La sentenza della Corte d’appello sul caso di Silvio Berlusconi e della sua ex moglie, Veronica Lario, fa riflettere.
La questione infatti sembrava, e sembra, questa: qual è il criterio da far valere in caso di divorzio a proposito dell’eventuale mantenimento del coniuge economicamente più debole? Quello della garanzia del suo tenore di vita prima del divorzio o quello della garanzia della sua capacità di mantenersi in maniera dignitosa dopo? Se si guarda bene il primo caso, esso già contiene il secondo, nel senso che il criterio della garanzia del tenore di vita prima di una certa data può essere spinto sino in fondo da un punto di vista cronologico, a prima cioè del matrimonio.
Perché insomma uno dovrebbe garantire il tenore di vita del coniuge economicamente più debole prima del divorzio? Prima del matrimonio semmai, e questo per difendere proprio quella dignità di cui si riempie la bocca, a vanvera secondo me, chi dice di voler salvaguardare i diritti del partner meno ricco. E’ dignitoso infatti aspettarsi che il proprio coniuge, ex o presente, ci mantenga? O comunque condivida con noi il suo tenore di vita molto più alto? Io credo di no. E credo che se non sia giusto, neppure durante un matrimonio in atto, pretendere lo stesso tenore di vita del proprio partner se lui non vuole concederlo, figurarsi se tale pretesa viene da un ex coniuge! A meno che, s’intenda, uno non abbia perso denaro durante il matrimonio a favore del partner, ma questo è un altro discorso. Un discorso pericoloso, dato che sembrerebbe capovolgere le carte in tavola, apparentemente in grado come è – per ritornare all’esempio di Berlusconi – di spingere l’ex Premier a chiedere lui indietro i soldi dati alla moglie se proprio si voleva mettere i puntini sulle “i”, e non il contrario, tanto più che è stata la moglie a chiedere la separazione. Certo, l’ha chiesta alla luce di casi di infedeltà conclamata, per carità: ma anche così, anche con la questione delle “scappatelle” berlusconiane sul tavolo, la moglie aveva già ricevuto abbastanza dal marito, e questo ben al di là, ripeto, dei propri diritti di coniuge, avendo fatto suo un tenore di vita impressionante nonché un “tesoretto” di parecchi milioni di euro di cui, abbastanza allibito devo dire, ho letto sui giornali. Insomma una situazione di pari e patta, io credo, se proprio vogliamo essere generosi non solo con Berlusconi, ma con entrambi.
La questione del matrimonio e del mantenimento è solo una delle tante facce che toccano i rapporti tra parenti: si pensi ad esempio alla questione del mantenimento dei figli, e di cosa si debba garantire loro e cosa no. E questo su su sino alla questione dell’eredità, la quale secondo pensatori finissimi come J. S. Mill, non era, e non è, un diritto da pretendere da parte della prole. Ma se i figli non hanno il diritto di pretendere soldi dai genitori una volta diventati grandi e, come è auspicabile, indipendenti, figuriamoci gli ex coniugi: i quali, tra l’altro, hanno avuto la possibilità di scegliere chi sposare, mentre i figli quella di venire al mondo, e con quali genitori, no. A me pare insomma che la questione degli alimenti sia una questione piuttosto complessa che dovrebbe essere reimpostata anche da un punto di vista culturale, soprattutto in Italia.
Spiace poi constatare che Berlusconi sia stato condannato, in prima istanza, da tre giudici donne sulla questione degli alimenti. Sorvolando infatti sulla questione se davvero un’appartenenza di genere abbia condizionato la sentenza – come si era lamentato (a torto o a ragione, sia chiaro) Berlusconi in persona -, una domanda rimane aperta: i giudici non si sono fatti prendere un po’ troppo la mano nella fretta di condannarlo? Al punto da rivelare una sudditanza eccessiva non già all’appartenenza di genere – chi scrive, infatti, non crede affatto che basti questa a spingere delle persone intelligenti, donne o uomini, verso sentenze sessiste – bensì alla logica della parentela e dei suoi discutibili diritti. Diritti, ripeto, tutti da dimostrare in casi come quello che sto analizzando: e ciò al di là di qualsiasi altra supposizione riguardo a contrasti politici del collegio giudicante nei confronti dell’imputato, contrasti di cui – in effetti – si parla spesso quando c’è di mezzo Silvio Berlusconi.
Fabrizio Amadori

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