
Ogni 9 maggio, ma non quest’ultimo per i noti fatti, Mosca trasforma la ricorrenza in una gigantesca liturgia patriottica. Parate, bandiere sovietiche, retorica militaresca e un potere che tenta disperatamente di legittimarsi attraverso il sangue versato da generazioni che non esistono più.
Ma viene spontanea una domanda semplice: Putin cosa caspita ha davvero da festeggiare?
L’Unione Sovietica uscì dalla Seconda guerra mondiale devastata come nessun altro Paese europeo. Oltre 25 milioni di morti tra civili e militari, intere città cancellate, campagne svuotate, famiglie spezzate per sempre. Una tragedia immensa, pagata soprattutto dalla popolazione russa e sovietica, mandata al massacro in una guerra che Stalin stesso aveva contribuito a rendere possibile firmando il patto Molotov Ribbentrop con Hitler nel 1939.
Ed è qui che la propaganda russa moderna diventa quasi grottesca. Prima l’URSS si spartisce mezza Europa con la Germania nazista, invade la Polonia orientale e occupa i Paesi baltici. Poi, quando Hitler rompe il patto e invade l’Unione Sovietica, Mosca si ritrova costretta a combattere una guerra totale che costerà decine di milioni di vite.
Il sacrificio del popolo sovietico fu reale, gigantesco, eroico. Nessuno può negarlo. Ma trasformare quella tragedia in uno spettacolo permanente di propaganda politica è un’altra cosa.
Oggi il 9 maggio non appare più come una giornata di memoria. Sembra piuttosto una gigantesca operazione psicologica costruita attorno all’ultimo mito collettivo ancora spendibile dal Cremlino. Una celebrazione continua del passato per evitare di parlare del presente.
E il presente racconta una Russia economicamente logorata, militarmente dissanguata da anni di guerra e sempre più isolata. Per questo il potere russo torna continuamente al 1945: perché lì dentro esiste ancora una vittoria incontestabile da mostrare al popolo.
Ma c’è qualcosa di profondamente tragico in tutto questo. Milioni di morti sovietici sacrificati contro il nazifascismo vengono oggi utilizzati per alimentare nuove tensioni militari, nuove repressioni e nuove narrazioni imperiali.
Alla fine il paradosso è tutto qui: un Paese che celebra la vittoria contro una tragedia storica mentre continua lentamente a consumarsi dentro un’altra tragedia costruita con le proprie mani.
E questo, passatemi il termine, non so se sia più pazzesco o grottesco.
Piero Terracina

Il 9 maggio in Russia vede sfilare da sempre la popolazione, che, con cartelli in mano ricorda i suoi nonni e bisnonni, che hanno dato il sangue per la libertà dell’Europa.
Di ciò la Russia è ampiamente parte integrante.
Da ricordare che senza l’URSS di Stalin, Israele probabilmente non sarebbe nato.
Il 9 maggio dovrebbe diventare la festa della libertà dell’Europa dal nazifascismo.
Quello di ieri e quello di oggi.
Purtroppo ampiamente sostenuto anche da una UE ipocrita e che con la Storia non ha mai voluto fare i conti.