sistema. Eppure si continua a vederne e a sentirne di tutti i colori: basta anche l’esposto di un oppositore per mettere sulla graticola il sindaco di una città come Parma,attraverso-addirittura- un regolamento di conti interno al movimento.

E il PD, toccato da casi oggettivamente più gravi, si rianima, si agita e cerca il pareggio, per tornare a sventolare le insegne assai ammaccate della propria  superiorità morale.

Un derby di questa natura, avvilente per tutti, dovrebbe provocare in ciascuno dei protagonisti un  riesame profondo delle  contraddizioni insite nel proprio atto di nascita.

La conversione al garantismo che in questi giorni Renzi  proclama è troppo legata alla cronaca per essere credibile. Il PD è erede di una storia che si spianò la strada verso il potere con gli eccessi a senso unico della stagione di Mani Pulite. L’alleanza con il giustizialismo trionfante consentì ai comunisti italiani di non fare i conti con la propria storia.

Quei nodi possono essere riscattati solo  con scelte coraggiose sul terreno della riforma della giustizia e del giusto processo. Altro che scaramucce (pur giustificate) sulle ferie dei magistrati!

O, peggio ancora, tempi più lunghi per fare i processi con la modifica della prescrizione.

Vorremmo sbagliare, ma non pare che una riforma vera della giustizia sia tra le priorità del Capo del governo.

Quanto ai grillini, stanno sperimentando come certe impostazioni demagogiche e iperpopuliste, che li hanno aiutati a crescere nei consensi, siano un vincolo e una zavorra insostenibile di fronte all’esame di maturità che le prossime elezioni amministrative rappresentano per quel movimento.

La vicenda di Parma dimostra che c’è una lunga strada da percorrere e l’esito non appare scontato.

C’è da augurarsi che gli attuali traumi innestino nel partito di Grillo, una riflessione sostanziale: comunque la si pensi, non serve a nessuno, tanto meno al Paese, che milioni di voti e la spinta al cambiamento che essi vorrebbero esprimere, si  isteriliscano nel culto del mito bello e impossibile delle proprie origini.

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, capo del governo, conti, crisi, democrazia, elezioni, governo, mani pulite, movimento, natura, pd, processo

Info Alberto Magnolfi

Alberto Magnolfi, pratese, avvocato: la politica come passione ed esperienza integrale di vita. Di formazione laica e liberalsocialista, prima tessera con i giovani del PSDI . A trent’anni vice sindaco di Prato ed assessore all’urbanistica, quindi in Regione come assessore ai trasporti, infrastrutture, vice presidente della Giunta. Risalgono a quel periodo quasi tutti i progetti delle grandi opere per Firenze e per la Toscana, di cui si colgono i primi frutti un quarto di secolo dopo. A seguito delle vicende che portarono al tracollo del PSI e della prima Repubblica, si allontanò per molti anni dalla politica attiva, segnata da un giustizialismo di cui aveva conosciuto l’iniquità. Avvicinatosi agli ambienti di Forza Italia, in cui era vivace la presenza degli ex socialisti, fu nuovamente eletto in Consiglio Regionale, divenendo nel 2008 il capogruppo dell’opposizione. Dopo i travagli degli ultimi anni, scruta gli orizzonti politici con libertà di giudizio.

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