Il nostro Paese ha collezionato numerose sanzioni da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo (nel 2013 ha condannato lo Stato italiano al pagamento di 100mila euro a sette detenuti), per il permanente sovraffollamento delle carceri, che versano in uno stato vergognoso. Dopo gli effetti positivi del provvedimento cosiddetto “svuota carceri”, con l’attuale costante aumento stiamo ritornando alla situazione pregressa al decreto, emanato con la pretesa di risolvere il problema. Non è stato così…
Rispetto alla situazione di emergenza del 2010, il provvedimento del governo teso ad alleggerire il numero dei detenuti, aveva dato ottimi risultati, ma con il ritmo d’incremento attuale di 3000 all’anno, arriveremo ben presto a superare ogni record.
Attualmente la popolazione carceraria è di 56.187 mila, oltre 6.000 in più di quanti ne sono previsti dalla legge. I detenuti sono costretti in spazi individuali inferiori ai 3 metri quadrati (1,75 per 1,75) il minimo consentito; uno spazio angusto – di per sé palesemente insufficiente – che lo Stato non riesce a garantire.
Il trattamento disumano riservato dallo Stato ai detenuti, comporta una situazione inaccettabile, che porta tanti giovani a togliersi la vita. Quest’anno, nei primi sei mesi ben 30 persone si sono tolti la vita dietro le sbarre; eppure basterebbero delle regole meno rigide per migliorare il morale di chi vive in prigione. Consentire più visite, telefonate anche in video, l’arrivo di pacchi ed altro ancora, ma anzitutto aumentare la quota di lavoro esterno da parte di chi deve espiare una pena, per migliorare le condizioni dei condannati.
Lo Stato non dovrebbe far gravare la sua inadeguatezza su chi è già stato colpito – a torto o a ragione – da un grave problema, infliggendo una pena aggiuntiva ben più dura di quella sanzionata dal magistrato: una condanna a vivere in condizioni disumane.
Gli unici che da sempre si occupano seriamente della situazione delle “carceri” sono i Radicali; sì perché agli uomini politici nostrani interessa la demagogia, quella che porta voti.
Noi abbiamo provato a far pervenire un pacco a un detenuto a San Vittore; le difficoltà sono inimmaginabili, in termini di orari e generi consentiti. Per non parlare della possibilità di avere dei colloqui, anche da parte dei giornalisti; non è affatto facile.
Carcere e giustizia, sono due grandi problemi legati fra di loro: un terzo della popolazione che occupa i penitenziari è in carcerazione preventiva (in attesa del processo). È un dato inaccettabile, perché si priva della libertà una persona presunta innocente fino al terzo grado di giudizio. A maggior ragione se si considerano gli innumerevoli errori giudiziari dei quali sono rimasti vittime anche degli uomini politici illustri come Clemente Mastella (cadde il governo e dopo nove anni è stato assolto), Calogero Mannino, l’ex ministro Antonio Gava (riconosciuto innocente dopo morto, i familiari hanno ricevuto un indennizzo di 200 milioni di lire), l’avvocato Serafino Generoso, mentre dopo tanti anni il caso di Enzo Tortora, grida ancora vendetta.
Per risolvere il problema dell’affollamento dei luoghi di reclusione basterebbe applicare i domiciliari al 50% dei detenuti in carcerazione preventiva. Non è difficile, basterebbe la volontà politica di affrontare le cose una volta per tutte. Mentre per la giustizia diventa sempre più inderogabile una riforma radicale,che comprenda anche la separazione delle carriere, fra pubblici ministeri e magistratura giudicante.
Roberto Fronzuti

Lascia un commento