La riforma sulla gestione della cronicità, messa a punto dalla Regione Lombardia, vede avviarsi alla conclusione la prima delle due fasi previste, che riguarda la raccolta delle adesioni a svolgere un ruolo di gestore delle prestazioni da parte dei Medici di Medicina Generale (MMG) e di altre strutture tra cui ospedali pubblici, ospedali privati, strutture sociosanitarie.
Ad oggi, ma c’è tempo fino al 30 Settembre, sulla base dei dati forniti dalla Regione Lombardia, su un totale di 5.364 di Medici di Medicina Generale ha aderito alla riforma il 45,1%. Il 90% dei quali dichiarando che si organizzerà in cooperative che si proporranno come gestori. Contemporaneamente sono pervenute le candidature per il ruolo di gestore da parte 330 strutture pubbliche e private, tra cui 116 ospedali privati (32 solamente nella ATS della Città Metropolitana di Milano).
Entro il 30 novembre, invece, il paziente cronico dovrà decidere: se aderire alla riforma o meno; ma se deciderà di aderire sarà chiamato a scegliere il gestore. Va sottolineato che il paziente con più patologie potrà scegliere un solo gestore tra quelli indicati dalla sua ATS, tra cui, eventualmente, il gestore con cui il suo Medico di Medicina Generale ha stipulato un accordo.
Come ha spiegato il Prof. Emanuele Vendramini dell’Università Cattolica su Sanità24: “Con il modello precedentemente in vigore il paziente era libero di scegliere la struttura che riteneva maggiormente appropriata per la propria salute. Con la riforma, il gestore diventa unico e quindi una volta scelto il gestore ad esso, e solo ad esso, ci si affida”.
Il Medico di Medicina Generale continuerà ad avere un ruolo preminente solo per i pazienti con una sola patologia cronica, una rarità tra la popolazione anziana caratterizzata normalmente da più patologie croniche.
La riforma, come è già stato detto, prevede che il paziente possa andare da un gestore fatto da una cooperativa di Medici di Medicina Generale. “Ma – secondo l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano, assieme agli altri Ordine dei Medici della Lombardia – si tratta di una chimera, Infatti, i grandi gestori-erogatori, istituzioni private ed anche pubbliche di rilievo, avranno la possibilità di attrarre il malato cronico, in senso commerciale, molto di più di quanto non possa fare una piccola cooperativa di medici”.
A sostegno della riforma viene portata la tesi che la possibilità di programmare, da parte del gestore, i percorsi di visite ed esami, renderà più semplice la vita dei pazienti, consentendo anche un abbattimento degli attuali tempi di attesa.
Sulla tenuta del sistema, però, numerosi autorevoli esperti hanno espresso, in alcuni consessi, forti preoccupazioni, sostenendo che qualora tutti i cronici dovessero veramente vedersi erogate le prestazioni previste e appropriate rispetto al proprio stato di salute, il sistema non reggerebbe.
“Infatti – scrive ancora il Prof. Vendramini -, se tutti i pazienti con la BPCO (ndr. BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva) dovessero fare le spirometrie previste, se tutti i pazienti diabetici dovessero fare il fundus oculi e l’emoglobina glicata come previsto, se tutti gli ipertesi dovessero fare gli ECG e le visite e gli esami cosi come ritenuto appropriato, la rete di offerta potrebbe collassare in quanto non vi è la capacità di rispondere a una tale domanda di prestazioni”.
Il rischio, denunciato anche dal Presidente di OMCeO Milano, Roberto Carlo Rossi sempre su Sanità24, è che i gestori potrebbero trovarsi nella condizione di abbassare gli standard delle prestazioni ricomprese nel Piano di Assistenza (PAI) e magari iniziando a offrire pacchetti ‘out of pocket’ non ricompresi nel servizio pubblico offerto. “In questo caso sarà il cittadino che, con un sistema assicurativo privato che sta già scaldando i motori, coprirà ciò che manca dall’assistenza pubblica”.
Sergio Vicario (http://www.mu-me.it)

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