Visto che la bozza di riforma elaborata dai saggi e fatta propria da “ABC” non pare affatto rassicurante sul punto del potere di scelta dei cittadini, occorre che l’attenzione della massima autorità dello Stato sia alta.

Il Presidente è tornato spesso in questi mesi anche sulla necessità di procedere alla riforma elettorale, sottolineando con una certa veemenza la “assoluta necessità di restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari, sottraendola al potere di nomina dei segretari di partito”. Anche qui “parole sante”. Ci sia consentito di aggiungerne qualche altra, anche perché, pur essendo il tema di competenza delle forze politiche e del Parlamento, la Presidenza della Repubblica farà bene ad esercitare, nei modi e nelle forme dovute, una effettiva vigilanza perché questa restituzione di potere ai cittadini avvenga sul serio.
Quando l’attuale legge venne approvata, Napolitano non era al Quirinale, ma non c’è minima traccia di un segnale d’allarme della Presidenza dell’epoca di fronte ad un fatto, diciamo così, di una certa gravità, quale “la sottrazione ai cittadini della potestà di scegliere i parlamentari”, sempre per usare le testuali parole dell’attuale inquilino del Colle.
Rimane invece memoria dei solerti interventi dei costituzionalisti del Quirinale a sostegno del premio di maggioranza regionale, cioè esattamente del meccanismo inventato da Calderoli per indebolire la futura maggioranza di centrosinistra e che lo stesso autore definì una “porcata”, definizione estesa poi all’intera legge. Visto che la bozza di riforma elaborata dai saggi e fatta propria da “ABC” non pare affatto rassicurante sul punto del potere di scelta dei cittadini, occorre che l’attenzione della massima autorità dello Stato sia alta. Non vorremmo che il suo successore, alla fine di un altro settennato di caos, si debba accorgere che si sia semplicemente sostituita la zuppa con del pessimo pane bagnato.

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