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Rifugiati, il naufragio del sistema delle quote

Mentre il piano europeo naufragava tra ricollocamenti mancati, hot spot mai aperti e identificazioni random, nelle prime sei settimane del 2016, in Europa, sono arrivati più di 80 mila migranti e rifugiati

di Enza Roberta Petrillo | 21 Febbraio 2016

Sul Consiglio europeo di questi giorni spirano venti di tempesta e non solo per la discussione sulla Brexit, la temuta uscita del Regno Unito dall’Unione. A fibrillare, infatti, non c’è soltanto David Cameron.

La scorsa conferenza di Monaco sulla sicurezza ha offerto un anticipo di quello che sarà un altro tema centrale del summit di Bruxelles: il no francese al sistema delle quote fisse di accoglienza dei rifugiati.

Fallimento del piano europeo sull’immigrazione
“Bisogna dare un messaggio molto chiaro che dice: ora non accogliamo più rifugiati. Altrimenti saremo costretti a ristabilire le frontiere interne”. La sterzata del primo ministro Manuel Valls, dettata evidentemente anche da ragioni di politica interna, ha sancito, in un colpo solo, la fine del piano europeo sull’immigrazione e l’inizio di una nuova fase politica per il suo demiurgo, la cancelliera tedesca Angela Merkel, accusata in patria e all’estero di aver sottovalutato le implicazioni della sua politica liberale sulle migrazioni.

Mentre il piano europeo naufragava tra ricollocamenti mancati, hot spot mai aperti e identificazioni random, nelle prime sei settimane del 2016, in Europa, sono arrivati più di 80 mila migranti e rifugiati.

Secondo un recente rapporto della Commissione europea, il flusso, di gran lunga superiore a quello registrato nei primi quattro mesi del 2015, è stato gestito eludendo quasi completamente le indicazioni fissate a settembre 2015 dalla European Agenda on Migration.

Il gruppo di Visegrád
Nei fatti, a dispetto degli accordi sottoscritti, dei 160 mila richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti dalla Grecia e dall’Italia agli altri stati membri dell’Unione europea, Ue, “solo 218 risultano trasferiti dalla Grecia e 279 dall’Italia”.

Un epilogo che evidentemente tira in ballo i paesi che sin dall’inizio hanno impedito che il sistema quote decollasse. Non solo la Francia, quindi, ma anche Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, quartetto est-europeo che forma il gruppo di Visegrád, una coalizione storicamente ostile alle indicazioni della Commissione in materia di politica migratoria.

In vista del Consiglio di domani il gruppo si è riunito a Praga in versione allargata, con due new entry tutt’altro che secondarie: il presidente della Repubblica macedone, Gjorge Ivanov e il primo ministro bulgaro Boyko Borissov. Due paesi esposti in prima linea ai flussi di richiedenti asilo che transitano lungo la rotta balcanica e che ora, su proposta ceca, potrebbero accettare di blindare del tutto le rispettive frontiere con la Grecia così da limitare i flussi che il governo ellenico continua a controllare poco e male.

Bulgaria e Macedonia e il blocco dei confini
Se, per la Bulgaria, il muro rappresenterebbe soltanto un’estensione di quello già avviato nel 2015 lungo il confine con la Turchia, per la Macedonia il progetto comporterebbe, di fatto, l’ufficializzazione definitiva a gatekeeper di Europa.

Ciò che pare certo è che la barriera metallica avviata lo scorso novembre lungo il corso del fiume Axios che separa la Macedonia dalla Grecia, si estenderà nel giro di qualche mese all’intero confine.

Il piano, inutile a dirsi, ha lasciato di stucco il gruppo sparuto di paesi che ancora puntano a rafforzare la rete degli hot-spot e il piano di cooperazione da tre miliardi di euro con la Turchia. Una linea possibilista capeggiata dall’Italia, consapevole che il blocco dei confini bulgaro e macedone potrebbe aumentare la pressione lunga la rotta albanese e di lì sulla Puglia.

Sullo sfondo, nel ginepraio di conversazioni tra cancellerie che litigano sull’opportunità di blindare i confini d’Europa, si staglia ciò che si scommette sarà il grande assente del Consiglio: una discussione franca sull’unica via per evitare il collasso, ossia l’apertura di canali d’accesso protetto per garantire l’ingresso in Europa ai titolari di protezione umanitaria in fuga dai paesi in guerra.

Pubblicato in : Primo pianoTag: angela merkel, bruxelles, commissione, commissione europea, epilogo, euro, europa, fallimento, francia, governo, grecia, merkel, nuova fase, presidente della repubblica, puglia, repubblica, stati membri

Info Enza Roberta Petrillo

Enza Roberta Petrillo è ricercatrice post-doc presso l’Università “Sapienza” di Roma. Esperta di politica e geopolitica est-europea, si occupa dell’analisi dei flussi migratori con particolare attenzione al ruolo svolto dalla criminalità organizzata transnazionale nei traffici illeciti transfrontalieri

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