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Rilanciamo la politica europea attraverso l’ELDR

Se l’Italia fosse davvero un Paese democratico probabilmente non avremo mai avuto fenomeni di corruzione così diffusi e gli opposti estremismi non sarebbero mai stati legittimati al governo del Paese. di Luca Bagatin

di Luca Bagatin | 29 Ottobre 2007

La politica italiana, oggi, è francamente poco o per nulla edificante.
Negli ultimi 15 anni di regime “bipolare” (fra “virgolette” in quanto le confuse leggi elettorali introdotte dal ’93 ad oggi, pur avendo imposto un sistema bipolare, hanno anche mantenuto una minima parte di proporzionale ed hanno introdotto le famigerate “liste bloccate”, tanto per far decidere alle Segreterie di Partito chi saranno gli eletti e chi no) abbiamo assistito al ricambio di ben 7 governi sostenuti da una miriade di partitini spesso espressione di meri personalismi.
I due principali candidati premier, peraltro, sono prerssoché sempre stati gli stessi: Berlusconi e Prodi con qualche variante diniana, rutelliana, dalemiana, amatiana.
Quanto ai programmi, nessuno dei due schieramenti che si contendono aspramente (quantomano a parole, nei fatti uniti da un comune intento egemonico ed oligarchico) il governo del Paese hanno mai introdotto alcuna riforma seria e concreta.
Penso ad un mercato del lavoro ancora ingessato, penso ad una riforma delle pensioni che ancora garantisce chi è già garantito e lascia scoperte le nuove generazioni prive di garanzie, penso alla ricerca scientifica ancora ostacolata dai clericali e dagli ambientalisti talebani che si rifiutano di aprire agli Ogm ed al nucleare, penso ai diritti individuali ancora negati, penso alla mancanza di una piena integrazione europea che sino ad oggi è solo sulla carta e si potrebbe continuare.
Quando poi, sempre più spesso da qualche anno, sento ripetere in giro l’aberrante concetto: “vado a votare per il meno peggio”, mi si restringe ancor più lo stomaco.
E’ il fallimento del bipolarismo all’italiana, del monopartitismo perfetto Union-Cidiellino.
Penso anche a coloro i quali (postcomunisti, postfascisti, leghisti, neocomunisti e neofascisti) negli anni ’90 gridavano “al ladro, al ladro !” nei confronti dei partiti democratici (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) ed oggi si ritrovano con inquisiti nei governi da loro stessi sostenuti.
La verità è che la corruzione ed il clientelismo sono tutt’altro che finiti con Tangentopoli. Anzi.
Il fenomeno è addirittura peggiorato ed ha fatto sì che l’economia, la finanza, il sistema bancario prevalessero sulla politica stessa.
Se l’Italia fosse davvero un Paese democratico probabilmente non avremo mai avuto detti fenomeni e gli opposti estremismi non sarebbero mai stati legittimati al governo del Paese.
Peraltro, se gli stessi partiti democratici (dai laici Psi, Pri, Psdi, Pli alla Dc) che dal dopoguerra sino agli anni ’90 ci hanno, nel bene e/o nel male governato, si fossero autoriformati anziché scadere in posizioni di mero potere probabilmente sarebbero riusciti ad arginare il cataclisma di Tangentopoli. E’ inutile nasconderlo ma, questi partiti in primis, avrebbero dovuto perseguire e condannare il loro diffuso sistema di clientele ed allontanare coloro i quali utilizzavano la politica quale sistema di arricchimanto personale.
Qualcuno ha detto: “lo facevano tutti, nessuno escluso !”. Certo, e allora ?
Se uno imbroglia i cittadini ed il suo partito è giusto che continui a farlo perché un suo avversario fa lo stesso ?
Personalmente non lo credo proprio.
Fatto sta che oggi, in Italia, ci ritroviamo punto a capo, e addirittura con due aggravanti.
La prima è che la politica ha perso ogni riferimento ideale e culturale. La seconda è che i potentati economici prevalgono sulla politica stessa, come abbiamo già scritto.
Ebbene, personalmente, dopo quasi 12 anni di politica attiva nell’area laica e liberalsocialista, al di là ed al di fuori degli attuali schieramenti politici, ho deciso di occuparmi di cose ben più produttive e di lasciar perdere, se possibile, la politica nostrana.
Lo dico soprattutto ai giovani come me, ma anche ai più giovani: approfondite sempre la cultura e la Storia politica e non vi lasciate convolgere dalle perdite di tempo dei vari partiti politici italiani d’oggi.
Essi, per la maggior parte, sono specchietti per le allodole senz’anima. Serbatoi di voti e di pubblico danaro che succhiano per mezzo di leggi reintrodotte ad hoc e bocciate a suo tempo con il 90 % dei voti dei cittadini.
E la si smetta con la pseudo divisione fra destra e sinistra.
Si guardi piuttosto ai modelli dell’Occidente democratico, al mondo anglosassone ed all’Europa stessa.
Quell’Europa per la quale i riformatori, i repubblicani ed i liberalsocialisti da Giuseppe Mazzini ad Altiero Spinelli hanno teorizzato una piena integrazione politica oltre che economica.
Guardiamo allora con rinnovata fiducia al rilancio del progetto degli Stati Uniti d’Europa teorizzati da Ernesto Rossi e lo stesso Spinelli negli anni ’40 con il “Manifesto di Ventotene”.
Stati Uniti d’Europa alleati all’Occidente democratico e per l’allargamento ad essi allo Stato d’Israele per la tutela della sua indipendenza.
Al Parlamento europeo esistono partiti e filoni culturali di grande prestigio che non sono minimamente paragonabili ai nostri risibili partitini di plastica a partire dal nome stesso: partito democratico, forza italia, lista Mastella-udeur ecc…
I tre partiti maggiori in Europa sono: Il Partito Socialista Europeo, il Partito Popolare Europeo e l’ELDR ovvero il Partito dei Liberaldemocratici e dei Riformatori.
E’ in particolare su quest’ultimo che vorrei soffermarmi. Partito di grande tradizione riformatrice, l’Eldr, European Liberal Democrat and Reform Party che aderisce al Gruppo Parlamentare Europeo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici, ragguppa tutti gli aderenti agli ideali laici e libertari al di là della destra e della sinistra.
Una forza che guarda con rinnovata fiducia alle istituzioni europee e che si batte per la libertà in tutte le sue forme: sia sotto il profilo economico che sotto il profilo delle libertà individuali, dei diritti civili e della ricerca scientifica.
Una forza non ideologica che pure fa riferimento alle grandi tradizioni liberali del passato dalla Rivoluzione americana a quella Francese (nei suoi principi, non certo per quanto concerne il periodo del Terrore antidemocratico di Robespierre) passando per il Risorgimento italiano, l’antifascismo libertario e l’europeismo del XXesimo secolo.
Oggi siamo nel XXIesimo secolo e sono certo che molti giovani e meno giovani aperti all’informazione corretta ed alla ricerca storica, scientifica e culturale hanno già compreso per che cosa sia giusto e valido lottare e viceversa per cui sia totalmente inutile spendersi.
La politica italiana di oggi, che nei fatti è la vera antipolitica, evidentemente è ancora sorda a qualsiasi richiamo serio e pragmatico che vada al di là dei meri interessi di retrobottega.
Andiamo avanti senza curarci di loro: con mente limpida e ricordando sempre che la libertà, nel senso più ampio del termine, non ci è concessa da nessuno, ma va sempre e comunque conquistata.

Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it).
Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo.
E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti; “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia; “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” con prefazione di Sandro Teti e di “Ritratti del Socialismo” con prefazione di Ananda Craxi.
E’ redattore della rivista di geopolitica “BRICS & Friends”

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