• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Riflessioni a voce alta

di Chiara Boriosi | 26 Marzo 2012

A proposito del libro “quelli che…la sezione”: il punto non e’ tanto, o non solo, chiedersi se abbiamo rinnegato troppo in fretta il passato, ma se siamo prima di tutto in grado di leggere e capire il presente.

La presentazione in Consiglio Regionale di “Quelli che…la sezione”, scritto da Andrea Pannocchia per Eclettica Edizioni, e’ stata l’occasione per riassumere i temi che a noi di Pensalibero sono più cari e per farne motivo di dialogo e confronto con alcuni esponenti dei partiti della Prima Repubblica, alcuni ancora sulla breccia, altri invece ormai fuori dalla politica, nel tentativo di tracciare una sorta di road map verso una nuova stagione politica. O, più propriamente, verso una nuova politica tout court.

Il libro di Pannocchia, concepito acutamente non come una nostalgica apologia del recente passato ma come una ricca e sapida raccolta di testimonianze personali sul tema della vita interna ai partiti, soprattutto nelle sezioni di provincia maggiormente legate al territorio ed agli elettori, ha il merito di porre sul tappeto tutte le questioni irrisolte dal passaggio, più virtuale che reale, tra Prima e Seconda Repubblica, prima di tutto riguardo al concetto di politica intesa come passione civile e quindi partecipazione.

L’identità e l’identificazione, la crescita individuale e la formazione politica e culturale, la memoria e l’evoluzione, la dialettica e lo scontro, il pluralismo ed il confronto – la complessa materia viva che la politica dovrebbe contenere e rielaborare in modelli di comportamento civile, in progetti di sviluppo sociale, e che il presunto bipolarismo all’italiana ha completamente appiattito coltivando solo vent’anni di scontro tribale che hanno infine portato all’attuale stato di resa della politica, declinata nella sua peggiore accezione corporativa ed improduttiva. Questi i nodi tuttora irrisolti dai quali non si può prescindere se davvero vogliamo porci l’obbiettivo di un totale ripensamento della politica e del ruolo e della natura dei partiti nella nostra abulica democrazia.

La domanda sottintesa ad ogni testimonianza contenuta nel libro e’ di fatto una sola, ovvero quella che ha spinto l’autore ad intraprendere questo viaggio a ritroso nel tempo: abbiamo forse buttato il bambino con l’acqua sporca? Ovvero: il passaggio al sistema bipolare, che doveva garantire una maggiore chiarezza di scelte e schieramenti, ed invece ha partorito un numero esagerato di partiti, una legge elettorale illiberale, ed uno stallo totale tra le forze in campo, fino alla resa ad un governo tecnico che operi quelle riforme che nessuno, per intrinseca debolezza, e’ stato in grado di realizzare, ha chiuso troppo superficialmente una stagione senza fermarsi a chiedere se poteva esserne salvata una qualche positiva eredita’?

Ognuno dei presenti al dibattito ha fornito la propria risposta, con sfumature diverse e secondo la propria visione delle cose, ma indubbiamente la consapevolezza di errori di percorso o di valutazioni errate e’ comune a tutti, seppure diversificata rispetto all’analisi dell’oggi che ognuno fa, o crede di fare. Gioca molto, su questo terreno, la capacita’ di alcuni di guardare al presente con oggettività e di assumersi la responsabilità dei propri errori – soprattutto riguardo alla legge elettorale – quanto la volontà di altri di passare sopra alle questioni scomode e di liquidare la contemporaneità con troppa sufficienza.

Volendo pero’ fornire una valutazione più ampia, e dunque al di sopra ed al di fuori delle parti in causa perché fatta da una a-politica come la sottoscritta, si potrebbe giungere ad una ragionevole sintesi del libro e degli spunti di riflessione che offre partendo da una acuta osservazione fatta da Nicola Cariglia: se oggi esistessero ancora le sezioni di partito, i giovani non ci andrebbero, ed avrebbero ragione.

Perché il punto non e’ tanto, o non solo, chiedersi se abbiamo rinnegato troppo in fretta il passato, ma se siamo prima di tutto in grado di leggere e capire il presente. Se e’ vero che le sezioni di partito hanno rappresentato per tanti giovani il luogo dove crescere, formarsi, partecipare, discutere e confrontarsi, e per i partiti stessi il serbatoio di risorse umane su cui investire per creare le proprie classi dirigenti, in nome di ideali comuni, di identità condivise, di battaglie sociali e civili importanti, e’ altrettanto vero che oggi dobbiamo fare i conti con un presente che e’ distante anni luce da quegli anni.

Cosa abbiamo rinnegato? La partecipazione, innanzitutto, ovvero l’espressione più vera e significativa che una democrazia deve saper offrire alla passione civile. E questa e’ stata la perdita più grave, perché ha segnato un distacco sempre più marcato fra politica e cittadini che oggi sfocia nella deriva populista ma soprattutto furiosa dell’antipolitica – come accade agli innamorati respinti che trasformano l’oggetto del loro amore in bersaglio di invettive amare.

Ma non potremmo oggi pensare di risolvere il problema riportando la politica al mondo piccolo di un tempo, perché la sfida della globalizzazione ci ha posto di fronte a tematiche molto più grandi di noi che non potremmo affrontare richiudendoci fra le quattro mura di una casa ideale. Ed ignorando, oltre tutto, che il radicale mutamento che ha investito i mezzi di comunicazione, garantendone l’accesso ad un numero enorme di persone che fin qui ne erano escluse, ha irrimediabilmente cambiato il rapporto fra cittadino e potere, perché la piazza telematica e’ molto più vasta, agguerrita ed informata della piazza dei comizi del tempo che fu.

Quello che davvero dobbiamo recuperare, e che emerge in maniera preponderante dal libro di Pannocchia, e’ il pluralismo, inteso come apertura mentale, come valenza culturale, come diversità di approccio, come capacita’ dialettica fra visioni diverse, come sintesi ricca e multiforme di una realtà non appiattita su un modello unico ma aperta a sollecitazioni diverse e fertili, stimolanti e dunque portatrici di crescita, di rinnovamento, di idee in grado di farsi progetti.

Se davvero vogliamo innervare la politica di nuovi contenuti e di nuova vitalità, da qui e solo da qui dobbiamo ripartire – e lasciamo finalmente che le nuove generazioni possano esprimersi con pienezza, con entusiasmo, con passione, con la fiducia sfrontata che hanno i giovani nelle loro forze, con la speranza che spetta loro di diritto.

Abbiamo il coraggio di affidarci a loro. Finalmente.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    1 Aprile 2012 alle 08:28

    “Quello che davvero dobbiamo recuperare… e’ il pluralismo, inteso come apertura mentale, come valenza culturale, come diversità di approccio, come capacita’ dialettica fra visioni diverse, come sintesi ricca e multiforme di una realtà non appiattita su un modello unico ma aperta a sollecitazioni diverse e fertili, stimolanti e dunque portatrici di crescita, di rinnovamento, di idee in grado di farsi progetti.” Questo è quanto…ricordo anch’io la vita di sezione ,e concordo con la funzione formativa che aveva; ma che (almeno ai miei tempi) veniva già troppo “organizzata” per ottenere un senso di appartenenza ( e quindi di salvaguardia acritica del gruppo ) che spesso annullava la capacità dfi valutazione obiettiva. Appartenenza di stampo militaresco ,per la creazione di una guerra artificiosa.
    Diritti ,diritti ,diritti,certamente … e merci da accaparrarsi ! Ma per chi è cresciuto parlando e discutendo di diritti e di doveri ( correlati ) ,credo che il senso di appartenenza ad un qualsiasi gruppo sociale (aperto , non cosca o loggia o camarilla ) sia perso per sempre .Forse oggi siamo troppo orientati dall’individualismo e dall’onnipotenza per poter comprendere il senso ed il gusto della socialità. Per una società che dovrebbe essere multiforme ,per essere creativa ; ma che ogni gruppo di interesse vuole orientare a propria immagine e somiglianza.

    Rispondi
  2. Paolo Francia

    27 Marzo 2012 alle 23:31

    Vi state lambiccando le meningi con una questione molto semplice : “Chi spingerà la nostra sedia a rotelle”?!? Auguriamoci intanto di non finirci (ma la vita si allunga e lo fa malissimo!), poi auguriamoci di non finire nelle vlle dai nomi ameni e dagli impiegati aguzzini e sadici (3000 euro al mese per essere picchiati, denutriti, malmenati, come a Villa Borea di Sanremo- e quante altre esistono mentre noi parliamo delle nuove generazioni, sarebbe utile che apriste una pagina fissa per trattare l’argomento!).
    Queste Chiara, le nuove generazioni, finiranno presto o tardi per “crearsi” dei privilegi, fa parte della natura umana! Purtroppo il livello generale pero’ si abbassa,l’educazione in famiglia si fa rara, a scuola ormai comandano i genitori (quelli sui 35 anni, già sfigati pure), tanto che la mamma di un allievo che per sua natura e educazione non riesce a seguire i corsi, né a rispettare le regole. ha aggredito mia sorella maestra dicendole di smetterla di scrivere note negative al figlio, che lo traumatizza! Tanto, dice la madre, se non sa a memoria le tabelline a che serve?!? Se dovrà moltiplicare il 5, farà 5 + 5 + 5 ecc, ed ecco fatto!
    Queste sono le “nuove leve”, quelli che ci spingeranno la carrozzina? Non si deve generalizzare, ma cose simili quando studiavo io non si vedevano!
    Il nuovo lo vogliono giovani, meno giovani e anche i vecchi, ma le sedi di partito non le vuole piu’ nessuno, e forse neppure i partiti interessano piu’, si deve a mio avviso escogitare dei nuovi sistemi di partecipazione, partendo da internet e da quello che oggi offre il mondo.
    Ma le tabelline, e tutto il resto, le si dovrebbero insegnare esattamente come quando internet non esisteva ed esistevano invece le sedi dei partiti.
    Per le sedie a rotelle, invece purtroppo, se ne vedono e se ne vedranno sempre di piu!

    Rispondi
  3. Chiara

    27 Marzo 2012 alle 17:38

    Esatto, anch’io vorrei l’altro, e nei giovani non vedo il nuovo quanto semplicemente il naturale. Ma pare che la naturalezza, ormai, sia la vera trasgressione di questi tempi….

    Rispondi
  4. Chiara

    27 Marzo 2012 alle 12:41

    Molto più modestamente, a me pare che non si tratti di diritti o di bisogni, quanto di accettare un fisiologico ricambio che altrove avviene naturalmente e che noi abbiamo sempre osteggiato. Se bruciamo una generazione dopo l’altra, per tutelare la rendita di posizione di gente vetusta oltreché fallimentare, non possiamo avere nessuna apertura al futuro, ripartiamo da qui, che la successione delle generazioni e’ una legge di natura e non richiede l’applicazione di complesse teorie,

    Rispondi
    • Marzio Siracusa

      27 Marzo 2012 alle 12:58

      Mi sono spiegato male, Chiara, e la questione non è affatto complessa. Il fatto è che nel nuovo artificiale che ci sommerge la successione delle generazioni non esiste più. I veri adoratori del nuovo oggi sono i vecchi, non i giovani. I giovani vogliano l’altro, che col nuovo a poco o nulla a che vedere.

      Rispondi
    • Marzio Siracusa

      27 Marzo 2012 alle 14:36

      …e sono talmente modesto che scrivo “a” senz’acca!

      Rispondi
  5. Marzio Siracusa

    27 Marzo 2012 alle 09:44

    “…lasciamo finalmente che le nuove generazioni possano esprimersi con pienezza, con entusiasmo, con passione, con la fiducia sfrontata che hanno i giovani nelle loro forze, con la speranza che spetta loro di diritto. ” Per tutto questo ci vorrebbe una battaglia che non vedo. Mi sembra che in un’epoca eccitata da bisogni inventati il nuovo generazionale sia fuori gioco e a incombere è il marinismo della politica e non solo in Italia, il dibattito per il dibattito, il dialogo per il dialogo, belle parole per belle parole. Ma la battaglia qual è? Accrescere i diritti per accrescere le merci o accrescere le merci per accrescere i diritti? Io consiglierei di far scattare automaticamente i diritti dall’invenzione automatica delle merci. Ecco una battaglia decisiva, accumulare fascine di merci su fascine di diritti, e le nuove generazioni con le torce accese in attesa del segnale.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti