Fa piacere constatare che il tema dei partiti, del loro ruolo e della loro vita interna, sia diventato finalmente argomento di discussione. Quale che sia la forma di democrazia (presidenziale o parlamentare) i partiti svolgono un ruolo fondamentale. Ed è bene averlo presente in un momento in cui essi non godono di alcun prestigio presso l’ opinione pubblica e forti sono le tentazioni di profittare di questo sentimento di repulsa popolare per introdurre forme di moderno e “tecnocratico” autoritarismo.
Circa un anno e mezzo fa Pensalibero si fece promotore di una campagna per rendere obbligatorie le primarie al fine di designare i candidati alle elezioni. Un mezzo per restituire agli elettori un minimo del potere loro sottratto dalle oligarchie di partito.
I partiti che si fossero sottratti a questa procedura, avrebbero dovuto rinunciare al finanziamento pubblico (ancorché camuffato da “rimborso elettorale”). Dunque non un obbligo, ma un dovere per i partiti che, fruendo di una massa enorme di soldi pubblici, sono tenuti alla massima trasparenza.
Per lo stesso motivo, secondo la proposta di Pensalibero, il finanziamento dovrebbe essere negato a quei partiti che non rispettano scrupolosamente regole di democrazia interna.
Ora che è in atto un ampio dibattito sulle riforme elettorali e sui partiti, ci pare indispensabile aggiungere altre due proposte che investono il compito piú importante e maggiormente delicato di questi strumenti di democrazia: le modalitá con le quali vengono presentati le liste e i candidati alle competizioni elettorali.

Il primo: la macchinosa raccolta delle firme e della loro autenticazione. Tutti sanno quanto rappresenti una spudorata presa in giro. Infatti, quasi sempre le firme sono raccolte in bianco, cioè senza le liste dei candidati che, fino all’ultimo minuto sono soggetti a cambiamento. Nel peggiore dei casi (e puntualmente le indagini della magistratura lo confermano) addirittura le firme sono false, oppure vere ma raccolte senza la presenza contestuale del pubblico ufficiale il quale si limita ad autenticarle successivamente.
Il secondo: dentro i partiti non si sa chi decide i candidati. Manipolazioni avvengono costantemente fino al momento in cui la lista viene depositata.
Su entrambi i punti è possibile trovare soluzioni semplici e trasparenti che garantiscano la regolaritá della formazione e della presentazione delle liste.
Pensalibero propone che per i partiti giá rappresentati nelle assemblee per le quali si vota decada l’obbligo di raccolta delle firme (in parte è giá cosí). Per i partiti non rappresentati la raccolta delle firme dovrá essere sostituita da una cauzione da restituire solo se sia raggiunto almeno lo 0,5% dei suffragi.
Tutti i partiti, inoltre, avranno l’obbligo di certificare tramite pubblico ufficiale la regolaritá della designazione dei propri candidati nel rispetto degli statuti vigenti: un modo per rendere impossibili inserimenti e cancellazioni abusivi ( e rendere la vita piú difficile alle Minetti ed ai Minetti di tutta Italia).
Di seguito ripubblichiamo due articoli che risalgono a settembre e ottobre del 2010, utili ad illustrare le ragioni e la coerenza delle nostre proposte.

L’attuale legge che regola la raccolta firme, in realtà, finisce solo per costituire una barriera di accesso alla partecipazione politica, privilegiando gli insiders, rispetto agli outsiders. Invece di assicurare regole che favoriscano trasparenza ed equità.
Infatti le figure autorizzate a validare le firme raccolte sono in grande misura costituite da persone che rivestono incarichi amministrativi o rappresentativi. Eccezion fatta per poche figure professionali come notai che vogliono essere ben remunerati e spesso non disposti ad esporsi pubblicamente per la raccolta, che in caso di elezioni politiche andrebbero replicate per decine di migliaia di firme per ogni regione. Creando di fatto una sudditanza.
Vi è una proposta di legge in Parlamento, targata Pd che vorrebbe restringere ulteriormente la platea delle figure autorizzate, limitandola a sindaci ed assessori. Gli effetti sarebbero facilmente immaginabili.
Come mi dai atto, non avevo mai pensato che tu potessi porre preclusioni ai credenti, il senso del mio scritto è che un partito laico deve molto lavorare perché questo sia apprezzato da Chiesa e credenti di tutte le fedi, questo lavoro dovrebbe estrinsecarsi nello statuto del Partito all’articolo 1 sul genere: Il Partito X è un partito laico liberale e socialista fondato sul lavoro comune per eliminare i mali che impediscono ai Cittadini il pieno godimento dei diritti, valori e ricchezze di cui questo paese è garante…
Caro Nicola,
Proposte sacrosante, da condividere in pieno.
Vorrei però tornare alla tua creatura in gestazione, quel partito laico, socialista e liberale che deve affrontare il trauma del parto.
Già ho esposto le mie perplessità per l’incongruenza logica e storica, tra liberalismo e socialismo, coniugarli insieme significa puntare al centro con un’ideologia ondeggiante, sostanzialmente solo a una buona amministrazione.
Vorrei però affrontare il punto più critico, quello del partito laico perché, nell’Italia in cui il 90% degli studenti, sceglie di fare le ore di religione, puntare solo al restante 10% sarebbe un suicidio politico, già in partenza.
Nonostante il paradosso, solo un partito laico, che sappia aggregare soprattutto i credenti, può sperare di cambiare le cose.
Questo richiede un piccolo approfondimento del concetto di partito laico.
Occorre, nel dialogo con i credenti in genere, far loro accettare, che esistono assiomi di matematica cognitiva, di cui scienziati riconosciuti come Hawking sono persino divulgatori, che provano ineluttabilmente, come qualunque elaborazione e quindi anche il pensiero umano, per percepire il verso del tempo, richiedono che le leggi della termodinamica, siano inviolabili.
Cioè un computer può ordinariamente sommare un bit a un altro, solo perché in un universo che tende all’aumento dell’entropia, i due bit da sommare, non sono ordinatamente nelle locazioni corrette da cui essere sommati per caso, se così non fosse, l’ago temporale del computer dovrebbe invertirsi.
Tali concetti, ormai nella scienza acquisiti e di cui chi non conosce dovrebbe immediatamente acculturarsi, sono immediatamente estendibili all’uomo e in genere ad ogni ente pensante nell’universo.
Ciò significa, in parole semplici, che la mente umana necessariamente vede il disordine e lo trasforma in ordine al proprio interno e solo così può funzionare.
Da questo il problema che già espone il povero Celentano, poco avvezzo agli studi, è facile parlare ed affrontare il Diavolo e religiosamente meritorio, è pressoché impossibile parlare di Dio e la Chiesa, a differenza di Celentano lo sa bene da sempre, già Dante scriveva:
Né per elezion mi si nascose,
ma per necessità, chè ‘suo concetto,
al segno d’i mortal si soprapuose.
Ne discende che anche per chi crede, il corretto modo di porsi in questo universo, è di eliminare il disordine per portarvi un ordine favorevole alla vita umana, ma sapendo che il disordine non potrà mai venire eliminato è come l’aria di cui abbiamo bisogno per vivere e percepire, un vero Diavolo quindi, contro cui possiamo tranquillamente combattere tutti insieme.
In fondo questo è il porsi di Obama con i religiosi: Affrontiamo insieme i problemi a prescindere dalle nostre posizioni.
L stesso concetto che Abatantuono in Mediterraneo già esprimeva in modo, ritengo gradito anche Puccio Cartoni, lavoriamo insieme: Porco Diavolo.
Caro Luigi,
ma guarda che quando dico “laico” in politica, non intendo affatto precluso ai credenti. Intendo libertá e legittimitá di tutte le scelte, in primo luogo quelle religiose. Naturalmente i precetti religiosi non devono diventare norme di legge. É chiedere roppo? Non credo…
Passare da non precluso a centro di aggregazione farebbe la differenza.
ma io “precluso” lo attribuivo a te. Cioé ho interpretato che tu pensassi che io volessi precludere. Nessuno di noi si sognerebbe mai di chiedere ad un compagno di avventura, politica o di altro genere, se é credente oppure no. Insomma, per quanto mi riguarda, la questione proprio non esiste…