Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così, Francesco Caruso dopo essere stato “assolto” da Rifondazione comunista per le frasi su Treu e Biagi “assassini per aver aumentato la precarietà del lavoro diminuendone la sicurezza”, è tornato a ribadire il concetto in vista della manifestazione del prossimo 20 ottobre. La motivazione con cui il partito di Bertinotti ha riammesso fra i ranghi il parlamentare campano è emblematica. Di fronte allo stato maggiore del partito, Caruso ha spiegato che le sue parole non erano rivolte ai due uomini politici, uno dei quali non va dimenticato è stato ucciso dalle Brigate rosse che in pratica avevano espresso sul professore modenese lo stesso giudizio, ma ai provvedimenti normativi che portano il nome dei due. Ad essere “assassine” così sarebbero state solo le leggi. Dove sia la differenza, un giorno o l’altro, dovremo farcelo spiegare da qualcuno. Sta di fatto che, a riprova di quanto detto, lo stesso Caruso, una volta riammesso nel gruppo e ritirata l’autosospensione, ha provveduto a mettere in chiaro le cose ed è tornato sul concetto. Quelle leggi sono all’origine della morte, per infortuni sul lavoro, di molti lavoratori precari. E se così fosse, cosa sarebbero i loro autori se non degli “assassini”?
Il problema però non è Caruso ma Rifondazione, cioè un partito che è parte essenziale del governo e che fra meno di un mese sfilerà per le vie di Roma manifestando “contro” quello stesso governo che contribuisce a tenere in piedi. La contraddizione è evidente. Se una forza politica di maggioranza ritiene sbagliate alcune scelte della coalizione di cui fa parte ha in mano, per cambiare le cose, il più efficace degli strumenti: minacciare, e poi essere coerente in caso di insuccesso, di far cadere l’esecutivo se non cambia linea. Rifondazione ha, in Parlamento, la forza numerica per farlo. Solo che non vuole arrivare alle estreme conseguenze. Sa che se cade Prodi il partito non avrà un’altra possibilità per partecipare alla guida del paese, quindi freno a mano tirato. D’altro canto Rifondazione è perfettamente cosciente che la sua base elettorale non condivide niente della politica sociale di Prodi, e i risultati elettorali hanno suonato più di un campanello d’allarme in questo senso. Da qui la necessità di un linguaggio forte e di azioni eclatanti, anche se solo sul piano dell’immagine. Caruso non è, rispetto a Rifondazione, un corpo estraneo, a mala pena sopportato, è invece l’anima più genuina di quel partito. E’ perfettamente funzionale alla sua azione politica del momento. Ma può il governo di uno dei più importanti paesi industriali del mondo, che per di più ha problemi di non facile soluzione sul fronte dei conti pubblici, permettersi il lusso di avere alla guida persone e partiti che esprimono un tale ambiguità politica?
Raimondo Magnini

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