Per sottrarre la democrazia ai limiti della logica decisionale del “qui ed ora”, Rosanvallon propone la costituzionalizzazione delle problematiche complesse.

La democrazia, secondo lo studioso francese, non deve sottostare alla tentazione della fretta e dell’anteposizione degli interessi presenti rispetto a quelli futuri. I regimi democratici riescono con grande difficoltà ad assumere decisioni collettive sulla base di considerazioni di lungo periodo. Specie se connesse a problematiche complesse e ad alto contenuto di rischio (quali, ad esempio, quelle relative alla salvaguardia della sostenibilità ambientale dello sviluppo). La preferenza per le considerazioni di breve termine è di solito determinata dai ritmi elettorali, ma anche dall’immediatezza dei sondaggi rispetto ai tempi utili a risolvere molte problematiche dei sistemi sociali moderni.
Per correggere questa tendenza, per Rosanvallon, bisognerebbe prendere in considerazione una serie di provvedimenti, come ad esempio, da un lato, la costituzione di un’“Accademia del futuro” e, dall’altro, l’istituzione di “Forum pubblici” per la mobilitazione della partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico e l’introduzione nell’ordine costituzionale delle problematiche complesse le cui soluzioni implichino pericoli per i cittadini stessi.
L’“Accademia” dovrebbe svolgere un ruolo centrale nell’organizzazione dei “Forum”, per consentire ai cittadini di appropriarsi dei “pro” e dei “contra” sulle problematiche da risolvere. Ma quale dovrebbe essere il rapporto tra l’“Accademia” ed i “forum”? E’ questo un interrogativo al quale, nell’interesse della democrazia e di tutti i cittadini, deve essere data una risposta certa ed univoca. E, soprattutto, in grado di tenere in conto che la stessa democrazia si evolve diventando più riflessiva, in presenza di un sistema sociale che aumenta, con la modernizzazione, la sua complessità.
Il dibattito sul ruolo della riflessività della democrazia ripropone l’alternativa tra l’approccio tecnocentrico (“governo del sapere”) e l’approccio democratico (“governo del non-sapere”) alla valutazione dei rischi connessi alle soluzioni da adottare per le problematiche che nascono dalla modernizzazione. Com’è noto, la riflessività della democrazia, intesa come metodo competente di governo, è inclusiva, sia della conoscenza tecnocratica necessaria per l’assunzione delle soluzioni da adottare, sia della conoscenza intesa come azione preventiva del non-sapere nei confronti dei rischi connessi a tali soluzioni.
Per alcuni, la riflessività democratica è contrassegnata da una riflessività istituzionale da intendersi, o nel senso di una continua liberazione dei cittadini dal “peso” della conoscenza obsoleta ereditata dal passato, oppure nel senso di un continuo flusso di conoscenza trasmessa unidirezionalmente dai tecnocrati ai singoli cittadini. Per altri, invece, la riflessività democratica è contrassegnata dall’avvento di una riflessiva comunitaria. Questa rifiuta a priori la mediazione delle istituzioni e, dunque, delle eventuali “Accademie” proposte da Rosanvallon, le quali invece, privilegiando l’interazione sociale al proprio interno (tra i tecnocrati), comportano il rischio che sia rimossa l’interazione tra i cittadini che si svolge al di fuori di esse.
Con la riflessività istituzionale, i cittadini, esclusi dalla partecipazione alle decisioni sulle problematiche ad alto rischio, sono destinati a rimanere incompetenti. In questa considerazione è implicita la conseguenza che i cittadini, esclusi dal dibattito politico e destinati a rimanere incompetenti, preferiscano che nelle decisioni sia privilegiato il breve termine.
Per sottrarre la democrazia ai limiti della logica decisionale del “qui ed ora”, Rosanvallon propone la costituzionalizzazione delle problematiche complesse. Questa scelta però rischia di scontare vari limiti e per affievolirli potrebbe essere utile prevedere anche una costituzionalizzazione della riflessività democratica. Ovvero del dovere, per la società politica, di fare sempre riferimento nei processi decisionali alla comunità riflessiva dei cittadini. Nel senso che l’informazione prodotta dalle “Accademie” diventa informazione democratica solo quando sia seguita dal dibattito democratico sulle decisioni da assumere.
La costituzionalizzazione della riflessività democratica, di cui Rosanvallon non tiene conto, non è un’idea “strampalata”. Le costituzioni, custodendo strutturalmente i principi organizzativi della vita in comune, sono strumenti per vincolare la società politica a rispettare tali principi nell’attività di governo del sistema sociale. Così, per esempio, la costituzionalizzazione della riflessività democratica sarebbe particolarmente utile per risolvere problematiche complesse, quali la dimensione ecologica dello sviluppo futuro del sistema sociale, oppure la liberazione dal bisogno estesa a tutti i cittadini. Entrambe sono problematiche complesse, la cui soluzione è caratterizzata da un alto tasso di rischio destinato ad influire sulla modalità organizzative ed operative del sistema sociale.
Se fosse costituzionalizzato il principio della riflessività democratica sarebbe possibile proteggere il funzionamento della democrazia sottraendolo all’influenza negativa del breve termine. Non solo. Sarebbe anche possibile, ad esempio, sottrarre i cittadini a molte influenze emotive di natura ideologica. Ad esempio, a quelle dei “movimenti spontanei”, quali quelli che si rifanno a Serge Latouche per la salvaguardia dell’ambiente; e a quelle presenti in chi insiste ancora sul diritto irrinunciabile al posto di lavoro, mancando di considerare le profonde modificazioni intervenute nella struttura post-fordista delle economie dei moderni sistemi sociali e le possibilità di fare fronte a questi cambiamenti attraverso l’erogazione di un reddito minimo garantito a tutti i cittadini.
Questa via potrebbe favorire la trasformazione delle capacità decisionali dei componenti la società politica in capacità propria dell’”uomo di Stato”. E attraverso questo passaggio sarebbe forse possibile nelle moderne democrazie procedere più speditamente verso la soluzione delle problematiche d’intereresse generale secondo una visione “tesa verso l’orizzonte” e non vincolata alla logica del “qui ed ora”.

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