
Segretario Nencini ieri ha ufficializzato la posizione dei socialisti che in Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari dirà la sua per bocca dell’onorevole Buemi: esprimerete la vostra decisione solo nella sede deputata, dopo aver studiato le carte, sentito pareri di costituzionalisti e soprattutto senza schieramenti precostituiti dettati da logiche di partito. E’ così?
Sì, con qualche elemento in più.
Ovvero?
La legge Severino è chiara e non c’è bisogno di nessuna interpretazione. L’unica cosa che stiamo aspettando è la verifica se sia possibile l’accesso alla Consulta. Acquisiti questi elementi prenderemo una decisione entro i primi di settembre.
Sareste anche disposti a votare per la decadenza di Berlusconi?
Noi non siamo contrari a votare la decadenza del senatore Berlusconi, ma vogliamo arrivarci non con un percorso ispirato alla partigianeria più faziosa. E quindi il nostro obiettivo primario è quello di sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, non solo per noi chiamati a votare nella sede preposta ma anche per i cittadini sempre più attratti dal caso B. Non bisogna far passare nell’opinione pubblica la presunzione che su Berlusconi ci sia stato un trattamento penalizzante e quindi vogliamo togliere tutti dubbi giuridici.
In casa Pd sembrerebbe prevalere una posizione pro decadenza di Berlusconi anche per evitare un ulteriore sfilacciamento dell’elettorato costruito per vent’anni sull’antiberlusconismo. Con la vostra posizione non teme critiche dalla sua base, insomma non si è posto lo stesso problema in seno al Psi?
Mi sono posto il problema di tenere assieme una legge con la vicenda politica italiana e stiamo rispondendo nella maniera più oggettiva possibile. Noi rispetto al Pd non abbiamo come collante l’anti-berlusconismo, ma ben altri valori.
Si è parlato di fine della “guerra dei vent’anni”, politicamente cosa ci insegna la vicenda?
Questa storia sancisce la fine di una Repubblica mai nata, una Seconda Repubblica che si è provato a costruire su una linea di frontiera presieduta dalla questione giustizia. Le cose non cambieranno finché l’Italia continuerà ad essere un’anomalia perché destra e sinistra si dividono sulla questione giustizia, mentre in ogni altro Stato del mondo sulla redistribuzione della ricchezza e sulle forme di democrazia.
In molti hanno paragonato il caso Berlusconi alla vicenda Craxi.
Si tratta di un paragone improprio e sbagliato. Craxi, raggiunto da un avviso di garanzia si dimise immediatamente. Due mesi dopo fu convocata l’assemblea del Psi e Giorgio Benvenuto fu eletto segretario del partito. Bastò un avviso di garanzia, dunque un atto a tutela dell’imputato per far dimettere Craxi. Qui siamo di fronte a una sentenza irrevocabile.
Lei auspica che Berlusconi esca di scena di sua sponte?
La sentenza è irrevocabile e di fronte a sentenze irrevocabili i leader dei partiti devono fare un passo indietro per ragioni etico politiche.
Il dibattito giuridico vede i costituzionalisti dividersi sull’applicabilità della stessa legge Severino: c’è chi dice che la natura della sanzione sia penale e quindi per il principio dell’irretroattività la Severino non sarebbe applicabile; e c’è chi dice che sia di natura amministrativa, ossia che la questione si riferisca alla mancanza dei requisiti minimi di eleggibilità da parte di Berlusconi e quindi la legge sarebbe applicabile. Lei come la pensa a riguardo?
La natura della sanzione è di tipo amministrativo, dunque la legge Severino è applicabile.
Ma lei va oltre sollevando dubbi su quanto sia giustificato o meno il ricorso alla Corte Costituzionale…
Taluni giuristi li sollevano e io sto valutando anche le loro osservazioni.
Si paventano tanti e diversi scenari futuri: lei quale ritiene più auspicabile per il bene del Paese?
Ritengo che la situazione sia delicata, ma non che si arrivi ad una crisi di governo.
Lucio Filipponio

Sig. Filipponio, strano che la storia, anche la più recente, di socialisti aggregatisi ai comunisti, di ieri e di oggi, non abbia insegnato nulla.
Cito il caso di Ottaviano del Turco, al quale è stato riservato un trattamento degno di un ladrone, ma nessuno ne ha fatto un caso di specie. Ci sono ben altri casi, anche di democristiani, aggregatisi ai ”più onesti politici” , vennero fatti fuori con tecniche anomale. Ma, allora, la politica è diventata qualcosa di diverso di quanto un cittadino in buona fede crede in qualche ideale. Chissà se per il futuro, in Italia, i partiti, riusciranno a mantenersi credibili. La storia può insegnare, basta ripassarla…