Giacomo Properzj ne ricorda il non facile carattere: ruvido e polemico in politica, gentile e pietoso con gli ammalati con cui aveva un tratto umano quasi affettuoso.
Un cospicuo gruppo di vecchi repubblicani, alcuni vecchissimi, superando le polemiche che li avevano divisi per tanti anni, hanno inviato al sindaco Pisapia una lettera per chiedere di intestare una piazza o una via a Pietro Bucalossi.
Bucalossi, scienziato, politico, sindaco di Milano appartiene ormai a un’epoca che appare abbastanza lontana della nostra città: quando era sindaco scendeva dall’autobus dietro Palazzo Marino provenendo dall’Istituto dei tumori dove aveva incominciato a operare alle sei del mattino, mangiava un toast, poi, per tutta la giornata, si occupava degli affari del Comune, presiedeva la giunta e poi, la sera, il consiglio comunale. Finiti gli impegni di lavoro e di politica si recava a piedi alla sua bella casa di Via Bigli, tra corte e giardino, dove lo attendeva la moglie a cui era legatissimo, distendeva sulle gambe un plaid su cui saltava il diletto cane bassotto e quindi cominciava a ragionare con un gruppo di amici fidati sulle vicende milanesi e nazionali. Non era un uomo facile, aveva simpatie e antipatie profonde che non si curava di nascondere. In particolare, dopo tanti anni lo si può dire, non gli piaceva il suo successore Aniasi che chiamava il geometra per sottolineare la differenza culturale con lui che era professore. Ma, tanto era ruvido e polemico in politica, tanto era invece gentile e pietoso con gli ammalati con cui, io posso direttamente testimoniarlo, aveva un tratto umano quasi affettuoso.
Bucalossi fu sindaco fino al ’68 poi, passato al partito repubblicano più confacente alla sua mentalità, divenne deputato e poi ministro. Morì, dopo aver perso dolorosamente la moglie, quasi dimenticato nel 1992.
Milano oggi è molto cambiata, è diventata assai più grande, più internazionale e, soprattutto, ha acquisito, come in tutto il mondo, l’enorme rivoluzione tecnologica del web. È una città diversa e solo a noi anziani quella degli anni ’60 appare migliore, in realtà non era migliore la città, era migliore la nostra gioventù (forse!).
Caro Properzj ti sono personalmente grato per questo tuo vivissimo ricordo (e ti perdono la certamente involontaria dimenticanza del passato da socialdemocratico di Bucalossi che lo aveva portato a ricoprire l’incarico di sindaco di Milano da te rammentato). Posso confermare le “simpatie e antipatie profonde” di cui scrivi. Negli ultimi anni della sua vita mi capitava di incontrarlo, la domenica, allo stadio di Firenze, città che aveva nel cuore. Ed ebbe la bontà di invitarmi a cena nella sua splendida villa di Fiesole e intrattenermi in piacevolissima conversazione fino a tarda ora. Beh, le sue antipatie per i successori non si limitavano alla carica di Sindaco….(n.c.)

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